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Francia, punta al nucleare e alle fonti rinnovabili. Germania: utilizza il soft power

Francia, punta al nucleare e alle fonti rinnovabili. Germania: utilizza il soft power

K metro 0 – Parigi – Francia e Germania, due Stati che costituiscono il motore dell’integrazione europea, stanno adottando soluzioni differenti per affrontare, nel modo più efficace ed efficiente possibile, le sfide causate dal cambiamento climatico. Da un lato, Emmanuel Macron rimette la costruzione dei reattori nucleari al centro della politica energetica francese. Oggi, il

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K metro 0 – Parigi – Francia e Germania, due Stati che costituiscono il motore dell’integrazione europea, stanno adottando soluzioni differenti per affrontare, nel modo più efficace ed efficiente possibile, le sfide causate dal cambiamento climatico.

Da un lato, Emmanuel Macron rimette la costruzione dei reattori nucleari al centro della politica energetica francese. Oggi, il Presidente ha dichiarato che lo Stato francese costruirà almeno sei nuovi reattori nucleari nei decenni futuri. “Siamo fortunati a poter contare, in Francia, su una forte industria nucleare, ricca anche sul piano delle competenze e del know – how” – commenta Macron. Allo stesso tempo, in Francia, si sta tentando di velocizzare lo sviluppo di fonti di energia eolica e solare. La svolta, avvenuta in Francia, giunge infatti in periodo di difficoltà finanziarie per la società Edf, responsabile dell’erogazione dell’energia elettrica e della gestione delle centrali nucleari. Tuttavia, Macron ha rassicurato l’opinione pubblica francese, ricordando che lo Stato investirà decine di migliaia di euro nei nuovi progetti sul nucleare e non lascerà Edf al suo destino.

Anche la diplomazia tedesca si è mossa con decisione nell’affrontare la questione ambientale ed energetica, considerata come una delle tematiche centrali del Ventunesimo secolo. Inoltre, il ministro degli esteri, Annalena Baerbock, del partito ambientalista dei Verdi, ha ufficialmente deciso di trasformare le 226 missioni diplomatiche tedesche all’estero in “ambasciate per il clima”.

Questi cambiamenti hanno richiesto una riorganizzazione e una riallocazione delle risorse. Inoltre, la Baerbock ha nominato una nuova inviata tedesca per il clima, l’ex Presidente di Greenpeace, Jennifer Morgan. La nomina di questo nuovo esponente, nella diplomazia tedesca, ha prodotto un certo disappunto, tra i conservatori cristiano – democratici. Juergen Hardt, infatti, considera questo evento come una perdita della capacità di persuasione della politica estera tedesca. La Baerbock ha respinto al mittente le accuse, sottolineando che la Morgan è la persona più adatta a svolgere questo ruolo. La ex – Presidente di Greenpeace commenta così il suo nuovo incarico: “la transizione energetica è chiaramente un soft power della politica estera tedesca e io lo userò attivamente.” Infatti, la Germania è l’unica nazione europea che, ad oggi, non utilizza più il nucleare, terminerà di impiegare il carbone alla fine del decennio e ricorrerà unicamente ad energie rinnovabili entro il 2045”.

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Luca Testa
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