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Transparency International: il  G20 non fa abbastanza contro la corruzione  

Transparency International: il  G20 non fa abbastanza contro la corruzione  

K metro 0 – Bruxelles – La comunità internazionale ha sottovalutato la minaccia della cleptocrazia e della corruzione transfrontaliera che la favorisce. Altrimenti, i governi avrebbero ascoltato i nostri appelli per risanare il sistema finanziario globale e fermare il flusso di denaro sporco. Al contrario, la loro inerzia ha consentito ai cleptocrati di consolidare ricchezza e

K metro 0 – Bruxelles – La comunità internazionale ha sottovalutato la minaccia della cleptocrazia e della corruzione transfrontaliera che la favorisce. Altrimenti, i governi avrebbero ascoltato i nostri appelli per risanare il sistema finanziario globale e fermare il flusso di denaro sporco. Al contrario, la loro inerzia ha consentito ai cleptocrati di consolidare ricchezza e potere.

Queste le conclusioni tratte, dopo il vertice del G-20 a Bali, da “Transparency International” (un’autorevole ONG che si occupa della corruzione, non solo politica, con sede centrale a Berlino, dove è stata fondata nel  1993).

Insomma, a meno che non si dia priorità alle misure contro la finanza illecita, il G20 rischia di perdere credibilità in materia di anticorruzione. Eppure, un incontro multilaterale delle economie avanzate ed emergenti del mondo avrebbe dovuto  svolgere un ruolo di punta nel coordinare gli sforzi contro questa minaccia globale.

Un più serio impegno è stato invece assunto nel più ristretto circolo del G-7.  Ma un’azione significativa può essere svolta solo se tutti i principali centri finanziari seguiranno l’esempio.

Per affrontare con coraggio la corruzione transfrontaliera e la cleptocrazia il primo passo  cruciale del vertice di Bali (15-16novembre) avrebbe dovuto essere il riconoscimento che le molteplici crisi oggi nel mondo sono una diretta conseguenza dei passati fallimenti del G20 nella lotta alla corruzione transnazionale.

Incontri senza risultati

I ministri delle Finanze del G20 si sono incontrati per la prima volta in Indonesia appena una settimana prima che la Russia invadesse l’Ucraina. Al termine dell’incontro, hanno emesso un comunicato congiunto che, tra l’altro, ha riconosciuto che “l’effettiva applicazione degli standard [globali antiriciclaggio] è fondamentale per costruire stabilità e fiducia nei mercati finanziari, frenare la corruzione e garantire una ripresa sostenibile e inclusiva”.

Ma poiché alcuni membri del G20 volevano criticare esplicitamente le azioni di Mosca nei comunicati successivi, questi sono diventati rapidamente divisivi.

Ad aprile, i rappresentanti di Canada, Inghilterra e Stati Uniti hanno abbandonato la riunione dei ministri delle finanze del G20 mentre il delegato russo prendeva la parola. Non sorprende perciò se l’incontro non sia riuscito a produrre un comunicato ufficiale.

All’inizio di luglio, le discussioni sul multilateralismo si sono inasprite alla riunione dei ministri degli Esteri del G20 dopo che il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, sanzionato da diversi membri del G20, ha lasciato la stanza mentre la sua controparte tedesca Annalena Baerbock ha preso la parola per condannare l’intervento russo in Ucraina.  E ancora una volta, non c’è stato alcun comunicato congiunto.

Cosa fare con la Russia?

L’invasione russa dell’Ucraina non dovrebbe distrarre il G20 dalla sua missione principale, che è quella di svolgere un ruolo strategico nello sviluppo economico e nella prosperità globali. Ma la riluttanza ad affrontare una delle più grandi sfide attuali ha evidentemente diviso il G20 in due campi, rendendo inefficace il suo lavoro.

Diversi membri hanno apertamente chiesto l’espulsione della Russia dal club del G20. Nel 2014, l’annessione della Crimea era costata alla Russia il suo posto nel G8, ora noto come G7.

Tuttavia, l’espulsione non è l’unica opzione. L’organismo intergovernativo antiriciclaggio Financial Action Task Force (FATF) ha 39 membri votanti, il che lo rende ancora più diversificato rispetto al G20. A marzo aveva annunciato che stava limitando drasticamente l’influenza della Russia sulle decisioni del gruppo. Successivamente, ai delegati russi è stato anche impedito di partecipare alle riunioni del FATF- E poiché quest’organismo ha  deliberato provvedimenti  importanti  per impedire a criminali e corrotti di abusare dell’anonimato offerto  dal sistema finanziario globale, queste precauzioni significano che il governo russo non avrà la possibilità di bloccare misure progressive che danneggerebbero le sue élites politiche.

Al contrario, con l’intensificarsi dei controlli sui cleptocrati, le azioni divisive della Russia nelle riunioni del G20, se incontrollate, rischiano di vanificare l’agenda anti-corruzione del G20 e annacquare i futuri impegni per contrastare la finanza illecita.

Lo slancio anticorruzione si sta affievolendo

Le sfide poste dalla corruzione nelle più grandi economie del mondo sono ovunque   una minaccia per la prosperità economica. I leader del G20 lo hanno riconosciuto nel 2011 quando hanno creato un apposito Anti-Corruption Working Group (ACWG). La determinazione ad affrontare questo problema  ha prodotto alcuni risultati iniziali  significativi, ma negli ultimi anni lo slancio è diminuito.

Al vertice di Roma del 2021, l’ACWG ha adottato il nuovo Piano d’azione anticorruzione 2022-2024.

In un anno come questo, è difficile immaginare  una sfida che richieda un’urgente azione multilaterale più pressante della lotta alla corruzione e alla cleptocrazia.

Frenare la finanza illecita

I paesi del G20 sono economicamente e finanziariamente i più forti del mondo.  E sono anche centri di attrazione per soldi sporchi.

Sulla scia dell’invasione russa dell’Ucraina, molti paesi occidentali avanzati hanno accelerato le riforme antiriciclaggio attese da tempo, che  tuttavia devono  ancora prendere piede nel  resto del G20 i cui membri discordano su molte questioni, ma dovrebbero far fronte comune contro la cleptocrazia.

Chiudere  le società dalla proprietà non trasparente

Anche prima che le inchieste sui Panama Papers scuotessero il mondo, i leader del G20 si erano già impegnati a reprimere le società di questo tipo. L’adozione di rigorosi principi sulla trasparenza della proprietà effettiva proposti da Transparency International al vertice di Brisbane del 2014, è stata una pietra miliare nella formazione del consenso globale sulla questione. La maggior parte dei paesi del G20, tuttavia, ha ritardato l’attuazione di questi principi.

Il G20 deve non solo soddisfare il nuovo standard, ma compiere un ulteriore passo avanti, garantendo in particolare l’accesso del pubblico ai registri e la verifica obbligatoria dei dati da parte delle agenzie governative.

I prossimi mesi saranno cruciali anche per aumentare il controllo sui trust, veicoli altamente segreti che i cleptocrati preferiscono per coprire le loro tracce.

Regolamentare e controllare i canali finanziari

I membri del G20 hanno avuto l’opportunità di discutere il ruolo dei promotori professionali della criminalità finanziaria. E hanno annunciato la preparazione di un compendio delle migliori pratiche sulla regolamentazione e la supervisione della professione legale, uno dei principali canali del sistema finanziario dove si riscontrano le maggiori resistenze in materia di obblighi antiriciclaggio.

Nessuno dei membri del G20 dispone attualmente di un regime normativo o di vigilanza altamente efficace per disciplinare la professione legale o altri facilitatori. In molti paesi membri, i facilitatori professionali, inclusi avvocati, fornitori di servizi aziendali e agenti immobiliari, non sono ancora tenuti a svolgere alcun controllo sui propri clienti, né a segnalare transazioni sospette alle autorità. Anche quei membri del G20 con regole relativamente severe incontrano grandi ostacoli nella pratica, come si è visto ad esempio nell’UE.

Rafforzare l’azione multilaterale per individuare le ricchezze illecite

Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, i membri del G7 hanno intensificato la cooperazione e stanno ora collaborando per condividere informazioni sul denaro sporco parcheggiato nelle loro economie. Il G20 ha taciuto sulla questione, il che è dannoso considerando che è probabile che i cleptocrati spostino i loro beni in altri centri finanziari – comprese le economie del G20 – che continuano ad accoglierli. I paesi del G20 sono stati inoltre  posti sotto osservazione come luoghi di  transito e di destinazione di flussi finanziari illeciti in diversi casi recenti di corruzione transnazionale, dalle lavanderie per il riciclaggio di denaro sporco allo scandalo Lava Jato in Brasile.

In tutti questi casi, le indagini sono state ostacolate o nella migliore delle ipotesi ritardate, a causa di numerose difficoltà nell’accesso a informazioni e prove detenute all’estero.

Nel 2020 il G20 ha gettato le basi per la creazione di  una rete di organismi di contrasto alla corruzione, che dovrebbe ora essere mobilitata, insieme ad altre iniziative per migliorare la cooperazione tra unità di informazione finanziaria, agenzie fiscali e altre autorità competenti.

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