K metro 0 – Roma – E’ dipinta nei “modi del blu”, la mostra di Liliana Malta allestita alla Capitolium Art Gallery di Roma (via delle Mantellate 14/b, visitabile fino al 16 aprile). Nove quadri di grande formato, per lo più oli su tela. Un seducente aperçu, che compendia la sua attività artistica degli ultimi
K metro 0 – Roma – E’ dipinta nei “modi del blu”, la mostra di Liliana Malta allestita alla Capitolium Art Gallery di Roma (via delle Mantellate 14/b, visitabile fino al 16 aprile).
Nove quadri di grande formato, per lo più oli su tela. Un seducente aperçu, che compendia la sua attività artistica degli ultimi vent’anni (2002-2024).
Improvvisazioni sui toni del blu “intensamente musicali così come intensamente pittorica è la musica di Kind of Blue”: il celebre album di Miles Davis (del 1959) da cui Liliana Malta ha tratto il titolo della sua mostra.
Una rivoluzione musicale che ha segnato un’epoca. Inaugurando la stagione del “jazz modale”. Che abbandona le complicate sottigliezze della musica tonale. Con tutte le sue prescrizioni (tonalità, cadenze e modulazione…). In favore di una maggiore libertà e creatività.
“Un nuovo jazz che suonava colore, improvvisando non più sulla base di accordi ma su una serie di scale diverse da quelle usate sino ad allora. Scale collegate a ‘modi’, vale a dire colori, ciascuno evocativo di particolari atmosfere ed emozioni”, com’è spiegato nella presentazione della mostra curata da Dorota Grubba Thiede, che ha curato anche la personale di Liliana Malta (“La lunga eco” sul tema del mito) allestita presso l’Istituto italiano di cultura a Varsavia (nel febbraio 2018).
Ogni accostamento tra musica e colori è ovviamente arbitrario, i suoni si ascoltano mentre i colori si guardano.
Ma esiste un’indubbia affinità fra le arti e in particolare fra musica e pittura. “I colori nascondono suoni, movimenti, odori e sapori che chiunque può percepire” scriveva Kandinsky. E in musica i brani percepiti come più allegri e vivaci sono associati a colori brillanti e luminosi, mentre le melodie più meditative e malinconiche sono spesso collegate a colori grigi o appartenenti a tonalità più fredde e spente.
Siamo nel campo della sinestesia, ovvero della commistione fra i sensi e le arti.
Nelle sue grandi tele, d’intensa luminosità, Liliana Malta, coglie le infinite e sensibilissime cromature dei blu. Larghe campiture fra segni sinuosi “a volte spezzati e serrati nel ritmo delle forme e pause bianche” in cui intercettiamo, fantasie spaziali, frammenti di corpi, o paesaggi, “suggestioni poetiche dalle molteplici variabili in stridori o accordi blu cobalto e di Prussia, fino agli azzurri oltremare e i cerulei, dai turchese ai blu ftalo” (un nuovo pigmento che ha sostituito il ciano senza perdere d’intensità e lucentezza) “mentre alcuni gialli s’insinuano sospettosi con i neri a tratti, e occhieggiano dei rossi, in profondità e tra i primi piani, di gusto d’astrazione italiana e americana”, per dirla con le parole di Veronica Piracini, dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Grandi tele, d’intenso magnetismo. Che avvolgono lo spettatore. Colori che restano negli occhi.
Formatasi alla scuola di Nicolas Carone (1917-2010), fondatore, in Italia, della International School of Art di Todi e Montecastello (appartenente alla prima generazione della Scuola di New York) Liliana Malta risente l’influenza dell’action painting di Pollock e De Kooning. E dell’espressionismo astratto di Rothko, Barnett Newman e dei pittori che si riconoscevano nel Color Field, che riempivano le tele con vaste campiture di colore per suscitare una fruizione contemplativa e meditativa nell’osservatore.
Nella pittura di Liliana Malta, ha scritto Enrico Mascelloni nel catalogo monografico a lei dedicato (2010), c’è un luogo, un clima blu caldo, vasto. L’impatto visivo della sua pittura è immediato, Il senso del colore è intenso, e pieno. Il blu sembra dominare la sua pittura (…) ha il valore di un campo, che mantiene l’integrità di un piano pittorico come simbolo dell’assoluto (…) è più che un’atmosfera: luce della mente, simbolo stato dell’essere”.
“La profondità la ritroviamo nel blu, sia in teoria (nei suoi movimenti 1. di allontanamento dallo spettatore, 2. di avvicinamento al centro) sia in pratica se lo lasciamo agire, in qualsiasi forma geometrica, su di noi. La vocazione del blu è così forte che, che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più intensa ed intima. Più il blu è profondo e più richiama l’idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale. E’ il colore del cielo come appunto lo immaginiamo quando sentiamo la parola ‘cielo’” (Kandinsky, “Il linguaggio delle forme e del colore”, in Lo spirituale nell’arte, SE, Milano,1989, p. 63).
La terra appare avvolta di blu oltremare, hanno riferito i cosmonauti nel primo viaggio sulla Luna … “La profondità è segnata dal fondale del mare, sempre più cupo proseguendo nell’immersione , l’altezza dallo splendore della volta celeste che si apre sopra di noi e la distanza misura l’intervallo che separa il nostro sguardo dal limite dell’orizzonte” (Alberto Boatto, Di tutti i colori. Le scelte cromatiche dell’arte moderna, Roma, Laterza, 2012, p. 83).
Al richiamo irresistibile del blu Liliana Malta non è mai riuscita a sottrarsi: “Ho provato a modificare la mia tavolozza, a escludere dalle mie scelte cromatiche il colore che mi insegue, ma alla fine mi sono sempre ritrovata di fronte a una qualche variazione di blu”.