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Fame zero entro il 2030, Rapporto dell’ONU: l’obiettivo si allontana

Fame zero entro il 2030, Rapporto dell’ONU: l’obiettivo si allontana

K metro 0 – New York – L’obiettivo era di sconfiggere fame, insicurezza alimentare e malnutrizione entro il 2030. Ma il mondo si sta allontanando ulteriormente da questo traguardo. Il picco dei prezzi di cibo, carburante e fertilizzanti innescato dalla guerra in Ucraina sta minacciando di spingere i paesi di tutto il mondo sull’orlo della

K metro 0 – New York – L’obiettivo era di sconfiggere fame, insicurezza alimentare e malnutrizione entro il 2030. Ma il mondo si sta allontanando ulteriormente da questo traguardo.

Il picco dei prezzi di cibo, carburante e fertilizzanti innescato dalla guerra in Ucraina sta minacciando di spingere i paesi di tutto il mondo sull’orlo della carestia Ne conseguiranno una destabilizzazione su scala globale, la morte per inedia e migrazioni di massa senza precedenti. E’ l’amara conclusione del Rapporto dell’ONU “The State of Food Security and Nutrition in the World” (SOFI) pubblicato da Fao, Unicef, International Fund for Agricultural Development (IFAD), Unicef, World Food Programme (WFP) e Organizzazione mondiale della sanità (OMS), diffuso mercoledì 6 luglio.

Un quadro sconfortante: dopo essere rimasta relativamente invariata dal 2015, la percentuale di persone colpite dalla fame è salita nel 2020 e ha continuato a salire nel 2021, fino al 9,8% della popolazione mondiale, contro l’8% del 2019 e il 9,3% del 2020; nel 2021, circa 2,3 miliardi di persone (29,3%) in tutto il mondo erano in una situazione di insicurezza alimentare moderata o grave – 350 milioni in più rispetto a prima dello scoppio della pandemia da Covid-19. Quasi 924 milioni di persone (11,7% della popolazione mondiale) hanno sofferto di insicurezza alimentare grave, con un aumento di 207 milioni in due anni.

“Il numero delle persone che soffrono la fame a livello mondiale è salito a ben 828 milioni nel 2021, ossia circa 46 milioni in più dal 2020 e 150 milioni in più dallo scoppio della pandemia di Covid-19”.

Il numero era di 135 milioni prima della pandemia di COVID-19 all’inizio del 2020. La “sottonutrizione”, indice di un consumo di cibo insufficiente a mantenere una vita attiva e sana, ha continuato ad aumentare nel 2021.

Secondo David Beasley, capo del World Food Programme dell’ONU, l’impatto del conflitto in Ucraina, “il granaio del mondo”, sulla disponibilità globale di cibo e sulla sicurezza alimentare “significa che il numero di persone cronicamente affamate nel mondo è probabilmente già molto più alto degli 828 milioni stimati”.

Prima della guerra Russia e Ucraina, insieme, rappresentavano quasi un terzo delle esportazioni mondiali di grano e orzo e metà del suo olio di girasole. La Russia e la Bielorussia sua alleata, nel frattempo, sono il secondo e il terzo produttore mondiale di potassio, un ingrediente chiave dei fertilizzanti.

Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha cercato di introdurre un pacchetto di interventi che consentirebbe all’Ucraina di riprendere le esportazioni di grano e altre materie prime e alla Russia di spedire grano e fertilizzanti sui mercati mondiali. Il portavoce delle Nazioni Unite. Stephane Dujarric, ha dichiarato mercoledì che le discussioni stanno continuando.

I capi delle cinque agenzie dell’ONU che hanno prodotto il rapporto sulla fame nel mondo, sostengono che oltre alle interruzioni delle catene di approvvigionamento dovute alla guerra in Ucraina, che stanno facendo salire i prezzi del cibo, anche eventi climatici più frequenti ed estremi stanno causando problemi di approvvigionamento, soprattutto nei paesi a basso reddito.

Sempre secondo il rapporto, la fame ha continuato ad aumentare lo scorso anno in Africa, Asia, America Latina e Caraibi, ma a un ritmo più lento rispetto al 2019-2020.

“Nel 2021, la fame ha colpito 278 milioni di persone in Africa, 425 milioni in Asia e 56,5 milioni in America Latina e nei Caraibi”, si legge.

Anche il divario di genere nell’insicurezza alimentare è cresciuto ancora nel 2021. In tutto il mondo, il 31,9% delle donne ha sofferto di insicurezza alimentare moderata o grave, rispetto al 27,6 % degli uomini: un divario di oltre 4 punti percentuali, rispetto ai 3 del 2020; quasi 3,1 miliardi di persone non potevano permettersi una dieta sana nel 2020, 112 milioni in più rispetto al 2019, come conseguenza dell’inflazione sui prezzi dei prodotti alimentari al consumo, a seguito delle ripercussioni economiche della pandemia e delle misure attuate per contenerla.

Guardando alla situazione dei giovanissimi, il Rapporto stima che il 22% dei fanciulli sotto i 5 anni — circa 149 milioni — abbia avuto una crescita e uno sviluppo stentati, mentre il 6,7% — 45 milioni — abbia sofferto di deperimento, la forma più mortale di malnutrizione. All’altra estremità della scala, il 5,7% dei giovani sotto i 5 anni, (39 milioni di persone) era in sovrappeso.

I cinque capi delle agenzie dellp’ONU, hanno affermato che l’intensificarsi della tripla crisi del clima, dei conflitti e della pandemia combinata con le crescenti disuguaglianze richiede “azioni più audaci” per far fronte a shock futuri.

Qu Dongyu, direttore generale dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, ha chiesto ai paesi di espandere la produzione alimentare, rafforzare le catene di approvvigionamento per sostenere i piccoli agricoltori e fornire denaro e altri mezzi importanti per la produzione di cereali e ortaggi e per proteggere il bestiame.

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