Hong Kong. Ancora proteste: attaccata agenzia stampa cinese

Hong Kong. Ancora proteste: attaccata agenzia stampa cinese

K metro 0 – Hong Kong – La protesta dei cittadini di Hong Kong è entrata nella 22esima settimana consecutiva: I manifestanti antigovernativi hanno attaccato l’edificio dell’agenzia stampa ufficiale della Cina, dopo i tumulti di domenica a Beijing; la polizia ha risposto alle molotov utilizzando gas lacrimogeni, intanto nella giornata di sabato, 2 novembre, gli

K metro 0 – Hong Kong – La protesta dei cittadini di Hong Kong è entrata nella 22esima settimana consecutiva: I manifestanti antigovernativi hanno attaccato l’edificio dell’agenzia stampa ufficiale della Cina, dopo i tumulti di domenica a Beijing; la polizia ha risposto alle molotov utilizzando gas lacrimogeni, intanto nella giornata di sabato, 2 novembre, gli arresti sono stati circa 200.

Le strade dell’area commerciale di Causeway Bay, nei pressi di Victoria Park, sono state inondate dai gas, disperdendo migliaia di protestanti. La polizia in tenuta antisommossa ha respinto l’ennesima manifestazione, dopo 5 mesi di marce per ottenere maggiore autonomia. Le forze dell’ordine hanno dispiegato almeno due camion provvisti di idranti nelle vicinanze e hanno ribadito ai manifestanti l’illegalità delle loro azioni, tra cui l’organizzazione di una protesta non autorizzata e l’indossare maschere sulla faccia. Alcuni di loro si sono spinti fino agli uffici della Xinhua News Agency nel quartiere di Wan Chai, danneggiando finestre e porte a vetri, imbrattando le mura con spry e vernici e appiccando un fuoco nell’ingresso degli edifici. Le scritte recitano: “Espellete i comunisti cinesi”. E’ stato il primo attacco all’agenzia di stampa, dopo che il Partito Comunista di Beijing ha dichiarato di voler ottenere maggiore influenza sul territorio.

Non solo, visto che i manifestanti hanno invaso anche un centro commerciale, sempre nella giornata di domenica. Un uomo che si trovava all’interno dello stesso, in possesso di un coltello, ha ferito 4 persone e, secondo quanto riporta Reuters, avrebbe morso un politico locale all’orecchio. Secondo i media l’aggressore l’attivista è pro-Pechino. Una catena umana si è riversata nel Cityplaza, nella periferia est di Taikoo Shing, e si è poi scontrata con la polizia, assaltando gli ascensori dove pochi minuti prima famiglie e bambini erano intente a fare shopping. La polizia ha raccontato che i dimostranti hanno messo a soqquadro un ristorante all’interno dell’edificio, dopo aver cantato pacificamente alcuni cori nel 22esimo week-end di proteste ad Hong Kong. L’uomo sopracitato, dopo aver accoltellato alcune persone, è stato colpito con dei bastoni dai dimostranti, mentre un altro giaceva in una pozza di sangue sul marciapiede antistante il centro commerciale. Il consigliere democratico Andrew Chiu è stato assalito dall’individuo, che avrebbe portato via a morsi parte del suo orecchio. Gli altri sarebbero in condizioni peggiori, come ha raccontato a un’emittente televisiva lo stesso Chiu.

Intanto, dall’Europa continuano ad arrivare critiche per l’atteggiamento tenuto dalla Cina. Nelle ultime ore, la terza più grande alleanza transnazionale dell’Unione europea, l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE), in un comunicato ha sottolineato ancora una volta le violazioni dei diritti umani da parte del governo cinese nei confronti di Hong Kong e Xijiang. In particolare, si legge che Beijing non starebbe mantenendo quanto promesso nella Dichiarazione congiunta sino-britannica e nel principio di “un Paese, due sistemi”. L’ALDE sosterrà “i manifestanti pro-democrazia di Hong Kong, che utilizzano la loro libertà di parola e il diritto di assemblea per far sentire la propria voce”. La Cina, proprio venerdì, ha annunciato di voler evitare che nazioni straniere interferiscano nella questione di Hong Kong e che si schierino a favore di atti di “separatismo, sovversione, infiltrazione e sabotaggio”. Un membro del parlamento cerimoniale cinese, l’Assemblea Nazionale del Popolo, Shen Chunyao, è tornato sulla questione, facendo riferimento a un documento del Partito Comunista e ricordando che Beijing “stabilirà e rafforzerà il sistema giuridico per salvaguardare la sicurezza nazionale” a Hong Kong.

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