K metro 0 – Washington – I botti di fine anno hanno messo la sordina allo scontro esploso in casa Trump. Uno scontro che fa titolare i giornali americani alla “guerra civile”. Nel resto del mondo la cosa, salvo qualche eccezione, è passata pressoché inosservata. Eppure si tratta di un contrasto destinato a perdurare e
K metro 0 – Washington – I botti di fine anno hanno messo la sordina allo scontro esploso in casa Trump. Uno scontro che fa titolare i giornali americani alla “guerra civile”. Nel resto del mondo la cosa, salvo qualche eccezione, è passata pressoché inosservata.
Eppure si tratta di un contrasto destinato a perdurare e fare molto rumore. Ad accendere la miccia degli scambi al vetriolo tra i Maga e la corrente del doge Elon Musk è stato il diverso approccio sull’immigrazione.
Il multimiliardario, è convinto, come il resto della sua squadra, composta in gran parte da immigrati di successo, che il programma di visti H-1B sia il motore della leadership statunitense. Concessioni fondate sul riconoscimento del merito e del talento e che è valso sin qui ad attrarre negli USA cervelli da tutto il mondo. Elon Musk stesso si definisce un esempio vivente dei buoni risultati del sistema. E con lui gli altri oligarchi della Silicon Valley passati armi e bagagli al “nemico”, da Vivek Ramaswamy a Peter Thiel e financo la consorte del vice-presidente Vance. Un approccio fortemente contestato dai nativisti razzisti del Maga che non accettano deroghe al principio dell’ “America agli Americani” e non intendono fare le ruote di scorta agli immigrati con il QI alle stelle.
Tra i fanatici del Maga si è distinto per la durezza degli attacchi Steve Bannon che si è messo alla testa del gruppo di “spregevoli scemi” come li ha definiti Musk sul suo social X. “Massa di scansafatiche” è la definizione usata da Ramaswamy. I populisti del ” great again” sono convinti che gli oligarchi tecnologici abbiano affiancato Trump solo per convenienza di classe e che stiano preparando un piano destinato a soddisfare le èlites globaliste e a danneggiare i lavoratori bianchi della pancia americana. Gli stessi che i dem hanno emarginato ed escluso dai processi di sviluppo e di crescita del paese, i cosiddetti “fantasmi”, i “forgotten men” che hanno decretato il successo del tycoon il 5 novembre.
Gli scontri a base di insulti e di accuse di complicità con il nemico si susseguono senza sosta e Musk, sedicente paladino della libertà di parola, ha fatto ricorso alla censura per silenziare gli account più critici e con più seguito. Una violenza verbale a stento trattenuta e che rischia di trasformare il dissidio in una profonda crepa. “Il bambino viziato”- è la definizione di Musk data da Bannon- non intende recedere e promette di combattere ” fino all’ultima goccia di sangue” per difendere il principio che ha reso grande l’America. Trump fin qui non si è espresso; è rimasto nel bel mezzo della contesa ma è evidente che prima o poi dovrà decidere se continuare a solleticare la working class, illudendola che il riscatto passi dall’innalzamento dei muri e dei dazi, oppure scommettere sulla tradizione americana, terra di opportunità, che è costruita sul successo degli immigrati talentuosi che mirano alla sostituzione meritocratica. Ossia dentro i capaci e gli incapaci restino ai margini.