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Libano, il rilancio del porto di Beirut mentre riprendono i negoziati con l’FMI

Libano, il rilancio del porto di Beirut mentre riprendono i negoziati con l’FMI

K metro 0 – Beirut – Accordo fatto per la gestione del terminal containers del porto di Beirut distrutto da una massiccia esplosione nel 2020. La gara attraverso la quale, dal 2004, lo Stato libanese assegna questo servizio è stata vinta da un colosso internazionale del settore: la compagnia di navigazione francese CMA CGM, che

K metro 0 – Beirut – Accordo fatto per la gestione del terminal containers del porto di Beirut distrutto da una massiccia esplosione nel 2020. La gara attraverso la quale, dal 2004, lo Stato libanese assegna questo servizio è stata vinta da un colosso internazionale del settore: la compagnia di navigazione francese CMA CGM, che ha attenuto un contratto di 10 anni.

Lo ha reso noto giovedì il ministro libanese dei Lavori pubblici, Ali Hamie, che ha detto ai giornalisti che il gruppo CMA CGM, leader mondiale nella spedizione e nella logistica, ha soddisfatto tutte le condizioni per gestire, far funzionare e mantenere il terminal dei container. Aggiungendo che l’accordo porterà alle casse statali “decine di milioni di dollari”.

La compagnia francese, insieme alla sua controllata Ceva Logistics, aveva offerto ai governi libanese e francese assistenza logistica e marittima per rispondere all’emergenza dopo l’esplosione del porto di Beirut nel 2020. E si era assicurata che tutto fosse sa posto per garantire “una perfetta continuità alle attività aziendali e per mantenere la fornitura dei beni di prima necessità al paese”.

Il Libano è alle prese con una crisi economica senza precedenti, radicata in decenni di corruzione e cattiva gestione da parte di una classe dirigente ostinata e inflessibile.

L’accordo potrebbe potenzialmente portare valuta forte di cui c’è un disperato bisogno nella piccola nazione di 6 milioni di persone, incluso 1 milione di rifugiati siriani.

L’esplosione del porto di Beirut, il 4 agosto 2020 (216 morti, migliaia di feriti e mutilati, interi quartieri della città distrutti) è stata una delle più grandi esplosioni non nucleari della storia, che ha causato un tremore in tutto il paese, avvertito fino all’isola di Cipro, a più di 200 chilometri di distanza.

Il porto oggi rimane distrutto, anche se in parte funzionante. Il gruppo CMA CGM ha dichiarato che le operazioni inizieranno il mese prossimo e dureranno 10 anni.

L’accordo include anche un piano di investimenti da 33 milioni di dollari per ricostruire e modernizzare il terminal (inclusi 19 milioni di dollari nei primi due anni), ha precisato Rodolphe Saadé, presidente di CMA CGM, (con doppia cittadinanza libanese-francese).

La compagnia, fondata in Libano 43 anni fa, gestisce già il terminal container nel secondo porto più grande del Libano, nella città settentrionale di Tripoli. Libano e Francia hanno, com’è noto, legami storici e la piccola nazione araba è stata un protettorato francese dopo la prima guerra mondiale fino all’indipendenza nel 1943.

Qualcosa forse si muove verso la ripresa economica del Libano. Ma c’è chi resta invece fermo, inchiodato alla sua poltrona. Come il governatore della Banca centrale libanese, Riad Salameh. Continua, imperterrito, a lavorare nel suo ufficio, dove ha presieduto una riunione mercoledì.

In barba ai servizi di sicurezza, che il giorno prima lo hanno cercato per un’udienza in tribunale per presunta cattiva condotta.

Salameh, che ha guidato la Banca centrale per quasi tre decenni, è stato accusato di frode e altri comportamenti scorretti dopo il tracollo finanziario del Libano nel 2019.

Deve affrontare anche una serie di altre indagini nei paesi europei. Ma ha negato qualsiasi illecito definendo le accuse contro di lui come motivate politicamente.

E come se non bastasse ha chiesto il licenziamento del giudice Ghada Aoun che indaga su di lui, accusandolo di parzialità.

Martedì la Sicurezza di Stato ha cercato Salameh presso la banca centrale e due residenze personali, ma non è stata in grado di localizzarlo.

L’operazione era stata ostacolata, secondo indiscrezioni di stampa, dalla Forza per la sicurezza interna (ISF) il cui capo, Imad Osman, è stato accusato, da Aoun, di aver impedito l’esecuzione di un ordine giudiziario.

Ma l’ISF lo ha smentito spiegando che Osman aveva parlato al telefono con il capo della Sicurezza di Stato e che i due stavano lavorando in coordinamento.

E’ opinione diffusa che l’Isf e e la Sicurezza dello Stato abbiano diverse alleanze all’interno del sistema politico confessionale libanese.

Salameh ha dovuto sottostare a un maggiore controllo dall’inizio del crollo finanziario del Libano, ma continua a godere del sostegno di politici di alto livello, incluso il primo ministro.

E intanto, mentre gli alti “mandarini” libanesi continuano a fare i loro giochi, che il popolo non trova affatto divertenti, l’inflazione ha raggiunto livelli altissimi. Un dollaro vale oggi circa 23.000 lire libanesi.

Il governo sta lavorando alla ripresa dei negoziati con il Fondo Monetario Internazionale, interrotti nel 2020. Tutte trattative che però non presentano, ad oggi, la minima trasparenza di fronte all’opinione pubblica, (come osserva il giornalista Ali Noureddeen sul sito web di Megaphone, una piattaforma multimediale in lingua arba). Ma vanno avanti senza coinvolgere né l’opinione pubblica né i gruppi sociali interessati al piano del governo. E senza mostrare, da parte dell’FMI, alcuna preoccupazione per il consenso interno sul piano in gestazione che prevede una serie di progetti di cooperazione tra il settore pubblico e privato, quando non veri e propri piani di privatizzazione per rafforzare la valuta a beneficio dello Stato e ricapitalizzare la Banca Centrale libanese (quella presieduta dal tanto discusso Salameh…) con questa liquidità.

AP/Reuters

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