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Da novembre in mostra, ad Atene, straordinari reperti della civiltà delle Isole Cicladi

Da novembre in mostra, ad Atene, straordinari reperti della civiltà delle Isole Cicladi

K metro 0 – Atene – Per decenni, una parte importante del patrimonio culturale della Grecia è stata visibile solo per pochi, facendo parte della collezione privata di un miliardario statunitense: sinchè l’attuale governo greco – informa l’ AP – ha concluso un accordo per il ritorno di questi capolavori ad Atene. Ora, 15 di

K metro 0 – Atene – Per decenni, una parte importante del patrimonio culturale della Grecia è stata visibile solo per pochi, facendo parte della collezione privata di un miliardario statunitense: sinchè l’attuale governo greco – informa l’ AP – ha concluso un accordo per il ritorno di questi capolavori ad Atene. Ora, 15 di questi capolavori preistorici, per la prima volta, si trovano esposti al pubblico in un’esposizione temporanea ad Atene: prima del loro definitivo ritorno, che, insieme alle restanti 146 opere, avverrà entro il 2048.

I politici dell’opposizione greca, tuttavia, insieme ad alcuni archeologi, sottolineano che si tratta d’un intervallo troppo lungo: secondo loro, il governo di Kyryakos Mitsotakis avrebbe dovuto combattere in tribunale per recuperare l’intera collezione più rapidamente, sostenendo che si tratta di reperti a loro tempo saccheggiati da antichi siti sulle isole greche. Ma il ministro ellenico della Cultura, Lina Mendoni, afferma che l’accordo concluso ad agosto scorso (che ha coinvolto anche il Metropolitan Museum of Art di New York) è stato il migliore possibile.

Come per l’Italia, anche al patrimonio archeologico e artistico della Grecia mancano tuttora parti importanti: vedi anzitutto, per Atene, diverse sculture del Partenone, che dal XIX secolo, per effetto di controversi accordi internazionali, si trovano ancora nei Musei nazionali di Londra, Parigi e Copenhagen (delle statue tuttora conservate al l British Museum, il governo greco da decenni ha chiesto inutilmente la restituzione, mentre i governi britannici sono stati sempre contrari a forzare il museo in questo senso). Diverso, ovviamente, e’ il discorso di reperti trafugati illegalmente; e proprio nel contrasto del traffico illecito di beni culturali è forte la collaborazione greco-italiana, specie dal memorandum di intesa siglato a Corfù nel 2017, in occasione del primo vertice tra i due ministri della Cultura (Lina Mendoni e, per l’Italia, l’allora titolare del dicastero, Franceschini).

Nel caso dei reperti appartenenti alla collezione del miliardario USA, dei quali diversi proverrebbero da traffici illeciti, la questione – ha detto la Mendoni a novembre, alla presentazione della mostra che durerà per un anno, ad Atene, al Museo delle Cicladi – non è semplice, essendo indispensabile un processo penale, per dimostrare la provenienza furtiva dei reperti in questione. “Un processo giudiziario è un affare molto arduo che richiede una documentazione molto forte che, nella maggior parte dei casi, ci manca”, ha precisato la ministra. Ma è “un fatto sfortunato che reperti provenienti da scavi illegali esistano in tutto il mondo”, ha aggiunto. “Quindi, qualunque di questi appartenga alla Grecia, la nostra politica è di riportarli indietro”. Anche perché, “Quando un manufatto, da un pezzo di ceramica rotto a una statua, viene rimosso dal suo contesto, dall’ambiente in cui si trova, cessa di essere un elemento di prova storica e diventa semplicemente un’opera d’arte”, ha detto ancora Mendoni. “La perdita è immensa…Se accettiamo che il nostro passato fa parte della nostra identità, gli oggetti che provengono da scavi illegali ci privano di una parte più piccola o più grande di quell’identità”.

Risalenti al 5300-2200 a.C., i manufatti furono acquisiti da Leonard N. Stern, un commerciante di animali domestici di 84 anni e imprenditore immobiliare. La maggior parte appartiene alla civiltà delle Cicladi, che fiorì nelle isole Cicladi, nel sud del Mare Egeo, tra il 3.200 e il 2000 a.C., ben prima della stessa civiltà cretese.

Tra le 15 opere ora in mostra ad Atene, una statuetta femminile di 86 centimetri (34 pollici) conserva occhi e sopracciglia in bassorilievo. Una minuscola figura femminile in piedi sulla testa di una più grande è una delle sole tre conosciute esistenti. Una testa di marmo, infine, reca tracce di punti rossi dipinti sulle guance e sul collo. Poco si sa della loro funzione originaria (se rituale, semplicemente decorativa, o d’altro genere ancora).

Esattamente, questa raccolta di 15 statuette, dopo l’esposizione ad Atene tornerà, ai primi del 2024, nelle gallerie greco-romane del Metropolitan Museum di New York (dove da anni si trova esposta, ricordiamo, l’intera collezione Stern): questo, anche se, sin dall’accordo dell’agosto scorso, giuridicamente la proprietà dei circa 160 pezzi della collezione è passata sotto il controllo del governo di Atene.

“Per me era importante che restassero tutti assieme”, ha detto, a ottobre, Stern dei pezzi della sua raccolta. L’intesa firmata ad agosto, e approvata a settembre dal Parlamento ellenico, copre un arco di 50 anni: durante i quali, dopo il decennio iniziale 2024- ’34, pezzi della raccolta viaggeranno in Grecia e altri, da collezioni, invece, greche, saranno esposti al MET di New York. In attesa che, entro il 2048, l’intera collezione Stern rientri in Grecia.

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