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‘Bloody Sunday’, commemorazioni a Derry, tra ingiustizia e rabbia

‘Bloody Sunday’, commemorazioni a Derry, tra ingiustizia e rabbia

K metro 0 – Belfast – Oggi, la città di Derry, nell’Irlanda del Nord, commemora uno dei giorni più bui della storia moderna del Regno Unito, quando, 50 anni fa, le truppe britanniche aprirono il fuoco contro i manifestanti per i diritti civili senza aver subito alcuna provocazione. A Derry, all’entrata del quartiere cattolico di

K metro 0 – Belfast – Oggi, la città di Derry, nell’Irlanda del Nord, commemora uno dei giorni più bui della storia moderna del Regno Unito, quando, 50 anni fa, le truppe britanniche aprirono il fuoco contro i manifestanti per i diritti civili senza aver subito alcuna provocazione.

A Derry, all’entrata del quartiere cattolico di Bogside su un muro una scritta con caratteri cubitali, proclama: “Stai entrando a Free Derry“. É questo fine settimana, mentre i parenti delle vittime si preparano a ripercorrere lo stesso itinerario di quel tragico 1972, il murale aggiunge: “Non c’è giustizia britannica“.

“Pensavamo che quel giorno potessero esserci disordini, ma niente, niente di simile a quello che è successo. All’inizio pensavamo fossero proiettili di gomma”, ha detto Nash, uno dei manifestanti di allora che ora ha 73 anni, all’AFP. “È importante che il resto del mondo veda cosa ci hanno fatto quel giorno. Ma vedremo mai giustizia? Mai, soprattutto non da Boris Johnson”.

Dopo che un rapporto iniziale del governo britannico, ha in gran parte scagionato i paracadutisti e le autorità, un’indagine durata 12 anni, documentata con 5.000 pagine, ha rilevato nel 2010, che all’epoca dei fatti, le vittime erano disarmate e non rappresentavano una minaccia e che il comandante dei soldati violò i diritti dei manifestanti. “Nell’inchiesta siamo giunti alla conclusione che le sparatorie erano ingiustificate e ingiustificabili”, ha detto sabato alla radio della BBC Mark Saville, ex giudice e membro della Camera dei Lord del Regno Unito.

L’anniversario della “domenica di sangue” arriva mentre la pace nell’Irlanda del Nord, iniziata con gli accordi di Pasqua del 1998, è resa ancora più difficile dalla Brexit, e con le famiglie delle vittime del massacro, che ancora attendono giustizia nei confronti dei soldati inglesi coinvolti nella strage, che invece probabilmente non saranno mai processati.

Il primo ministro del Regno Unito questa settimana ha definito Bloody Sunday un “giorno tragico nella nostra storia”. Ma il suo governo sta spingendo per far approvare una legge che secondo i critici equivale a un’amnistia per tutti gli omicidi avvenuti durante i tre decenni di disordini settari in Irlanda del Nord, anche da parte delle forze di sicurezza.

Tredici manifestanti morirono la Bloody Sunday, quando i paracadutisti aprirono il fuoco a Derry, attraverso strade strette e lande desolate. Alcune delle vittime sono state colpite alla schiena, o mentre erano a terra, o mentre sventolavano fazzoletti bianchi.

Allora come oggi, Londonderry – Derry per i nazionalisti filo-irlandesi – era una città in gran parte cattolica. Ma abitazioni, lavoro e istruzione furono a lungo riservati a favore della minoranza protestante filo-britannica.

“Il comportamento del governo intorno al processo di pace è stato estremamente sconsiderato”, ha detto la professoressa Deirdre Heenan, residente a Derry e insegnante di politica sociale all’Università dell’Ulster, riporta l’Afp.

Una ricostruzione dettagliata della strage è stata fatta anni fa dal collega giornalista, appassionato di storia irlandese Fausto Federici, nel suo libro inchiesta “Irlanda Morire perché”.

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