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La Polonia esorta gli altri paesi europei a imporre sanzioni all’energia russa

La Polonia esorta gli altri paesi europei a imporre sanzioni all’energia russa

K metro 0 – Bruxelles – La Polonia alza la voce e invitato i suoi partner dell’Unione europea a unirsi e imporre sanzioni a tappeto sui settori del petrolio e del gas naturale della Russia per la guerra in Ucraina, e a non cedere in alcun modo alle pressioni per pagare il loro gas in

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K metro 0 – Bruxelles – La Polonia alza la voce e invitato i suoi partner dell’Unione europea a unirsi e imporre sanzioni a tappeto sui settori del petrolio e del gas naturale della Russia per la guerra in Ucraina, e a non cedere in alcun modo alle pressioni per pagare il loro gas in rubli russi.

I ministri dell’Ue sono riuniti a Bruxelles per discutere la risposta alla decisione della Russia la scorsa settimana di chiudere i rubinetti del gas a Bulgaria e Polonia. Il gigante dell’energia Gazprom sostiene difatti che i due paesi non hanno pagato le loro bollette in aprile.

“Chiederemo sanzioni immediate su petrolio e gas russo. Questo è il prossimo passo, urgente e assoluto”, ha detto il ministro polacco del Clima e dell’ambiente Anna Moskwa. “Abbiamo già il carbone, ora è il momento del petrolio, e il secondo passo è il gas”.

La scorsa settimana, si ricorderà, il gigante russo dell’energia Gazprom ha tagliato le forniture a Bulgaria e Polonia, dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha detto che i paesi “ostili” devono iniziare a pagare la preziosa risorsa in rubli, la valuta della Russia. La Bulgaria e la Polonia hanno rifiutato di accettare il ricatto, come la maggior parte dei paesi dell’Ue. Altre bollette di Gazprom devono essere pagate il 20 maggio, e il blocco dei 27 paesi membri teme che la Russia possa chiudere altre forniture. La Russia, ovviamente, respinge le affermazioni di ricatto.

L’Ue a 27 nazioni importa circa il 40% del gas che consuma dalla Russia. Ma alcuni paesi membri, in particolare Ungheria e Slovacchia, sono più dipendenti di altri dalle forniture russe, e sta emergendo il sostegno per una graduale introduzione di un embargo sul petrolio.

La Germania crede che potrebbe farcela se le forniture di petrolio russo fossero tagliate da Mosca. Il ministro dell’economia Robert Habeck ha detto che il petrolio russo rappresenta ora il 12% delle importazioni totali, mentre prima della guerra era al 35%; e la maggior parte va alla raffineria Schwedt, vicino a Berlino.

“La Germania non è contraria a un divieto d’importazione di petrolio dalla Russia; naturalmente è un carico pesante da sopportare, ma siamo pronti a farlo”, ha detto Habeck alla stampa. Ha aggiunto che sarebbe utile qualche settimana o mese in più per trovare navi per il trasporto del petrolio e per preparare meglio i porti e gli oleodotti.

“Il tempo è utile, ma penso che altri paesi abbiano problemi più grandi, e come ho chiesto solidarietà o comprensione per la situazione tedesca, sono anche naturalmente disposto a capire la situazione forse più difficile per altri paesi”, ha affermato.

La maggior parte della riunione di oggi è incentrata sul sostegno delle forniture di gas e sul non cedere alla richiesta di Putin che le compagnie paghino il gas in rubli. Circa il 97% dei contratti europei sono stati conclusi difatti in euro o dollari.

La Commissione europea, ha avvertito che le aziende che cedono alla pressione di convertire gli euro in rubli attraverso due conti presso Gazprombank sarebbero in netta violazione delle sanzioni del blocco. “Non dovremmo sostenere Gazprombank e l’economia russa. Non siamo obbligati a seguire la legge di Putin. Abbiamo la legge europea.”, ha detto Moskwa. Ha poi precisato che le forniture di gas della Polonia non sono a rischio.

L’Ue nel frattempo ha colpito funzionari russi, oligarchi, banche, aziende e altre organizzazioni con una serie di sanzioni da quando le truppe russe hanno invaso l’Ucraina il 24 febbraio. La Commissione sta lavorando su un sesto pacchetto di misure, forse includendo restrizioni sul petrolio, e potrebbe annunciarle questa settimana. Le misure dovrebbero poi essere approvate dai paesi membri nei prossimi giorni.

Nonostante la pressione, il Vecchio continente vanta difatti una certa influenza nella disputa, dato che paga alla Russia 400 milioni di dollari al giorno per il gas, e sarebbe una gravissima perdita per le casse di Mosca se l’Ue dovesse optare per un taglio completo.

Al largo della costa olandese del Mare del Nord, nel frattempo, una petroliera è rimasta ferma all’ancora dopo che i lavoratori del porto di Amsterdam hanno detto che non avrebbero scaricato il suo carico di diesel russo. Il Sunny Liger, battente bandiera delle Isole Marshall, doveva inizialmente scaricare in Svezia, ma i portuali si sono rifiutati di eseguire il lavoro. I dipendenti portuali olandesi del sindacato dei portuali FNV si sono, infatti, rifiutati di scaricare la petroliera per solidarietà con i loro colleghi svedesi. La portavoce del sindacato Asmae Hajjari ha detto a NOS Radio 1 durante il fine settimana che “la nave non è la benvenuta”.

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