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Scholz in missione nei Balcani promette porte aperte nell’Ue

Scholz in missione nei Balcani promette porte aperte nell’Ue

K metro 0 – Belgrado – Cinque paesi in 36 ore. Una missione diplomatica a tambur battente. Per annunciare, se non una certezza, un messaggio di speranza: alla fine i Balcani occidentali diventeranno parte dell’UE. Basta avere pazienza, non lasciarsi scoraggiare dalle resistenze. La diffusione di questo messaggio è lo scopo principale del suo viaggio

K metro 0 – Belgrado – Cinque paesi in 36 ore. Una missione diplomatica a tambur battente. Per annunciare, se non una certezza, un messaggio di speranza: alla fine i Balcani occidentali diventeranno parte dell’UE.

Basta avere pazienza, non lasciarsi scoraggiare dalle resistenze. La diffusione di questo messaggio è lo scopo principale del suo viaggio nella regione, iniziato venerdì mattina, preannunciato già verso metà maggio. Una missione che il Cancelliere tedesco si era impegnato a svolgere prima del Consiglio europeo del 21 giugno.

I paesi dei Balcani occidentali con aspirazioni di adesione all’UE – Montenegro, Serbia, Albania, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina e Kosovo – sono impegnati in un processo di riforme che dura da anni, aveva detto Scholz al parlamento di Berlino, mercoledì 18 maggio. “Onorare i nostri impegni nei loro confronti non è solo una questione di credibilità. Oggi più che mai, la loro integrazione è anche nel nostro interesse strategico”, aveva aggiunto, sottolineando l’influenza do potenze esterne nella regione.

Gli ostacoli, tuttavia, rimangono elevati in alcuni casi. Il Kosovo, ad esempio, che è solo un “potenziale” candidato all’ingresso nell’Ue, oltre ai soliti ostacoli della procedura di adesione – che prevede l’attuazione di efficaci misure contro la corruzione o di uno Stato di diritto funzionante – ha il problema che molti non lo considerano un’entità politica autonoma da quando si è separato dalla Serbia e dalla dichiarazione di indipendenza nel 2008.

Anche alcuni paesi membri dell’UE si rifiutano di riconoscerlo – perché temono le secessioni sul proprio territorio e quindi non vogliono creare un precedente – come la Spagna per esempio.

La difficile missione di Scholz in Serbia

Una forte resistenza all’espansione dell’UE verso i Balcani occidentali, è stata a lungo opposta soprattutto dalla Francia. Nel frattempo, però, a Parigi ci sono sicuramente segnali di cambiamento di atteggiamento, in seguito alla mutata situazione geopolitica dopo la guerra in Ucraina.

Nella sua seconda tappa, a Belgrado, Scholz ha incontrato Aleksandar Vucic, ex ministro della Propaganda sotto Slobodan Milosevic, e presidente della Serbia da cinque anni. Un politico che pratica una diplomazia altalenante tra Bruxelles e la Russia, vista come un paese fratello, con stretti legami con Pechino.

Solo pochi giorni fa aveva annunciato, raggiante, che il gas russo sarà disponibile anche per i prossimi tre anni, a prezzi più bassi di quelli pagati dagli altri paesi dell’Ue.

Ma la guerra in Ucraina ha detto Scholz, ha reso la stabilità nella regione ancora più importante ed è chiaro che un accordo per l’ingresso nell’Ue “deve chiarire anche la questione del riconoscimento del Kosovo, perché non è concepibile che due paesi che non si riconoscono repicrocamente diventino membri dell’Unione europea”. Da cui un nuovo invito a entrambe le parti a dialogare.

Durante il loro incontro venerdì a Belgrado, Scholz ha chiesto Vucic che la Serbia si unisca alle sanzioni imposte contro la Federazione Russa per la guerra in Ucraina. Lo ha confermato lo stesso Vucic nella conferenza stampa congiunta al termine del colloquio col Cancelliere tedesco: “In maniera decisa e tagliente, il Cancelliere ha chiesto alla Serbia di aderire alle sanzioni contro la Federazione Russa, cioè di sostenere le misure restrittive che l’Ue ha già adottato nei loro confronti.

E ha aggiunto: “Scholz ha affermato che la Germania sostiene la Serbia nel processo di adesione all’Unione europea, che si aspetta che la Serbia imponga sanzioni alla Russia e che si aspetta un cambiamento nei negoziati con Pristina” sul riconoscimento del Kosovo.

Scholz vuole attenersi al “Processo di Berlino”, come è stata definita la mediazione tedesca per i Balcani occidentali dal 2014, e invitare tutti i soggetti coinvolti a una conferenza nella capitale tedesca in autunno.

Ma in quella sede, potrà fare concessioni e promesse più sostanziali di quelle fatte durante la sua visita lampo? E’ assai improbabile che conflitti, che in alcuni casi durano da decenni, in altri da secoli, saranno risolti nel prossimo futuro e che pertanto verranno creati i prerequisiti per un’effettiva integrazione nell’UE.

Ma forse non è questo il punto, almeno per il momento. La questione essenziale adesso è che alla luce della guerra in corso in Ucraina, niente sarebbe meno desiderabile a Berlino e Bruxelles dell’apertura di un secondo fronte, ovvero una recrudescenza di quei conflitti, alcuni dei quali recentemente si sono riaccesi: ad esempio tra la Macedonia del Nord e la Bulgaria.

E qui Scholz potrebbe svolgere un importante ruolo diplomatico: quello di impegnarsi ad estinguere gli incendi regionali.

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