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Olanda; un documentario apre il dibattito sul razzismo nella polizia

Olanda; un documentario apre il dibattito sul razzismo nella polizia

K metro 0 – L’Aia – “La famiglia blu”, o “De Blauwe Familie” in olandese, ha scatenato una conversazione nazionale sul razzismo, con molti agenti che sperano possa finalmente portare a un cambiamento. Il documentario parla della cultura del bullismo e della paura nelle forze di polizia nazionali. Il film è stato trasmesso in anteprima

K metro 0 – L’Aia – “La famiglia blu”, o “De Blauwe Familie” in olandese, ha scatenato una conversazione nazionale sul razzismo, con molti agenti che sperano possa finalmente portare a un cambiamento.

Il documentario parla della cultura del bullismo e della paura nelle forze di polizia nazionali. Il film è stato trasmesso in anteprima dalla televisione olandese lunedì scorso, in concomitanza con il secondo anniversario dell’uccisione di George Floyd da parte della polizia del Minnesota.

“Non c’è modo di tornare indietro”, ha dichiarato Peris Conrad, all’Associated Press, uno degli agenti protagonisti del film. Nato nell’ex colonia olandese del Suriname, Conrad sognava da bambino di diventare un agente di polizia. Si è trasferito nei Paesi Bassi all’età di 4 anni e, dopo un periodo nell’esercito, è diventato una guardia di sicurezza.

Durante questo lavoro, ha avuto un incontro con agenti di polizia che cercavano informazioni sulla criminalità nella comunità surinamese. Gli agenti lo hanno incoraggiato a entrare in polizia, cosa che ha fatto, trascorrendo alla fine 26 anni di servizio. Ma Conrad, che è nero, ha ricordato come al primo anno di accademia di polizia i colleghi abbiano appeso una sua foto con disegnate le sbarre delle celle. La didascalia recitava: “La nostra scimmia in gabbia”. I capi della polizia hanno ricevuto una prima visione del film e hanno promesso di agire.

“Le storie personali rendono dolorosamente chiaro quanto sia grande l’impatto del razzismo e quanto durerà”, ha dichiarato il capo della polizia Henk van Essen in un comunicato. “Tutti noi abbiamo qualcosa da fare; non solo i dirigenti, ma i 65.000 colleghi, perché la sicurezza fuori inizia dalla sicurezza dentro”.

Il ministro della Giustizia Dilan Yesilgöz ha così commentato al talk show olandese “RTL Boulevard: “Non c’è spazio per il razzismo e la discriminazione nella nostra polizia”. Questa settimana il parlamento olandese ha votato a larga maggioranza per porre i dirigenti della polizia sotto una più severa supervisione, citando i suicidi avvenuti negli ultimi anni di tre agenti che avevano denunciato discriminazioni. Un rapporto del 1998 del Ministero degli Affari interni affermava che la discriminazione stava allontanando gli agenti di polizia con un background “migratorio”, definito come l’avere almeno un genitore nato all’estero.

Margot Snijders ha trascorso 30 anni nelle forze di polizia nazionali, compresi alcuni anni di lavoro sulle iniziative per la diversità e l’inclusione. “Le persone non si fidano di noi e non vogliono lavorare per noi”, ha dichiarato la Snijders, che compare anche in “The Blue Family”, all’Associated Press. La morte di George Floyd, avvenuta negli Stati Uniti due anni fa, ha suscitato proteste contro l’ingiustizia razziale nei Paesi Bassi e in tutto il mondo. Il primo articolo della Costituzione del Paese, affisso su manifesti in ogni stazione di polizia, vieta la discriminazione di qualsiasi gruppo. Gli olandesi si considerano difatti tra le persone più aperte e tolleranti del mondo.

“Sono anni che dico le stesse cose, ma solo ora ottengono una reazione positiva”, ha detto Snijders. Il sindacato della polizia olandese chiede una migliore consulenza in materia di salute mentale per gli agenti e una maggiore responsabilità per quelli che fanno battute razziste. Conrad vede la necessità di un cambiamento generalizzato, sia nella politica sia nella leadership. Nel frattempo, ha vietato al figlio ventenne di entrare in polizia.” Non voglio che viva questa esperienza”, ha concluso.

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