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L’ombra della Cina sulla sicurezza di porti e aeroporti europei

L’ombra della Cina sulla sicurezza di porti e aeroporti europei

K metro 0 – Bruxelles – Dispositivi di screening di sicurezza, prodotti da un’unica azienda cinese, la Nuctech, legata all’esercito e ai vertici del Partito Comunista della Cina sono ormai dislocati in alcuni dei punti più sensibili del mondo. E in particolare dell’Europa. Lo stato dell’arte è stato riassunto da una recente inchiesta di Erika Kinetz

K metro 0 – Bruxelles – Dispositivi di screening di sicurezza, prodotti da un’unica azienda cinese, la Nuctech, legata all’esercito e ai vertici del Partito Comunista della Cina sono ormai dislocati in alcuni dei punti più sensibili del mondo. E in particolare dell’Europa. Lo stato dell’arte è stato riassunto da una recente inchiesta di Erika Kinetz per l’Associated Press.

Nel 2019, Nuctech ha dichiarato di aver installato più di 1.000 scanner in Europa per dogane, aviazione civile, porti e organizzazioni governative. Gli aeroporti di Londra, Amsterdam, Bruxelles, Atene, Firenze, Pisa, Venezia, Zurigo, Ginevra e più di una dozzina in tutta la Spagna hanno tutti firmato accordi per apparecchiature Nuctech.

Quattro dei cinque Stati membri della NATO ai confini con la Russia – Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia – hanno acquistato attrezzature Nuctech per i loro valichi di frontiera con la Russia. E così pure la Finlandia.

I due porti più grandi d’Europa — Rotterdam e Anversa – che insieme hanno movimentato più di un terzo delle merci, in entrata e in uscita dai principali porti dell’UE nel 2020 utilizzano dispositivi Nuctech.

Anche altri stati chiave ai margini dell’Ue, tra cui Regno Unito, Turchia, Ucraina, Albania, Bielorussia e Serbia, hanno acquistato scanner Nuctech, alcuni dei quali sono stati donati o finanziati con prestiti a basso interesse da banche statali cinesi.

Questo comincia a preoccupare un numero crescente di politici e responsabili della sicurezza occidentali, che temono che la Cina possa sfruttare le apparecchiature Nuctech per sabotare i punti di transito chiave o ottenere l’accesso illecito a dati governativi, industriali o personali dagli elementi che passano attraverso i suoi dispositivi.

Una storia lunga, che comincia con l’installazione di Nuchtech in Polonia, il cavallo di Troia per lo sbarco in Europa. Una fabbrica in apparenza europea, realizzata però con soldi e tecnologia made in China.

Un’operazione avviata da Hu Haifeng, il “principino”. Hu, classe 1972, informatico di professione, è figlio di Hu Jintao, ex segretario generale del partito e presidente della Repubblica popolare.

Haifeng è un astro nascente pronto a scalare, si dice, le vette del Congresso del Popolo per succedere a Xi Jinping. La sua scalata è strettamente legata alla nuova ”era digitale” e all’ambizione della Cina di diventare la prima superpotenza totalitaria al mondo basata sulla tecnologia.

Presidente di Nuchtech, un colosso cinese che scruta tutto quello che si muove nel mondo, dagli aeroporti ai porti, dai vagoni ferroviari agli scali industriali, è sbarcato in Occidente installando la sua fabbrica in un paese di confine europeo, la Polonia, con il costo della manodopera più vicino a quello cinese.

E così, in breve tempo, il World Economic Forum di Davos, i porti più grandi d’Europa, gli aeroporti del Vecchio Continente, da Amsterdam ad Atene, i confini della NATO con la Russia, sono finiti per dipendere dalle apparecchiature di controllo prodotte da Nuctech, diventata leader mondiale per scanner di merci e veicoli.

Producendo in Europa, Nuchtech mantiene i prezzi bassi per i suoi dispositivi, perché, spiegano i suoi dirigenti, “non dobbiamo importare merci dagli Stati Uniti o da altri paesi. La nostra catena di approvvigionamento è molto efficiente con i fornitori locali”.

Nuctech sta battendo i suoi concorrenti, europei e americani, sia in termini di prezzo che di qualità, sostiene Jostein Engen, direttore degli appalti dell’agenzia doganale norvegese, che ha lanciato una gara per l’acquisto di un nuovo scanner per carichi per il checkpoint di Svinesund, al confine con la Svezia.

Con l’aumento della sua quota di mercato, è cresciuta anche la diffidenza verso l’azienda e il sospetto per le inconfessabili aspirazioni della Cina di mettere sotto controllo cittadini e luoghi, dati sensibili e privacy, mediante un’industria che di fatto è parte dell’élite controllata dal Partito-Stato.

Bloccata fuori dagli Stati Uniti per anni a causa di problemi di sicurezza nazionale, Nuchtech ha fatto però breccia in tutta Europa, installando i suoi dispositivi in 26 dei 27 Stati membri dell’UE.

La complessità della struttura proprietaria di Nuctech e la sua presenza globale in espansione hanno sollevato allarmi su entrambe le sponde dell’Atlantico.

I suoi critici sostengono che il governo cinese ha effettivamente sovvenzionato la società in modo che possa minare i concorrenti e dare a Pechino un potenziale influenza su importanti infrastrutture in Occidente.

“I dati elaborati da questi dispositivi sono molto sensibili. Sono dati personali, dati militari, dati cargo. Potrebbero essere in gioco segreti commerciali”, secondo Bart Groothuis, direttore della sicurezza informatica presso il ministero della Difesa olandese prima di diventare europarlamentare. C’è il rischio di diventare dipendenti “da un attore straniero che è un avversario geopolitico e un rivale strategico”.

Anche le preoccupazioni sui diritti umani stanno generando venti contrari per Nuctech. La società intrattiene affari con la polizia e altre autorità nella regione dello Xinjiang, nella Cina occidentale, dove Pechino è accusata di genocidio per incarcerazione di massa e abuso di minoranze musulmane uiguri.

In Europa molti pensano che non si abbiano a disposizione strumenti per resistere a questa potenziale ingerenza. Diversi Stati membri dell’Ue hanno espresso opinioni opposte sui rischi per la sicurezza dei dispositivi Nuctech. Ma nessuno è stato in grado di calcolare con precisione quanti sono stati installati in tutto il continente e dove.

Nuctech ribatte che le operazioni europee di Nuctech sono conformi alle leggi locali, inclusi severi controlli di sicurezza e regole sulla privacy dei dati.

“Il nostro cliente decide cosa succede con i dati”, ha affermato Robert Bos, vicedirettore generale di Nuctech nei Paesi Bassi, dove l’azienda ha un centro di ricerca e sviluppo.

Nuctech, lamenta Bos, è vittima di accuse infondate che hanno ridotto la sua quota di mercato in Europa quasi della metà dal 2019.

“Nei 20 anni in cui abbiamo consegnato installato questi dispositivi non abbiamo mai avuto problemi di violazioni o perdite di dati”.

Oltre ai sistemi di scansione per persone, bagagli e merci, l’azienda produce rilevatori di esplosivi e dispositivi interconnessi in grado di riconoscere il volto, misurare la temperatura corporea e identificare la carta d’identità o il biglietto.

I critici temono che in base alle leggi sull’intelligence cinese, che richiedono alle società cinesi di consegnare i dati richiesti dalle agenzie di sicurezza statale, Nuctech non sarebbe in grado di resistere alle richieste di Pechino di consegnare dati sensibili sui cargo, le persone e i dispositivi che passano attraverso i suoi scanner. Dicono che c’è il rischio che Pechino possa utilizzare la presenza di Nuctech in tutta Europa per raccogliere big data sui flussi commerciali transfrontalieri, estrarre informazioni dalle reti locali, come dati di spedizione o informazioni sui passeggeri, o di sabotare i flussi commerciali nei casi di un conflitto.

Ciò che è chiaro è che Nuctech, sin dalle sue origini, è stata legata al governo cinese, agli interessi accademici e militari. E’ stata fondata come propaggine della Tsinghua University, un’università pubblica di ricerca d’élite a Pechino. Ed è cresciuta con il sostegno del governo cinese.

Datenna, una società di intelligence economica olandese, ha ricostruito la struttura proprietaria di Nuctech individuando che comprende, quattro imprese statali e tre enti governativi.

L’azionista di maggioranza è Tongfang Co., che detiene una quota del 71%. Il maggiore azionista di Tongfang, a sua volta, è il braccio di investimento della China National Nuclear Corp. (CNNC), un conglomerato statale per l’energia e la difesa controllato dal Consiglio di Stato cinese. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti classifica la CNNC come una compagnia militare cinese perché condivide tecnologie e competenze avanzate con l’Esercito popolare di liberazione.

Xi Jinping ha ulteriormente offuscato i confini tra le attività civili e militari della Cina e ha accresciuto il potere del Partito Comunista nelle imprese private, attraverso la creazione di decine di veicoli finanziari sostenuti dal governo progettati per accelerare lo sviluppo di tecnologie che hanno applicazioni sia militari che commerciali.

In effetti, uno di quei veicoli, il National Military-Civil Fusion Industry Investment Fund, ha annunciato, nel giugno 2020, di voler acquisire una partecipazione del 4,4% nell’azionista di maggioranza di Nuctech, insieme al diritto di nominare un amministratore nel consiglio di Tongfang.

Ma ci sono altri collegamenti tra la struttura proprietaria di Nuctech e il fondo civile-militare.

La China National Nuclear Corp (CNNC), che ha una partecipazione del 21% in Nuctech, detiene una partecipazione di oltre il 7% nel fondo. Condividono anche il personale: Chen Shutang, dirigente della CNNC e capo contabile dell’azienda, funge da direttore del fondo.

Nuctech sostiene che le sue operazioni sono modellate dalle forze di mercato, non dalla politica, e afferma che la CNNC non controlla la sua gestione aziendale o il processo decisionale.

Ma Jaap van Etten, ex diplomatico olandese e amministratore delegato di Datenna, sostiene che la domanda è “se vogliamo o meno consentire a Nuctech, che è controllata dallo Stato cinese e collegata al suo esercito, di essere coinvolta in parti cruciali del nostro sistema di sicurezza e delle infrastrutture delle nostre frontiere”.

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