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Inflazione record nell’area euro, ma l’economia cresce

Inflazione record nell’area euro, ma l’economia cresce

K metro 0 – Londra – L’inflazione nei Paesi europei che utilizzano la moneta comune ha segnato un’altra impennata nel mese di luglio, l’8.9 per cento rispetto all’8,6 del mese precedente. Ovviamente, spinta dall’aumento dei prezzi dell’energia scatenato dalla guerra della Russia in Ucraina. Sono dati pubblicati venerdì 29 luglio dall’agenzia statistica dell’Unione europea, riportati

K metro 0 – Londra – L’inflazione nei Paesi europei che utilizzano la moneta comune ha segnato un’altra impennata nel mese di luglio, l’8.9 per cento rispetto all’8,6 del mese precedente. Ovviamente, spinta dall’aumento dei prezzi dell’energia scatenato dalla guerra della Russia in Ucraina.

Sono dati pubblicati venerdì 29 luglio dall’agenzia statistica dell’Unione europea, riportati da Associated Press. Per mesi, l’inflazione ha raggiunto i livelli più alti dal 1997, anno in cui è iniziata la registrazione dell’euro, spingendo la Banca centrale europea ad aumentare i tassi di interesse la scorsa settimana per la prima volta in 11 anni, con l’obiettivo di contenere i prezzi.

Eppure, malgrado questo, l’economia nell’area euro è riuscita ad espandersi dello 0,7% da aprile a luglio rispetto al trimestre precedente, mentre negli Stati Uniti cresce il timore di una recessione. Le prospettive, però, sono altrettanto cupe per l’Europa. Secondo gli analisti, la crescita economica legata alla ripresa del turismo potrebbe essere l’ultimo barlume di notizie positive, mentre l’inflazione, la risalita dei tassi di interesse e l’aggravarsi della crisi energetica alimentata dalla guerra dovrebbero spingere l’area dell’euro in recessione nel corso dell’anno o nel 2023.

La crescita è già ristagnata in effetti in Germania, tradizionale motore economico dell’Europa, duramente colpita da una serie di tagli al gas naturale russo utilizzato per l’industria. La Francia ha evitato i timori di una recessione grazie a una modesta crescita dello 0,5% nel secondo trimestre, mentre Italia e Spagna hanno superato le aspettative con un’espansione rispettivamente dell’1% e dell’1,1%.

I prezzi dell’energia, invece, hanno segnato un’impennata del 39,7% a luglio, solo leggermente inferiore a quella di giugno a causa dei problemi di approvvigionamento del gas. Cibo, alcol e tabacco sono aumentati del 9,8% in maniera più rapida rispetto all’incremento registrato di giugno a causa dei maggiori costi di trasporto, della scarsità e incertezza sulle forniture ucraine.

Gli stessi Stati Uniti sono alle prese con un’inflazione elevata, ai massimi da 40 anni, ma a differenza dell’Europa han già visto la loro economia contrarsi per due trimestri consecutivi. Allo stesso tempo, il mercato del lavoro è più robusto rispetto a prima della pandemia Covid-19 e la maggior parte degli economisti, compreso il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, ha dichiarato di non ritenere che l’economia sia in recessione.

Molti, tuttavia, si aspettano che la recessione economica negli Stati Uniti inizierà verso la fine di quest’anno o il prossimo, proprio come in Europa. Il rischio in Ue è in gran parte legato alla sua dipendenza dall’energia russa, con Mosca che sta riducendo i flussi di gas naturale che alimentano le fabbriche, generano elettricità e riscaldano le case in inverno.

Un inverno freddo, quando la domanda di gas naturale aumenta, potrebbe ridurre i livelli di stoccaggio che i governi stanno cercando di riempire, ma che è stato reso molto più difficile dai tagli della Russia.

“Con le forniture di gas della regione ormai ridotte e l’inflazione destinata a rimanere alta per un po’ di tempo, è probabile che l’eurozona cada in recessione”, ha affermato Michael Tran, assistente economista di Capital Economics, in un’analisi di questa settimana. La Banca centrale europea ha iniziato ad alzare i tassi per raffreddare l’inflazione e si prepara a un’altra spinta a settembre, ma è rimasta indietro rispetto ad altre banche centrali come la Fed e la Banca d’Inghilterra nel rendere il credito più costoso, temendo l’impatto eccessivo dell’impennata dei prezzi dell’energia legata alla guerra. “Con una recessione incombente e un’inflazione che raggiunge nuovi massimi, la domanda è come la BCE risponderà a un’economia che si sta già raffreddando”, ha concluso.

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