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La missione (poco) diplomatica della speaker della Camera USA a Taiwan

La missione (poco) diplomatica della speaker della Camera USA a Taiwan

K metro 0 – Taiwan: l’isola “isolata”. Non è un calembour, un gioco di parole. Ma un serio rischio, quello che ha corso il piccolo Stato insulare costituito da Formosa e dagli arcipelaghi di Penghu, Kinmen e Matsu, nel corso della visita ufficiale, molto inopportuna, di Nancy Pelosi. La speaker della Camera dei Rappresentanti degli

K metro 0 – Taiwan: l’isola “isolata”. Non è un calembour, un gioco di parole. Ma un serio rischio, quello che ha corso il piccolo Stato insulare costituito da Formosa e dagli arcipelaghi di Penghu, Kinmen e Matsu, nel corso della visita ufficiale, molto inopportuna, di Nancy Pelosi.

La speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, durante l’ultima tappa del suo tanto discusso viaggio in Asia, ha lanciato da Tokyo un avvertimento alla Cina: “Non isolerà Taiwan impedendo a noi di recarci sull’isola”.

Giovedì, Pechino ha avviato esercitazioni militari senza precedenti, accompagnate da un lancio di missili, nelle acque di Formosa dopo la visita della Pelosi a Taipei, la capitale dell’isola.

“E’ stata un’escalation ingiustificata”, ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken.

Oggi le relazioni diplomatiche sono peggiorate ulteriormente: il ministero degli Esteri cinese ha affermato che potrebbe annullare la cooperazione bilaterale Cina-USA sul clima e sulla sicurezza marittima.

“Non c’è giustificazione per questa risposta militare estrema, sproporzionata”, ha dichiarato Blinken, in una conferenza stampa a margine del Forum regionale dell’ASEAN (l’Associazione per la cooperazione delle nazioni del sud-est asiatico) in Cambogia.

Nancy Pelosi è la prima esponente americana di più alto di alto livello che abbia visitato Taiwan in 25 anni.

L’esercito cinese ha condotto esercitazioni aeree e marittime intorno a Taiwan “per testare le capacità di combattimento congiunte delle truppe”, ha affermato il Comando del teatro orientale dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) cinese in una dichiarazione sul social network ufficiale cinese Weibo.

Blinken ha sottolineato che gli Stati Uniti non avrebbero intrapreso azioni per provocare una crisi, ma continuato a sostenere gli alleati regionali incanalando il transito aereo e marittimo standard attraverso lo Stretto di Taiwan.

E giovedì la Casa Bianca ha convocato l’ambasciatore cinese a Washington, Qin Gang, per condannare l’escalation contro Taiwan. Ma venerdì il ministero degli Esteri cinese ha annunciato che avrebbe imposto sanzioni a Pelosi e ai suoi parenti stretti in risposta alle sue iniziative “malevole” e “provocatorie”. E ha dichiarato che sospenderà anche la cooperazione per la prevenzione della criminalità transfrontaliera e la lotta al narcotraffico e la cooperazione sul rimpatrio dei migranti illegali.

Il ministero della Difesa giapponese, che ha monitorando le esercitazioni cinesi, ha riferito che ben quattro dei missili hanno sorvolato la capitale di Taiwan. E che cinque dei nove missili lanciati verso il suo territorio hanno colpito la sua zona economica esclusiva (ZEE): l’ottava al mondo per importanza.

Alla domanda di commentare i missili, il premier taiwanese Su Tseng-chang non ha risposto direttamente, ma si è riferito alla Cina come al “vicino malvagio che ostenta la sua forza alle porte di casa nostra”.

Dimentica, probabilmente, che nella sua costituzione Taiwan rivendica anche la sovranità sulla Cina continentale e la Mongolia Esterna, non proprio una buona base per un dialogo…

“La minaccia più grande – secondo Bonnie Glaser, specialista in sicurezza asiatica del German Marshall Fund di Washington – è che la Cina stia facendo le prove per dimostrare che può bloccare i porti e gli aeroporti di Taiwan e impedire il trasporto marittimo”.

Rispondendo alle esercitazioni cinesi, la presidente della piccola Repubblica di Cina (dal 2016), Tsai Ing-wen, ha affermato che Taiwan non provocherà conflitti ma difenderà fermamente la propria sovranità e sicurezza nazionale.

Taiwan è autogovernata dal 1949, quando i comunisti di Mao Zedong presero il potere a Pechino dopo aver sconfitto i nazionalisti del Kuomintang (KMT) di Chiang Kai-shek in una guerra civile, spingendo il governo guidato dal KMT a ritirarsi sull’isola.

Pechino ha ribadito che le sue relazioni con Taiwan sono una questione interna. E si riserva il diritto di portare Taiwan sotto il controllo cinese, se necessario con la forza.

A Tokyo, Pelosi ha affrontato il furore diplomatico causato dal suo viaggio in Asia e a Taiwan, peccando probabilmente di imprudenza.

Pas trop de zèle, (soprattutto non troppo zelo) avrebbe detto Talleyrand, il grande diplomatico francese, ministro degli Esteri di Napoleone, ma anche regista occulto del Congresso di Vienna (del 1815) in cui la Francia uscì con il minimo dei danni. Un uomo capace di camminare con passo felpato sul filo di lana dei grandi mutamenti della storia europea, sempre in perfetto equilibrio. Un metodo che si potrebbe consigliare all’intemperante pelosi…

(Reuters)

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