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Lezioni di vita dalle società indigene: il racconto di un antropologo americano

Lezioni di vita dalle società indigene: il racconto di un antropologo americano

K metro 0 – Idaho – Venticinque anni fa, John Ziker, che oggi insegna alla do Boise University dell’Idaho, era un giovane antropologo che lavorava nella Siberia settentrionale a contatto con cacciatori, pescatori e raccoglitori indigeni, che spesso si fermavano e offrivano solennemente qualcosa alla tundra. Piccole cose: monete, bottoni o fiammiferi spenti, considerate però

K metro 0 – Idaho – Venticinque anni fa, John Ziker, che oggi insegna alla do Boise University dell’Idaho, era un giovane antropologo che lavorava nella Siberia settentrionale a contatto con cacciatori, pescatori e raccoglitori indigeni, che spesso si fermavano e offrivano solennemente qualcosa alla tundra.

Piccole cose: monete, bottoni o fiammiferi spenti, considerate però essenziali. Si lasciava anche dell’altro, come il grasso delle renne selvatiche per alimentare il fuoco.

Perché questi riti? “Siamo i figli della tundra” rispondevano di solito gli indigeni. Oppure, “facciamo questi sacrifici perché la tundra ci dia più animali da cacciare l’anno prossimo”.

Sono pratiche che gli antropologi chiamano TEK (Traditional Ecological Knowledge: “conoscenza ecologica tradizionale” Credenze e tradizioni sul mondo naturale sono centrali in molte culture indigene in tutto il mondo. Compendiano ciò che le culture industrializzate considerano, separatamente, scienza, medicina, filosofia e religione.

Molti studiosi si sono chiesti se le società indigene siano più orientate di altre alla conservazione dell’ambiente. Di certo, gli stereotipi diffusi che idealizzano i gruppi indigeni come “un tutt’uno con la natura” sono semplicistici e potenzialmente dannosi per questi stessi gruppi.

Studi recenti, tuttavia, hanno sottolineato che i conservazionisti possono imparare molto dalla TEK su come gestire le risorse efficacemente. Secondo alcuni esperti, questa conoscenza tradizionale svolge un ruolo nella gestione globale dei cambiamenti climatici, perché promuove strategie “economiche, partecipative e sostenibili”.

Parte del suo successo deriva dal modo in cui suscita fiducia: tra i membri della comunità, tra gli uomini e la natura e tra le generazioni.

Osservando più da vicino le sue componenti, la prima, la “tradizione”, è qualcosa che è stata appresa dagli antenati. Che si tramanda.

“Ecologica” perché riguarda i rapporti tra gli organismi viventi e il loro ambiente. Deriva dall’antica parola greca oikos che significa “casa” o “abitazione”.

Infine per conoscenza (knowledge) i primi usi di questo termine in inglese si riferiscono al riconoscimento o al possesso di qualcosa, al confessare qualcosa e talvolta al riconoscimento della posizione o del titolo di una persona.

Questi significati ormai obsoleti enfatizzano le relazioni, un aspetto importante della conoscenza che l’uso moderno di questo termine spesso trascura, ma che è particolarmente importante nel contesto della tradizione e dell’ecologia.

La combinazione di queste tre definizioni aiuta a capire meglio cosa si intende per TEK: una strategia che incoraggia il rispetto per le forme ancestrali di insediamento. Non si tratta necessariamente di “leggi” o “regole” rigide né della semplice osservazione dell’ambiente.

La TEK è un modo di guardare il mondo che può aiutare le persone a connettersi con la terra in cui vivono, e a raccordare il loro comportamento con quello delle persone a cui sono connesse. Le pratiche indigene si basano su antichissime osservazioni dell’ambiente circostante e favoriscono comportamenti “virtuosi” al suo interno.

Da borghese americano trapiantato in una remota comunità in Siberia, Zicker imparava sempre cosa fosse “corretto” o “improprio”. Molte volte capitava che gli dicessero che quel che lui od altri avevano appena fatto era un errore dal punto di vista della conoscenza ecologica tradizionale.

Così ad esempio, quando tempo addietro morì la zia di qualcuno i membri della comunità dissero che era successo perché il nipote aveva ucciso troppi lupi l’inverno precedente.

Allo stesso modo, dopo essersi fermato a valutare la freschezza di alcune tracce di renne nella tundra, un cacciatore gli disse: “Lasciamo che vaghino d’inverno, così potranno tornare per l’anno prossimo e per quelli che verranno dopo di noi”. Un chiaro monito contro l’avidità e la caccia eccesiva dettato da una antica saggezza.

Una saggezza di cui non troviamo traccia solo in Siberia. Molti studi sono stati condotti per analizzare i parallelismi tra gli antichi atteggiamenti di rispetto per l’ambiente in Siberia, in Amazzonia, nel Nord America e in altre regioni.

Questi esempi illustrano come la conoscenza ecologica tradizionale sia un insieme di sistemi che accrescono la fiducia incoraggiando il rispetto per le forme tradizionali di insediamento umano nel mondo.

Una fiducia che serve a moderare i comportamenti egoistici. E la fiducia che l’ambiente fornirà, ad esempio, caribù da cacciare o pernici bianche da catturare, dipende dall’idea che le persone tratteranno l’ambiente in modo rispettoso.

In precedenza, Ziker aveva studiato la “prosocialità”. Ovvero i comportamenti che favoriscono la solidarietà e l’integrazione sociale: nella fattispecie le pratiche della condivisione del cibo, della cura dei bambini e dell’uso delle terre di caccia nella Siberia settentrionale.

Questi aspetti della vita dipendono dall’idea che i “veri” proprietari delle risorse naturali siano gli antenati e che essi puniscano e premino i comportamenti dei vivi. Questi modi di vedere sono incoraggiati dagli anziani e di capi, che elogiano il comportamento virtuoso e prosociale, mentre collegano i risultati negativi con l’egoismo.

La fiducia è una componente essenziale della reciprocità e della prosocialità.

Ridurre al minimo l’uso delle risorse oggi per migliorare il domani richiede fiducia e meccanismi per svilupparla. Questo vale anche in formazioni sociali più ampie, e persino tra nazioni. I gruppi sociali devono confidare nel fatto che gli altri non utilizzeranno le risorse che essi hanno protetto o non abuseranno delle proprie.

Molti esperti ambientali oggi tendono a tener conto degli insegnamenti delle società indigene nell’elaborazione delle politiche climatiche. In parte, anche perché studi recenti hanno dimostrato che nelle aree protette indigene, l’ambiente è meglio tutelato, come dimostra ad esempio la miglior conservazione del manto forestale.

E in parte per la crescente consapevolezza della necessità di proteggere i diritti e la sovranità dei popoli indigeni.

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