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La Bosnia ricorda la distruzione del Ponte di Mostar, simbolo della guerra civile

La Bosnia ricorda la distruzione del Ponte di Mostar, simbolo della guerra civile

K metro 0 – Mostar – “In verde abbraccio unisco opposte sponde: porto amici ad amici”. Così potrebbe dire, se parlasse, Stari Most, il “Vecchio Ponte” famoso, a dorso d’asino, a strapiombo sul fiume Narenta, che divide le due parti della storica città di Mostar, in Bosnia Erzegovina. Distrutto il 9 novembre 1993, sotto i

K metro 0 – Mostar – “In verde abbraccio unisco opposte sponde: porto amici ad amici”. Così potrebbe dire, se parlasse, Stari Most, il “Vecchio Ponte” famoso, a dorso d’asino, a strapiombo sul fiume Narenta, che divide le due parti della storica città di Mostar, in Bosnia Erzegovina.

Distrutto il 9 novembre 1993, sotto i colpi d’artiglieria delle forze croate, e ricostruito nel 2004, continua a unire persone di razze diverse. Collega i quartieri croati con un quartiere musulmano. Ed è diventato un simbolo di rinascita, di riconciliazione dopo la guerra civile che distrusse il paese.

La Bosnia-Erzegovina ha celebrato mercoledì il 29° anniversario della demolizione del ponte di Mostar, uno dei più importanti monumenti ottomani dei Balcani occidentali. Completato nel 1566, fu progettato da Mimar Hayruddin, allievo di Mimar Sinan, il più grande architetto ottomano (contemporaneo di Michelangelo e Palladio) costruttore della splendida Moschea di Mostar (Karađoz Bey).

Il ponte era già stato colpito l’8 novembre ed era quasi sul punto di crollare. Forse anche una goccia di pioggia avrebbe potuto abbatterlo, ricorda Eldine Palata, che riuscì a filmarne la caduta.

Ali Yalvac, un cittadino turco che vive in Bosnia-Erzegovina, ha detto di ricordare la notizia e il filmato del crollo del ponte: “Un’eredità ottomana così bella e importante era stata distrutta. Avevo il cuore spezzato quando ne sentii parlare”.

Sono due testimonianze raccolte da Talha Ozturk e Ahmet Nurduan dell’Agenzia di stampa governativa turca Anadolu.

Il ponte di Mostar è stato inserito nell’elenco del patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 2005 insieme al centro storico della città bosniaca, principale centro culturale ed economico dell’Erzegovina.

“E un grande simbolo di unità nella diversità – ha affermato Yalvac – poiché musulmani e cristiani sono collegati tramite il ponte”, ricostruito fedelmente secondo il progetto storico originario, col sostegno della Turchia nel 2004.

Il ponte unisce. Ma le divisioni fra serbi, croati e musulmani, permangono. Congelate dagli accordi di Dayton dell’ormai lontano 1995, continuano a serpeggiare in un paese diviso (metà governato dall’etnia serba, l’altra da una federazione musulmana croata).

Le ultime elezioni politiche del 2 ottobre scorso, si sono svolte fra i timori crescenti che il Cremlino, accusato dall’Occidente di voler destabilizzare la Bosnia Erzegovina e il resto dei Balcani attraverso i suoi alleati serbi nella regione, possa tentare di raccendere il conflitto in Bosnia per distogliere l’attenzione dalla sia campagna in Ucraina.

Distrutto 4 anni dopo l’abbattimento del Muro di Berlino, Stari Most era crollato, paradossalmente, quando non si alzavano più barriere per evidenziare contrati e divisioni. Ma si demolivano i ponti, a colpi di cannone…

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