Kazakhstan, utilizza ChatGPT come assistente legale e viene assolto

Kazakhstan, utilizza ChatGPT come assistente legale e viene assolto

K metro 0 – Lubiana – Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante in diversi settori, incluso quello legale. Un caso avvenuto ad Almaty, in Kazakhstan, ha acceso il dibattito su quanto questa tecnologia possa essere utile e, al tempo stesso, problematica. Un uomo di nome Kencebek ha utilizzato ChatGPT come assistente

K metro 0 – Lubiana – Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante in diversi settori, incluso quello legale. Un caso avvenuto ad Almaty, in Kazakhstan, ha acceso il dibattito su quanto questa tecnologia possa essere utile e, al tempo stesso, problematica. Un uomo di nome Kencebek ha utilizzato ChatGPT come assistente legale per contestare una multa stradale e ottenere la sua revoca. Il caso, riportato dall’agenzia di stampa “Trend” e ripreso dai media locali, ha sollevato interrogativi cruciali sull’affidabilità, l’etica e la regolamentazione dell’uso dell’intelligenza artificiale nel sistema giudiziario.

Lo scorso dicembre, Kencebek si è visto recapitare una multa di 5.800 tenge per aver sorpassato un camion in sosta davanti alla sua auto in prossimità di un incrocio, un’infrazione secondo il codice della strada locale. Convinto che la sanzione fosse ingiusta, ha dapprima presentato reclamo presso il dipartimento di polizia competente, ma il suo ricorso è stato respinto.

A quel punto, ha deciso di rivolgersi a un tribunale, ma invece di affidarsi a un avvocato, ha scelto di utilizzare ChatGPT per preparare il suo ricorso.

Il chatbot non si è limitato a fornire indicazioni generali, ma ha aiutato Kencebek a strutturare i documenti legali e a rispondere in tempo reale alle domande del giudice durante l’udienza, durata appena dieci minuti. Alla fine, il tribunale ha annullato la multa, stabilendo un precedente che potrebbe influenzare il futuro dell’AI nei procedimenti giudiziari.

Questa vicenda ha messo in luce le potenzialità dell’intelligenza artificiale nel rendere la giustizia più accessibile e veloce. Tuttavia, ha anche aperto un dibattito su rischi e implicazioni di un suo utilizzo indiscriminato.

Uno dei problemi principali riguarda l’affidabilità delle informazioni generate dall’AI. Infatti i chatbot non sono infallibili e possono produrre risposte errate o fuorvianti, che in ambito legale potrebbero avere conseguenze molto serie. Inoltre, la mancanza di una regolamentazione chiara lascia spazio a molti interrogativi: chi è responsabile in caso di errore? Può una decisione basata su suggerimenti di un’intelligenza artificiale essere considerata pienamente valida dal punto di vista legale?

Un altro tema delicato è la possibile sostituzione degli avvocati. Se l’AI diventerà sempre più avanzata, il rischio è che si riduca la necessità di professionisti in ambito legale, con conseguenze importanti sia dal punto di vista occupazionale che etico. Ma ancora più preoccupante è il rischio di discriminazione: gli algoritmi AI apprendono dai dati su cui sono addestrati e, se questi dati contengono pregiudizi, il sistema potrebbe perpetuare ingiustizie anziché risolverle.

Infine, resta il nodo della privacy. I procedimenti legali spesso riguardano dati sensibili e affidarsi a un’intelligenza artificiale per elaborarli potrebbe esporre gli utenti a rischi di violazioni della sicurezza delle informazioni.

Il caso di Kencebek è solo un esempio di come l’intelligenza artificiale possa entrare nelle aule di tribunale, ma è chiaro che siamo ancora lontani da una regolamentazione adeguata. Da un lato, la tecnologia può semplificare le procedure e rendere la giustizia più accessibile, dall’altro impone la necessità di definire regole precise per evitare distorsioni del sistema legale.

Senza regole chiare, rischiamo di trovarci di fronte a un’AI che, anziché aiutare, potrebbe minare la fiducia nel sistema giudiziario stesso.

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