Colombia, il presidente Petro: la droga del nord alimenta le violenze ad Haiti

Colombia, il presidente Petro: la droga del nord alimenta le violenze ad Haiti

K metro 0 – Bogotà – Il traffico di droga che parte dal Catatumbo, una regione settentrionale della Colombia, continua ad alimentare le violenze ad Haiti, fungendo da snodo cruciale nel percorso verso gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il presidente colombiano, Gustavo Petro, in una recente nota diffusa su X. “La droga del Catatumbo

K metro 0 – Bogotà – Il traffico di droga che parte dal Catatumbo, una regione settentrionale della Colombia, continua ad alimentare le violenze ad Haiti, fungendo da snodo cruciale nel percorso verso gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il presidente colombiano, Gustavo Petro, in una recente nota diffusa su X.

“La droga del Catatumbo si esporta negli Stati Uniti attraverso Haiti”, ha scritto Petro, sottolineando come le bande armate che destabilizzano il Paese caraibico si finanzino proprio con la cocaina proveniente da questa regione colombiana, droga che successivamente entra in Florida.

Il presidente Petro ha inoltre rivolto una critica diretta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, accusandolo di non intervenire adeguatamente per sostenere Haiti con aiuti militari e di polizia. “Preferite attendere che le bande criminali rovescino il governo per poi giustificare un’invasione militare, destabilizzando l’intera regione dei Caraibi?”, ha domandato Petro con tono polemico.

Per contrastare questo circolo vizioso di violenza e narcotraffico, il governo colombiano ha recentemente lanciato un piano volto a sradicare le coltivazioni di sostanze illecite, in particolare la coca, nella regione del Catatumbo. L’obiettivo è sostituire queste colture con alternative sostenibili che possano promuovere lo sviluppo economico e sociale della popolazione locale.

La crisi ad Haiti, però, ha radici profonde. Dall’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021, il Paese è precipitato in un’instabilità politica che perdura ancora oggi. Senza una costituzione operativa, senza un presidente e con un governo limitato a organismi di transizione – come il Consiglio Presidenziale di Transizione (CPT) e un consiglio dei ministri guidato da un premier ad interim – Haiti è divenuta terreno fertile per l’espansione delle bande armate.

Queste bande controllano oltre l’80% della capitale, Port-au-Prince, aggravando non solo la crisi politica, ma anche quella della sicurezza, umanitaria e alimentare.

In uno sforzo per ripristinare un minimo di stabilità, il presidente del Cpt, Leslie Voltaire, ha annunciato che le elezioni saranno organizzate entro la fine del 2025. Nel frattempo, il Paese cerca di resistere grazie anche alla presenza di una missione multinazionale di sicurezza, guidata dal Kenya, che mira a contenere le violenze e sostenere le forze locali.

Il legame tra il narcotraffico dal Catatumbo e le violenze ad Haiti evidenzia quanto le crisi regionali siano interconnesse. La stabilizzazione di queste aree non passa solo attraverso il contrasto alla criminalità, ma anche attraverso investimenti concreti nello sviluppo economico e nella cooperazione internazionale.

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