K metro 0 – Tblisi – La Georgia si trova di fronte a un bivio politico e sociale. Il Parlamento ha appena approvato due leggi che stanno facendo molto discutere: una ridefinisce il reato di tradimento, l’altra introduce nuove regole per le organizzazioni che ricevono finanziamenti dall’estero. Entrambe sono state votate con 86 voti favorevoli,
K metro 0 – Tblisi – La Georgia si trova di fronte a un bivio politico e sociale. Il Parlamento ha appena approvato due leggi che stanno facendo molto discutere: una ridefinisce il reato di tradimento, l’altra introduce nuove regole per le organizzazioni che ricevono finanziamenti dall’estero. Entrambe sono state votate con 86 voti favorevoli, un numero che mostra quanto compatta sia la maggioranza su questi temi.
Fino a oggi il Codice penale già puniva azioni come lo spionaggio, il sabotaggio o la divulgazione di segreti di Stato. Con questa nuova legge, però, il governo ha deciso di riunire tutto sotto un unico ombrello giuridico: il reato di tradimento.
In pratica, chiunque venga accusato di mettere a rischio l’integrità territoriale della Georgia (ad esempio, supportando movimenti separatisti), condurre trattative incostituzionali con potenze straniere, compiere atti di spionaggio o sabotaggio, divulgare segreti di Stato o collaborare con servizi di intelligence stranieri, potrebbe finire sotto processo per alto tradimento.
Secondo il governo, questa legge è necessaria per proteggere la Georgia da interferenze esterne e garantire la sicurezza nazionale in un periodo delicato della sua storia. D’altra parte, però, i critici vedono un grande rischio: il reato di tradimento è un’accusa molto grave e potrebbe essere usato per colpire oppositori politici, attivisti o giornalisti scomodi.
Ma la legge che sta facendo più rumore è senza dubbio quella sugli agenti stranieri. Si chiama Foreign Agents Registration Act (FARA) e prevede che tutte le organizzazioni che ricevono più del 20% dei loro finanziamenti dall’estero debbano registrarsi presso il governo e dichiararsi come “agenti di un committente straniero”.
Secondo il presidente del Parlamento, Shalva Papuashvili, questa norma è del tutto simile a quella in vigore negli Stati Uniti, che obbliga chi fa lobbying per governi stranieri a registrarsi. La differenza, però, è che in Georgia la legge potrebbe avere un impatto molto più ampio, coinvolgendo Ong, associazioni umanitarie e persino alcuni media indipendenti.
Chi dovrà registrarsi come agente straniero avrà alcuni obblighi: pubblicare dettagli sui propri finanziamenti; presentare ogni anno una dichiarazione finanziaria; sottoporsi a controlli governativi più rigidi; rischiare sanzioni penali in caso di irregolarità.
Il governo sostiene che si tratta di una misura per garantire maggiore trasparenza. Ma dall’altra parte, giornalisti e attivisti temono che possa trasformarsi in un mezzo per limitare la libertà di espressione. In passato, leggi simili in altri Paesi (come in Russia) hanno portato alla chiusura di numerose Ong e alla riduzione dello spazio per la società civile.
L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno già espresso forti perplessità. La Georgia è un Paese che ambisce ad avvicinarsi all’Occidente e punta a entrare nell’Ue, ma questa legge va in direzione opposta rispetto ai principi di democrazia e libertà di stampa richiesti da Bruxelles.
Molti osservatori temono che il governo georgiano stia prendendo una strada simile a quella di altre ex repubbliche sovietiche, limitando progressivamente lo spazio per il dissenso e rafforzando il controllo sulle organizzazioni indipendenti.
L’approvazione delle due leggi segna un punto di svolta per la Georgia. Se da un lato il governo insiste sulla necessità di proteggere il Paese da interferenze esterne, dall’altro cresce il timore che queste misure possano trasformarsi in strumenti per reprimere il dissenso.