K metro 0 – Bucarest – La Direzione per la Lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata della Romania (DIICOT) ha avviato un’inchiesta sulla tratta di esseri umani, che coinvolge l’attore belga Jean-Claude Van Damme. La Procura di Iași ha formalizzato un procedimento penale contro l’attore, accusandolo di aver usufruito dei servizi di una persona
K metro 0 – Bucarest – La Direzione per la Lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata della Romania (DIICOT) ha avviato un’inchiesta sulla tratta di esseri umani, che coinvolge l’attore belga Jean-Claude Van Damme. La Procura di Iași ha formalizzato un procedimento penale contro l’attore, accusandolo di aver usufruito dei servizi di una persona sfruttata, di aver partecipato a un gruppo criminale organizzato e di essere coinvolto in attività di tratta di esseri umani.
L’inchiesta è scaturita dalla denuncia di una modella che, ingannata con la promessa di partecipare a un evento durante il Festival di Cannes, si è ritrovata in un evento privato, organizzato per il lancio di una serie televisiva con protagonista Van Damme. La giovane ha dichiarato di aver assistito a una scena in cui Michel Adam e Ion Mirea, organizzatori dell’evento, avrebbero selezionato e offerto ragazze all’attore. “Ho visto Mirea prendere cinque ragazze e offrirle a Van Damme”, ha affermato la testimone.
La vicenda ha scatenato un’inchiesta che coinvolge anche Morel Bolea, fondatore dell’associazione Kasta Morrely di Iași, già arrestato nel 2020 per tratta di minori. Gli inquirenti sostengono che, tra il 2000 e il 2016, il gruppo di Iași reclutasse ragazze tramite agenzie di modelle e organizzazioni non governative per sfruttarle sessualmente attraverso coercizione psicologica.
Nel frattempo, la Procura Generale della Romania ha incriminato anche figure politiche di spicco, tra cui l’ex presidente Ion Iliescu e l’ex primo ministro Petre Roman, per crimini contro l’umanità legati alla violenta repressione delle proteste di giugno 1990. Le proteste erano dirette contro il governo succeduto alla dittatura comunista di Nicolae Ceaușescu. Oltre a Iliescu e Roman, sono accusati di crimini contro l’umanità anche l’ex capo dei servizi segreti Virgil Măgureanu e il leader sindacale dei minatori, Miron Cozma.
Ion Iliescu, nominato presidente di transizione dopo l’esecuzione di Ceaușescu, aveva promesso di ritirarsi dalla politica dopo il suo mandato, ma non mantenne la promessa e si candidò nuovamente, vincendo le elezioni del 1990, su cui persistono dubbi di legittimità. Le proteste iniziarono il 22 aprile 1990, subito dopo la caduta del regime comunista, e culminarono il 13 giugno con l’arrivo a Bucarest di migliaia di minatori, chiamati dalle autorità, che attaccarono i manifestanti. Durante gli eventi, morirono quattro persone, due donne furono stuprate, oltre 1.300 persone rimasero ferite e altre 1.200 furono arrestate.
La Procura ritiene che gli imputati abbiano avviato un attacco diretto contro i manifestanti, cercando al contempo di nascondere la portata della repressione. Sebbene Iliescu, Roman e Măgureanu avessero già avuto l’incriminazione per gli stessi fatti, il processo nel 2020 aveva avuto una sospensione. L’Alta Corte di Cassazione ha recentemente deciso di restituire il fascicolo alla Procura militare, che ha ripreso le indagini da zero, alimentando nuovi sviluppi in una vicenda che rimane una delle più delicate della storia recente della Romania.