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Dalla Francia all’Italia e al Canada, la crisi incide sulla quotidianità dei cittadini 

Dalla Francia all’Italia e al Canada, la crisi incide sulla quotidianità dei cittadini 

K metro 0 – Parigi – In Francia, la situazione sociale sta fortemente peggiorando, sull’onda della crisi economica (con inflazione galoppante) ed energetica. La povertà avanza, ha avvertito a metà novembre l’organizzazione assistenziale non governativa “Catholic Relief”, citata da varie agenzie stampa. Secondo il rapporto annuale di questa ONG, ben il 48% delle famiglie che hanno

K metro 0 – Parigi – In Francia, la situazione sociale sta fortemente peggiorando, sull’onda della crisi economica (con inflazione galoppante) ed energetica. La povertà avanza, ha avvertito a metà novembre l’organizzazione assistenziale non governativa “Catholic Relief”, citata da varie agenzie stampa. Secondo il rapporto annuale di questa ONG, ben il 48% delle famiglie che hanno chiesto aiuto all’organizzazione nel 2021 non disponeva di un budget sufficiente per nutrirsi. Dopo aver pagato le bollette e le spese inevitabili, una famiglia su due aveva a disposizione appena 295 euro per finire il mese; e per il 2023  l’organizzazione prevede un peggioramento della situazione.

Veronique Devise, presidente di Catholic Relief, intervistata dal quotidiano “La Depeche”, è stata molto esplicita: “Queste famiglie stanno già facendo molto per ridurre i consumi di elettricità e gas, come se la caveranno se i prezzi aumenteranno del 15% l’anno prossimo?” Per affrontare questa vera emergenza collettiva, l’ONG chiede di aumentare le prestazioni sociali minime al livello del 40% del reddito medio dei francesi, adeguandole al tempo stesso all’inflazione, riporta l’agenzia Anadolu. Ma sono un po’ tutti i popoli europei a soffrire un generale peggioramento (pur con indubbie differenze tra un Paese e l’altro) delle condizioni di vita quotidiana: come riferisce francetvinfo, citata dallì’ONG “Soccours populaire. Esattamente il 51% dei greci, il 24% dei francesi e il 18% dei tedeschi si dichiarano vulnerabili, secondo un sondaggio Ipsos condotto su 6.000 persone di età pari o superiore ai 18 anni, provenienti da sei Paesi (Germania, Francia, Grecia, Italia, Polonia e Regno Unito).

E in Italia? Da noi la crisi  si è manifestata, quest’anno,  in una fase in cui l’economia già denotava segnali di grave rallentamento, a causa anzitutto delle conseguenze dell’emergenza  da Covid esplosa a marzo 2020 e ancora non del tutto superata. Questo, sebbene le condizioni complessive del sistema produttivo e finanziario fossero più solide rispetto al passato, e le finanze pubbliche mostrassero un deficit di bilancio sotto controllo.

Oggi, in Italia, rimane alta l’incertezza sulle prospettive economiche globali e sull’ampiezza della crisi che il mondo, per i prolungati effetti della guerra russo-ucraina, dovrà fronteggiare. Nel medio periodo, sottolineano vari economisti, giocherà un ruolo fondamentale la persistenza dello shock dal lato dell’offerta: cioè Il fallimento delle imprese, il conseguente calo di occupazione e reddito disponibile delle famiglie, la contrazione del risparmio del settore privato, il deterioramento prolungato della fiducia. Tutti fattori che innescherebbero, per la nostra economia, pericolosi circoli viziosi: andando a colpire, poi (Malthus insegna), anche la domanda, complessivamente, socialmente intesa.

Ma se, in Europa, Atene piange, oltre Oceano Sparta non ride, per dirla con un vecchio detto popolare. Per non far che un esempio, infatti, in Canada, l’uso delle “banche alimentari” è ai massimi storici, con le famiglie che devono addirittura scegliere tra pagare l’affitto o mangiare, ha detto, a metà novembre, il capo di Food Banks Canada. “Quest’anno stiamo assistendo a una tendenza che non avevamo osservato in precedenza”, afferma l’organizzazione nel suo “Rapporto sul conteggio della fame per il 2022.”Nonostante il tasso di disoccupazione sia al 5,3%, le visite ai banchi alimentari sono le più alte che siano mai state”. 

Un rapporto di Statistics Canada pubblicato a luglio scorso ha rilevato che già nel 2021, 5,8 milioni di canadesi vivevano in quelle che vengono chiamate “case con insicurezza alimentare”. “Secondo gli intervistati (banchi alimentari contattati), i principali motivi per cui le persone hanno avuto accesso a un banco alimentare quest’anno sono stati gli alti costi del cibo, i bassi tassi di assistenza sociale provinciale e i costi dell’alloggio”, afferma ancora il rapporto. Allora, le statistiche mostrano che, accanto a tutta una serie di misure assistenziali immediate, indispensabili per l’oggi, come anzitutto alloggi a prezzi accessibili, è necessaria anche l’istituzione di un reddito minimo per ogni cittadino (guardando alle soluzioni già adottate, negli anni scorsi, da varie democrazie industriali): per evitare appunto che le persone cadano definitivamente in povertà.

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