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Gas Russia, nuovi tagli, Ue e Italia puntano a diversificare le forniture

Gas Russia, nuovi tagli, Ue e Italia puntano a diversificare le forniture

K metro 0 – Mosca – Di fronte ad una quotidiana richiesta italiana di gas da parte di Eni, pari a circa 63 milioni di metri cubi, l’azienda russa Gazprom ha comunicato che d’ora in poi, fornirà solo il 50% di quanto richiesto, ha comunicato l’Eni sul sito del gruppo, riporta l’Adnkronos. “I motivi per

K metro 0 – Mosca – Di fronte ad una quotidiana richiesta italiana di gas da parte di Eni, pari a circa 63 milioni di metri cubi, l’azienda russa Gazprom ha comunicato che d’ora in poi, fornirà solo il 50% di quanto richiesto, ha comunicato l’Eni sul sito del gruppo, riporta l’Adnkronos.

“I motivi per i tagli di forniture che colpiscono un po’ tutta l’Europa, ci viene detto, sono tecnici, e una delle spiegazioni è che la manutenzione è difficile a causa delle sanzioni. Da parte della Germania e nostra, e di altri, riteniamo che queste siano bugie, che in realtà ci sia un uso politico del gas, come c’è un uso politico del grano”, aveva detto il premier italiano Mario Draghi, parlando a Kiev dopo l’annuncio della riduzione della fornitura all’Italia da parte di Gazprom.

Gazprom ha tagliato il gas anche alla Slovacchia (che acquista dalla Russia più dell’80 per cento del suo fabbisogno). Le forniture a Bratislava, ieri, sono già state ridotte del 50 per cento su quanto previsto dal contratto, ha reso noto l’azienda dell’energia Spp, citata dall’agenzia russa Tass, dopo che erano già iniziate a calare gradualmente negli ultimi giorni. I serbatoi di gas, però, sono pieni al 52 per cento. Il governo, quindi, non denuncia un’emergenza.

Nel frattempo il prezzo del gas torna a crescere. Il balzo è frutto appunto di diverse dinamiche: dalle riduzioni di gas annunciate da Gazprom sul Nord Stream 1 e sui flussi diretti ad Eni fino alla notizia che l’hub nel golfo del Texas, dal quale parte il Gnl statunitense per l’Europa, è fermo. Con una guerra energetica che torna a spaventare l’Europa, prosegue quindi la ricerca di nuovi partner per le forniture del gas.

Azerbaigian, Egitto e Israele sono in primo piano, dopo che già era stato concluso un accordo con l’Algeria. Anzitutto, è trapelata l’indiscrezione che l’Eni sia in trattative per aumentare le importazioni di gas dall’Egitto all’Italia e all’Europa. Il colosso italiano ha già un accordo con l’azienda energetica egiziana EGAS per aumentare i flussi di gas naturale liquefatto verso l’Europa di 3 miliardi di metri cubi all’anno.

La nuova – potenziale – intesa, allora, vedrebbe Eni ed Egitto aumentare la capacità di esportazione del gas nella sola Italia oltre tale livello entro i prossimi due anni. Inoltre, l’Ue ha firmato un memorandum d’intesa con Egitto e Israele, per un accordo sul gas israeliano liquefatto di passaggio negli impianti di lavorazione egiziani prima di essere spedito in Europa.

Con i nuovi tagli di gas da parte della Russia, è prevedibile che anche in Italia i prezzi voleranno. In questo contesto, la visita contemporanea di Draghi e von der Leyen a Tel Aviv è il chiaro segnale di quanto si stia facendo fitta la rete di relazioni con gli Stati che possono vendere combustibile e sostituire il fornitore russo. Le mire energetiche europee in Israele puntano al cavo elettrico che collega Israele con Cipro e la Grecia e a un gasdotto per gas naturale e idrogeno nel Mediterraneo orientale.

Per quanto riguarda l’Italia, Tel Aviv è cruciale per sfruttare il Leviathan, un enorme giacimento a 130 km da Haifa nella zona economica esclusiva e confinante con il giacimento Zhor, in Egitto, scoperto dall’Eni.

Si prevedono riserve di 600 miliardi di metri cubi, che diventerebbero 900 aggiungendosi al giacimento Tamar, attivo dal 2013.

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