L’Ungheria pronta a lasciare la Corte Penale Internazionale

L’Ungheria pronta a lasciare la Corte Penale Internazionale

K metro 0 – Budapest – Secondo fonti diplomatiche ungheresi citate dall’emittente Radio Free Europe, il governo di Budapest starebbe valutando il ritiro dalla Corte penale internazionale (CPI). Durante una riunione a porte chiuse, il ministro della Giustizia ungherese, Bence Tuzson, avrebbe dichiarato che l’Ungheria è pronta a lasciare la CPI, con una bozza di

K metro 0 – Budapest – Secondo fonti diplomatiche ungheresi citate dall’emittente Radio Free Europe, il governo di Budapest starebbe valutando il ritiro dalla Corte penale internazionale (CPI). Durante una riunione a porte chiuse, il ministro della Giustizia ungherese, Bence Tuzson, avrebbe dichiarato che l’Ungheria è pronta a lasciare la CPI, con una bozza di risoluzione parlamentare già preparata per avviare ufficialmente il processo di uscita.

Questa possibile decisione solleva interrogativi sulla posizione dell’Ungheria nei confronti della giustizia internazionale, specialmente considerando il contesto geopolitico attuale. Il premier Viktor Orbán è noto per le sue posizioni sovraniste e per le frequenti tensioni con le istituzioni europee, e il ritiro dalla CPI potrebbe essere visto come un ulteriore segnale di distacco dai meccanismi di giustizia internazionale.

La notizia arriva alla vigilia della visita a Budapest del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, attualmente sotto mandato d’arresto internazionale emesso dalla CPI per presunti crimini di guerra. L’incontro tra Netanyahu e Orbán, previsto per domani, alimenta ulteriori speculazioni sul possibile legame tra questa visita e la decisione ungherese di lasciare la CPI.

Parallelamente alla questione della Corte penale internazionale, l’Ungheria si trova al centro di un’altra controversia internazionale legata ai diritti umani. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha inviato una lettera ufficiale al presidente dell’Assemblea nazionale ungherese, László Kövér, esprimendo preoccupazione per alcune proposte di legge che minacciano i diritti delle persone LGBTQ+ e la libertà di espressione nel Paese.

Uno dei punti più critici riguarda il divieto del Budapest Pride 2025, annunciato dal governo ungherese come parte di una più ampia strategia di restrizione dei diritti della comunità LGBTQ+. Nella lettera, il commissario sottolinea che il diritto di assemblea pacifica, sancito dall’Articolo 11 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, deve essere garantito in ogni società democratica e che qualsiasi restrizione imposta deve essere giustificata da motivazioni proporzionate e non discriminatorie.

La lettera esprime anche preoccupazione per i nuovi poteri attribuiti alla polizia, che prevedono l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale per identificare i partecipanti alle manifestazioni pubbliche. Questa misura è vista come una minaccia alla libertà di espressione e di riunione, poiché potrebbe avere un effetto intimidatorio su chi desidera partecipare a eventi di protesta o sostegno ai diritti civili.

Un altro tema sollevato dal Consiglio d’Europa riguarda l’educazione alla diversità di genere e all’orientamento sessuale. Una legge recentemente introdotta dal governo ungherese vieta l’insegnamento di tematiche legate alle identità di genere e alle relazioni omosessuali nelle scuole, con il pretesto di proteggere i minori.

La lettera rappresenta un chiaro segnale di allarme per la comunità internazionale, che monitora con attenzione le scelte politiche dell’Ungheria. Le prossime settimane saranno decisive per capire se Budapest deciderà di portare avanti il suo piano di uscita dalla CPI e se continuerà con l’approvazione di leggi che rischiano di compromettere ulteriormente lo stato di diritto nel Paese.

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