K metro 0 – Kiev – Non c’è alcun dubbio che l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca abbia messo con le spalle al muro Volodymyr Zelensky. Passo dopo passo il presidente ucraino sta sconfessando tutte le sue posizioni precedenti, compresa l’ultima con l’offerta di uno scambio di territori con Mosca, respinta dalla Russia che
K metro 0 – Kiev – Non c’è alcun dubbio che l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca abbia messo con le spalle al muro Volodymyr Zelensky. Passo dopo passo il presidente ucraino sta sconfessando tutte le sue posizioni precedenti, compresa l’ultima con l’offerta di uno scambio di territori con Mosca, respinta dalla Russia che si sente rafforzata dalla presenza del tycoon al 1660 di Pennsylvania Avenue, Washington.
Agli ucraini è rimasta solo un’arma: agitare davanti all’ingordo Trump la carota delle “terre rare”. I minerali indispensabili per l’economia digitale, di cui il sottosuolo ucraino sarebbe ricco ed inesplorato. Zelensky si è spinto fino a srotolare davanti alle telecamere della Reuters la mappa del tesoro del suo paese, illustrandone le meraviglie. Proprio come avrebbe fatto un bravo piazzista. Le immagini del presidente di un paese sotto assedio, costantemente bombardato, semi ridotto in macerie, affamato che davanti ai reporter della Reuters illustrava le meraviglie del sottoterra per lusingare ed allettare quello che dovrebbe essere il leader globale dell’occidente, hanno rappresentato una memorabile lezione. Hanno fatto il giro del mondo nella loro crudezza: un presidente costretto a vendere il proprio paese per tentare di salvarlo.
Dall’altra parte dell’oceano Trump tuonava davanti ai microfoni amici di Fox News:” Gli Stati Uniti hanno speso 300/ 350 miliardi di dollari; molto più dell’Europa che ne ha impegnati 100; dobbiamo essere ripagati. Ho detto agli ucraini che voglio l’equivalente di 500 miliardi in terre rare e altre cose, loro hanno sostanzialmente accettato di farlo”. Terre rare in cambio di aiuti militari per sopravvivere all’aggressione russa. Insomma, uno strozzino non avrebbe saputo far di meglio. Anche perchè Zelensky sa perfettamente che senza il sostegno americano, l’Ucraina prima o poi sarà costretta a cedere. Il supporto europeo, avaro e diluito nel tempo, non è sufficiente a resistere alla forza d’urto di Mosca, alleata anche sul campo alla Corea del Nord, e a distanza all’Iran e alla Cina. Tutti stati militarmente potenti e affrancati dalle contestazioni di libere pubbliche opinioni.
Le ricchezze ucraine- mai sfruttate- offerte in cambio di protezione. Ma non è detto che lungo il percorso Trump non cambi idea. O non si metta d’accordo con Putin per spartirsi l’Ucraina e le sue terre rare. ” Hanno delle terre rare fantastiche; le voglio”, così, senza veli e reticenze si è espresso il nuovo inquilino della Casa Bianca. E probabilmente in qualche modo ci metterà le mani sopra.
La Cina, principale avversario geopolitico di Trump è il più grande produttore di terre rare, controlla il 70 per cento della capacità estrattiva e il 90 per cento della capacità di lavorazione. Avere accesso a questi minerali che reggono l’economia digitale e spaziale, significa restare o addirittura accrescere la propria competitività nel confronto con Pechino. La ricchezza sepolta dell’Ucraina vale migliaia di miliardi- secondo Forbes Ucraina 12mila miliardi di dollari- se adeguatamente sfruttata ed è sparsa sull’intera superficie del paese, compresi i territori sotto parziale controllo russo.
Si tratta di un gruppo di 17 metalli tra cui titanio, litio, cerio, ittrio, grafite, lantanio e neodimio il cui consumo è legato strettamente all’utilizzo delle energie rinnovabili. Depositi di minerali che sono stati poco e malamente utilizzati. L’estrazione di questi metalli richiede manodopera a basso costo e standard ambientali permissivi , perchè causano disastri ambientali significativi . Da qui la resistenza a lavorarli in occidente che nella divisione internazionale del lavoro, ha riservato alla Cina questo compito, finendo tuttavia per restare prigioniero del sistema.
Adesso con l’offerta dell’Ucraina la possibilità di cominciare a pareggiare i conti. Purchè dell’Ucraina resti in piedi qualcosa e qualche giacimento da scambiare con gli aiuti militari. Se Trump è un buon mercante giocherà le sue carte subito, prima che su quelle terre contese arrivi la zampa dell’orso russo.