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Spagna, la procura archivia le indagini sull’ex re Juan Carlos

Spagna, la procura archivia le indagini sull’ex re Juan Carlos

K metro 0 – Madrid – La Procura del Tribunale supremo di Madrid e la Procura Anticorruzione spagnole lo avevano già deciso lo scorso ottobre, secondo le indiscrezioni del principale quotidiano nazionale “El Pais”. Le procure stavano elaborando un ampio documento contenente le motivazioni. E alla fine la decisione di archiviare le tre inchieste per

K metro 0 – Madrid – La Procura del Tribunale supremo di Madrid e la Procura Anticorruzione spagnole lo avevano già deciso lo scorso ottobre, secondo le indiscrezioni del principale quotidiano nazionale “El Pais”.

Le procure stavano elaborando un ampio documento contenente le motivazioni. E alla fine la decisione di archiviare le tre inchieste per reati fiscali dell’ex monarca spagnolo, durate oltre due anni, è stata formalizzata mercoledì.

L’archiviazione potrebbe spianare la strada al ritorno in patria di Juan Carlos. Il re emerito, che ha oggi 84 anni, aveva abdicato a favore di suo figlio Felipe nel 2014. E si era poi autoesiliato, nel 2020, negli Emirati Arabi Uniti dopo l’apertura delle indagini nei suoi confronti. Sperava così, che questo avrebbe permesso a Felipe di svolgere le sue funzioni con la necessaria “calma e serenità”.

Le indagini riguardavano tre distinti filoni: l’esistenza di presunti fondi nascosti da Juan Carlos in paradisi fiscali; la presunta tangente di 100 milioni di dollari che gli avrebbe versato l’ex re saudita Abdallah come intermediario per la concessione, a un consorzio di imprese spagnole, nel 2012, dell’appalto per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità tra la Mecca e Medina, le due città sante dell’Islam; e infine il presunto utilizzo di fondi di un amico imprenditore messicano tramite un prestanome.

Tutte e tre le indagini sono state archiviate per motivi tra cui “la mancanza di prove incriminanti, la prescrizione, l’inviolabilità del capo dello Stato e l’avvenuta regolarizzazione fiscale” dei pagamenti dovuti all’erario da lui effettuati negli ultimi anni.

Il suo avvocato, Javier Sanchez-Junco, ha dichiarato che i pubblici ministeri “in nessuno dei casi … hanno riscontrato illeciti che potrebbero essere attribuiti al re Juan Carlos o comportamenti che potrebbero essere perseguibili penalmente”.

Sulla presunta tangente del defunto re Abdullah, i sospetti si sono incentrati sui 100 milioni di dollari (64.884 euro) versati dal monarca saudita nel 2008 su un conto bancario svizzero a cui Juan Carlos aveva accesso.

Ma la Procura ha detto che gli inquirenti “non hanno potuto stabilire, nemmeno indirettamente, alcun collegamento tra il suddetto pagamento di 64.884 euro e l’affidamento di un contratto di costruzione di una linea ferroviaria in Arabia Saudita”.

Anche i pubblici ministeri svizzeri, che avevano aperto un’indagine sulla stessa questione nel 2018, a dicembre avevano archiviato il caso per mancanza di prove.

Nel 2012 il re aveva donato la maggior parte di questo denaro alla sua ex amante, l’imprenditrice tedesca Corinna Larsen.

Alla fine del 2020, i pubblici ministeri spagnoli hanno affermato che stavano indagando sul suo possibile uso non dichiarato di carte di credito collegate a conti non intestati a suo nome: un possibile reato di riciclaggio di denaro.

Ma questi presunti reati sarebbero avvenuti dopo il 2014, quando ancora Juan Carlos, in qualità di re, godeva dell’immunità legale, e non poteva essere imputato.

Più o meno nello stesso periodo, è stata aperta un’altra indagine sulla presunta esistenza di un fondo fiduciario legato a Juan Carlos nell’isola di Jersey, un protettorato britannico al largo della Francia settentrionale considerato un paradiso fiscale.

Sebbene non sia mai stato accusato di alcun crimine, le indagini hanno contaminato la sua reputazione e quella della monarchia spagnola.

Da allora, Juan Carlos ha saldato due volte le imposte non pagate sul reddito non dichiarato per un totale di oltre cinque milioni di euro, onde evitare di essere accusato di un reato.

I pubblici ministeri che hanno deciso le archiviazioni confermato di aver individuato “somme defraudate al Tesoro” tra il 2008 e il 2012, ma l’indagine aveva “consentito il recupero di oltre 5 milioni di euro per l’erario”.

Felipe ha preso le distanze da suo padre. L’anno scorso ha rinunciato all’eredità di Juan Carlos e ha privato l’ex monarca dell’assegno di quasi 200.000 euro all’anno.

Uomo chiave nella transizione della Spagna alla democrazia dopo la morte del dittatore Francisco Franco nel 1975, Juan Carlos, insieme a Adolfo Suarez, resta tuttavia l’artefice di quello che storici e analisti considerano un “capolavoro politico”. Ovvero il passaggio dalla dittatura alla democrazia senza traumi e spargimento di sangue.

Ma ha fatto le spese della furia iconoclasta dei nuovi soggetti politici (come Podemos, Ciudadanos e il movimento nazional-populista e xenofobo VOX) che si sono contrapposti in questi ultimi anni ai due partiti maggiori (socialisti e popolari) che hanno governato nei precedenti 35 anni.

E hanno messo sotto accusa il “regime del 1978”, cioè la nuova Costituzione democratica, la legge elettorale fatta per blindare il bipartitismo, la legge sui partiti e anche l’istituzione monarchica, per la prima volta toccata dagli scandali.

AFP

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