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La Tunisia rispedisce in Italia i rifiuti smaltiti illegalmente

La Tunisia rispedisce in Italia i rifiuti smaltiti illegalmente

K metro 0 – Roma – Partono i bastimenti. O per meglio dire, fanno marcia indietro. Tornano da dove erano partiti. Due anni fa. Carichi di “monnezza”, per dirla nel dialetto della regione di provenienza: la Campania. Sono 213 containers colmi di rifiuti italiani: circa seimila tonnellate di eco-balle di spazzatura campana. Ormai ben stagionate.

K metro 0 – Roma – Partono i bastimenti. O per meglio dire, fanno marcia indietro. Tornano da dove erano partiti. Due anni fa. Carichi di “monnezza”, per dirla nel dialetto della regione di provenienza: la Campania.

Sono 213 containers colmi di rifiuti italiani: circa seimila tonnellate di eco-balle di spazzatura campana. Ormai ben stagionate. Visto che erano state trasferite in Tunisia nel 2020. Sono tornate nel porto di Salerno. Destinate ad essere stoccate, provvisoriamente… si dice, nel comprensorio militare di Persano, nel comune di Serre. Caricate su una nave nel porto tunisino di Sousse, sabato scorso, vengono restituite al mittente, perché smaltite irregolarmente nel paese magrebino, dopo una lunga disputa legale, durata quasi due anni, avviata da piccole ONG ambientaliste locali.

Città costiera dal fascino esotico, amata dal grande scrittore francese André Gide, con le sue vaste spiagge di sabbia bianca, il mare turchese scintillante, il sole ininterrotto e gli eleganti stabilimenti balneari, Sousse è meglio conosciuta come meta di vacanza. Ma recentemente è diventata famosa per motivi molto meno seducenti. Dal 2020, container pieni di rifiuti tossici italiani erano rimasti bloccati in un magazzino portuale.

Tra la fine di maggio e i primi di luglio 2020, 282 container sono stati esportati dalla società italiana Sviluppo Risorse Ambientali (SRA) dal porto di Salerno, in Campania, a questa città portuale tunisina. La società tunisina che li importa, Soreplast, ha dichiarato alla dogana che contenevano rifiuti di plastica avanzati dai processi di produzione, che Soreplast avrebbe poi riciclato.

Si è visto invece che contengono rifiuti domestici e ospedalieri, che è legalmente vietato importare in Tunisia.

La SRA è stata costituita nel 2008 con la vendita di un ramo di un’altra società, Fond.Eco. Entrambe sono finite poi al centro di un’indagine giudiziaria nel 2016 condotta dalla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) di Salerno. SRA è anche una delle società incluse in una relazione parlamentare italiana sul legame tra l’industria dei rifiuti e la criminalità organizzata.

I container sono stati la prima spedizione prevista da un contratto da 5 milioni di euro per lo smaltimento di 120.000 tonnellate di rifiuti italiani nelle discariche tunisine. Soreplast riceveva 48 euro per tonnellata di rifiuti.

213 container erano stati immagazzinati nel porto di Sousse. I restanti 69, inviati in un magazzino fuori città. I container e il loro contenuto sono marciti in questi magazzini per oltre un anno fino a quando non sono stati ufficialmente sequestrati dal governo tunisino lo scorso luglio. Ma sono rimasti al loro posto, con i loro odori nauseabondi, per altri sette mesi.

Il 28 dicembre 2021 il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, si è recato a Tunisi per colloqui con il presidente Kais Saied, in particolare per affrontare questa spinosa questione. Al termine dell’incontro, la presidenza tunisina ha pubblicato un comunicato sottolineando “la necessità di accelerare al più presto il rimpatrio dei rifiuti”.

L’11 febbraio è stato finalmente firmato un accordo per restituire i rifiuti all’Italia. Il ministero dell’Ambiente tunisino ha affermato, in un comunicato pubblicato dopo l’incontro, che “l’accordo prevede, tra l’altro, la restituzione immediata di 213 container su un totale di 282, dopo che 69 di essi sono andati bruciati in un incendio”.

Venerdì scorso i primi 213 container sono stati caricati su una nave turca, noleggiata dalle autorità italiane. La nave ha lasciato Sousse alle 20:00 ora locale di sabato, sotto lo sguardo di alcuni politici, una TV locale e di attivisti del Réseau Tunisie Vert, una ONG che si era impegnata a fondo perché questi rifiuti venissero rispediti in Italia.

Quasi non ci sembrava vero ha detto Nidhal Attia, coordinatore del programma per l’ambiente della Fondazione Heinrich Böll in Tunisia.

“Questa è una vittoria molto importante per la società civile tunisina”, che ha voluto impedire al proprio paese di diventare la pattumiera dell’Italia.

Il 21 dicembre 2020 12 funzionari pubblici e il ministro dell’Ambiente tunisino, Mustapha Larou, erano stati arrestati (cinque sono ancora in carcere). E complessivamente sono tate indagate 26 persone.

Fra queste, funzionari doganali, responsabili del laboratorio di analisi dei rifiuti dall’estero e il console tunisino a Napoli, Beya Ben Abdelbaki. Scomparso dall’elenco – e dalla Tunisia … – il proprietario di Soreplast, fuggito all’estero.

Tutti i rifiuti della Tunisia vengono gestiti in discarica. Il più grande del paese, a Borj Chakir, alla periferia di Tunisi, assorbe circa 3.000 tonnellate di rifiuti ogni giorno, una cifra notevolmente superiore alle 44 tonnellate al giorno consentite nelle discariche dell’UE. I sacchetti di plastica sono sparsi ovunque e i rifiuti hanno inquinato le vicine fonti d’acqua.

“Questo accordo italiano mostra come il nostro ambiente sia un altro settore direttamente colpito dalla corruzione e dal malgoverno”, ha affermato l’ambientalista Nidhal Attia.

“Questa è stata solo la prima ondata di container e ce ne sarebbero stati molti altri se non avessimo reagito con una forte protesta”.

Ma la protesta continuerà anche in Italia, dove da oggi inizieranno manifestazioni di cittadini all’ingresso dell’area di Persano, chiamati a raccolta dal sindaco di Serre Franco Mennella: «Martedì 22 febbraio saremo presenti in prossimità dei due ingressi che danno accesso al comprensorio militare di Persano per costruire presidi permanenti – ha detto il primo cittadino – oltre che perseguire tutte le vie legali e amministrative, porteremo avanti ogni forma di protesta pacifica sul campo per scongiurare l’arrivo dei container carichi di rifiuti».

foto@afp

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