Kosovo e Serbia siglano un’intesa per la ricerca dei dispersi di guerra

Kosovo e Serbia siglano un’intesa per la ricerca dei dispersi di guerra

K metro 0 – Bruxelles – Secondo il servizio diplomatico dell’Unione Europea, di 6.065 casi di persone scomparse dopo la guerra del Kosovo nel 1998-99, 1.607 rimangono irrisolti. I capi negoziatori della Serbia e del Kosovo hanno così raggiunto martedì 17 dicembre a Bruxelles un accordo per l’attuazione di una dichiarazione volta a risolverne il

K metro 0 – Bruxelles – Secondo il servizio diplomatico dell’Unione Europea, di 6.065 casi di persone scomparse dopo la guerra del Kosovo nel 1998-99, 1.607 rimangono irrisolti. I capi negoziatori della Serbia e del Kosovo hanno così raggiunto martedì 17 dicembre a Bruxelles un accordo per l’attuazione di una dichiarazione volta a risolverne il destino.

Un accordo che arriva in un momento di forti tensioni ed è considerato un passo avanti dopo oltre un anno di incidenti – tra cui scontri armati – che hanno ostacolato la normalizzazione tra i due Paesi. Il rappresentante di Belgrado Petar Petković e quello di Pristina Besnik Bislimi hanno concordato nella capitale europea un gruppo di lavoro congiunto per supervisionare l’attuazione della dichiarazione adottata nel maggio 2023 dal presidente serbo Aleksandar Vučić e dal primo ministro del Kosovo Albin Kurti.

L’intesa prevede che le parti coopereranno strettamente nell’identificazione dei luoghi di sepoltura e garantiranno il pieno accesso a informazioni affidabili e accurate che aiutino a localizzare e identificare le restanti vittime mai rinvenute. Secondo Petković “una commissione congiunta fornirà supporto al gruppo di lavoro presieduto, come in precedenza, dal Comitato internazionale della Croce Rossa”, mentre Bislimi ha definito l’accordo “una notizia positiva”.

E ha poi aggiunto: “Ci auguriamo che questo rifletta anche un intento positivo nel lavoro della Commissione congiunta. Perché se non produce risultati sul campo, è inutile”. Soddisfazione anche da parte del servizio diplomatico dell’UE, che ha dichiarato di “accogliere con favore il fatto che il Kosovo e la Serbia abbiano riaffermato che la questione delle persone scomparse è una preoccupazione umanitaria”.

Ricordiamo, infatti, che le relazioni tra Kosovo e Serbia rimangono tese nonostante gli sforzi della comunità internazionale per normalizzarle. Il Kosovo era una provincia serba fino a quando, nel 1999, una campagna di bombardamenti della Nato durata 78 giorni pose fine alla guerra tra le forze governative serbe e i separatisti di etnia albanese, che causò circa 13mila morti, soprattutto di etnia albanese, e allontanò le forze serbe. Nel 2008 il Kosovo ha proclamato l’indipendenza, ma non è mai stata riconosciuta da Belgrado.

Fra l’altro, il 29 novembre, una potente esplosione danneggiò un canale idrico e interruppe momentaneamente la fornitura di acqua ed energia elettrica alle città del Kosovo. L’esplosione era, fra l’altro, la terza di altre due avvenute nei giorni precedenti contro edifici di stazioni di polizia e autorità locali nella stessa area del nord del Paese, popolata per lo più dalla minoranza etnica serba.

Il primo ministro del Kosovo Albin Kurti aveva allora incolpato “Belgrado e le sue strutture criminali guidate da Milan Radoičić, sostenute dalle istituzioni serbe e dal presidente serbo Aleksandar Vučić”. Radoičić, politico e ricco uomo d’affari legato al partito populista serbo al potere e a Vučić, è tra le 45 persone incriminate in Kosovo in relazione allo scontro a fuoco dello scorso anno in cui un agente di polizia kosovaro è stato ucciso in seguito a un’incursione di uomini armati serbi.

Anche l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno denunciato con forza l’esplosione e chiesto che i responsabili siano assicurati alla giustizia. “Queste azioni violente non hanno posto in una società democratica e i responsabili di questi attacchi criminali contro le legittime autorità della Repubblica del Kosovo devono essere chiamati a risponderne”, aveva dichiarato l’ambasciata statunitense a Pristina.

Bruxelles e Washington stanno difatti esortando entrambe le parti ad attuare gli accordi raggiunti da Vučić e Kurti nel febbraio e marzo dello scorso anno. Tra questi, l’impegno del Kosovo a creare un’Associazione dei Comuni a maggioranza serba. Ci si aspetta anche che la Serbia mantenga il riconoscimento de-facto del Kosovo, che Belgrado considera ancora una sua provincia.

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