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“Capolavoro d’amore”: in un romanzo di Cappuccio lo spirito siciliano

“Capolavoro d’amore”: in un romanzo di Cappuccio lo spirito siciliano

K metro 0 – Palermo – Da non perdere questa estate, 2022, Capolavoro d’amore: romanzo ambientato a Palermo, dedicato a Franco Battiato, già amico carissimo dell’autore, Ruggero Cappuccio. E’ un romanzo che, calandosi nei misteri di una regione già mistero per se stessa, attraverso i suoi personaggi racconta la capacità di prescindere dal sé e

K metro 0 – Palermo – Da non perdere questa estate, 2022, Capolavoro d’amore: romanzo ambientato a Palermo, dedicato a Franco Battiato, già amico carissimo dell’autore, Ruggero Cappuccio.

E’ un romanzo che, calandosi nei misteri di una regione già mistero per se stessa, attraverso i suoi personaggi racconta la capacità di prescindere dal sé e dall’ego. E’ un racconto su quello che non siamo in grado di proteggere, poiché i protagonisti hanno tutti inevitabilmente perso qualcosa. La Sicilia è una terra che ha perso tantissime cose e occasioni e l’Italia, di riflesso, è un paese che ha perso, insieme ad essa, le stesse cose.

E’ un romanzo sulla perdita. Su ciò che non siamo in grado di tutelare e di prenderci cura. Perdiamo molte cose nella nostra vita e la perdita è un appuntamento irrinunciabile. Il tema della perdita non è un tema al quale possiamo sottrarci. Perdiamo persone care, perdiamo cose… Il furto, a Palermo di un celebre quadro del Caravaggio, mai più ritrovato, incipit del romanzo, segnando una ferita in terra siciliana, ferisce al tempo stesso l’intera nazione. E’ anche un paradigma tristissimo dell’assenza di cura che l’Italia, a volte, riserva a cose cui dovrebbe tenere di più..

La pittura, segno del passaggio in Sicilia del riottoso, ma religiosamente ispirato Caravaggio, era mal protetta, per non dire non protetta, perché stava dietro ad una serratura a due mandate, privo di ogni antifurto ed esposto in una chiesetta, dove due signorine nubili allestivano l’altare e sistemavano qualche garofano per una messa che avveniva una volta a settimana.

Sottratto il quadro, poi, si scatena l’apocalisse dei paradossi, perché prefetti che si dichiarano appassionati di Caravaggio non sapevano che ci fosse un Caravaggio a Palermo. A ruota li seguono Presidenti di Regione e di Provincia, che fanno strane dichiarazioni. Ad essi si aggiunge l’indignazione di Sciascia, del giornalista Mauro De Mauro, che da li a pochi mesi sparirà, a sua volta.

Una terra dove spariscono gli oggetti e le persone, una terra in cui tutto si svolge nei casolari, dove albergano, in tranquillità, furfanti e latitanti.

Secondo il critico Maurizio Marini, infatti, l’ultimo avvistamento del Caravaggio sarebbe avvenuto proprio in un casolare nel 2009.

Dal fatto, ben romanzato dall’autore, fuoriesce un grande paradigma del deformato sistema di protezione dell’identità.

“E questo è il microcosmo dell’individuo e cioè le perdite che l’individuo registra nella propria vita, afferma Ruggero Cappuccio ai nostri microfoni. Cui concorrono le perdite collettive e il furto del Caravaggio è una perdita collettiva. Ma ogni volta che c’è una perdita, c’è un’occasione, nel senso che la perdita è una crisi e le crisi rappresentano sempre degli appuntamenti di crescita”, chiosa, così, l’autore le nostre domande.

E’ un gioco di perdite concentriche, ma lo vedremo nell’arco del romanzo, in cui si evidenziano quantunque delle opportunità.

Esistono, per l’appunto delle opportunità rispetto alla perdita e rispetto alle autorealizzazioni personali. Difatti il protagonista, Manfredi, è una persona che insegue il desiderio di consapevolezza del destino della propria vita.

Manfredi, in sintesi, è un uomo che sta cercando la sua voce tra gli automatismi che ereditiamo, secondo la sequela (a volte tragica) della ripetizione di alcuni tratti appartenenti ai nostri antenati.

Ruggero Cappuccio (Torre Del Greco, 1964) è scrittore, drammaturgo e regista di teatro. Ricordiamo: Delirio Marginale (premio Idi 1993) e Il sorriso di San Giovanni (premio Ubu novità italiana 1997). Ha lavorato con Luca Ronconi, Riccardo Muti, Rimas Tuminas e Jan Fabre. Con La notte dei due silenzi è stato finalista al premio Strega 2008. Gli altri suoi romanzi sono Fuoco su Napoli (Feltrinelli, 2010; premio Napoli 2011) e La prima luce di Neruda (Feltrinelli, 2016). Inoltre ha pubblicato Paolo Borsellino. Essendo Stato (Feltrinelli, 2019).

di Laura Placenti

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