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Londra, il prezzo della “verde” spinge l’inflazione ai massimi

Londra, il prezzo della “verde” spinge l’inflazione ai massimi

K metro 0 – Londra – Famiglie e imprese del Regno Unito sono sempre più in difficoltà per l’impennata dell’inflazione, che lo scorso marzo ha toccato il 7 per cento, il livello più alto dal 1992, e che solo lo scorso febbraio si era attestato al 6,2%. La causa è il notevole aumento dei prezzi

K metro 0 – Londra – Famiglie e imprese del Regno Unito sono sempre più in difficoltà per l’impennata dell’inflazione, che lo scorso marzo ha toccato il 7 per cento, il livello più alto dal 1992, e che solo lo scorso febbraio si era attestato al 6,2%. La causa è il notevole aumento dei prezzi di benzina e diesel; i prezzi in sostanza aumentano più velocemente dei salari e sale anche la pressione sul governo per fare di più ad aiutare chi è in difficoltà.

E non è finita. Si prevede che il costo della vita aumenti ancora di più dopo che il tetto dei prezzi dell’energia è stato superato, facendo salire le bollette di gas ed elettricità per milioni di britannici. In particolare i prezzi medi della benzina sono aumentati di 12,6 centesimi al litro tra febbraio e marzo, il maggiore incremento mensile da quando le registrazioni sono iniziate nel 1990, ha comunicato l’Ufficio per le statistiche nazionali (ONS).

Nello stesso periodo del 2021 l’incremento era stato di soli 3,5 centesimi al litro; anche il diesel sale di 18,8 centesimi al litro quest’anno, rispetto a un aumento di 3,5 al litro di un anno fa. Il tasso d’inflazione è stato così più alto del 6,7% previsto dagli analisti, e sospinto al rialzo dagli aumenti di mobili, ristoranti e cibo. C’è da dire, inoltre, che le cifre di marzo non riflettono ancora l’aumento medio del 54% delle bollette energetiche scattato dal 1° aprile, con il superamento del tetto.

Insomma, dalla fine dell’anno scorso, i prezzi sono aumentati rapidamente, dato che le restrizioni pandemiche sono state allentate e le aziende hanno affrontato costi più alti per l’energia e le spedizioni, che hanno riversato di conseguenza sui consumatori. L’invasione russa dell’Ucraina ha poi fatto impennare il prezzo del petrolio e di altre materie prime; la Russia è difatti uno dei più grandi esportatori di petrolio del mondo e la domanda di “oro nero” da altri produttori è cresciuta dopo l’invasione, portandolo a prezzi più alti. Anche se il Regno Unito importa solo il 6% del suo greggio dalla Russia, è comunque penalizzato quando i prezzi globali salgono.

L’Ucraina e la Russia sono poi i principali fornitori mondiali di olio di girasole e la guerra ha inciso molto sui prezzi di tali beni. Nel Regno Unito, il prezzo degli olii e dei grassi alimentari è aumentato del 7,2% a marzo, secondo l’ONS. E non è finita, ci sono studenti laureandi in grande difficoltà nel terminare il percorso perché devono sborsare anche 100 o 120 sterline al mese in più per l’aggravio dei costi del carburante per spostarsi in auto.

Il forte aumento dei prezzi sta anche mettendo sotto pressione le imprese. Ad esempio, i ristoranti. Per l’aumento del salario minimo e del carburante e la fine degli sgravi IVA, alcuni ristoratori oggi spendono anche 500 sterline in più a settimana per le bollette energetiche. Il rischio di chiusura per molti di loro aumenta, perché è una spirale senza via d’uscita. I consumatori, infatti, preoccupati dal costo crescente della vita potrebbero uscire di meno, e in tanti titolari di locali, pur riversando gli aumenti sui clienti, potrebbero non farcela ad andare avanti.

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