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Libano: L’ex premier Hariri non correrà alle prossime elezioni parlamentari

Libano: L’ex premier Hariri non correrà alle prossime elezioni parlamentari

K metro 0 – Beirut – L’ex primo ministro Saad Hariri ha annunciato che sospenderà il suo coinvolgimento nelle attività politiche e non correrà alle prossime elezioni parlamentari. La sua famiglia ha dominato il panorama politico sunnita del Libano per più di tre decenni dalla fine della guerra civile del paese nel 1990. Nel sistema

K metro 0 – Beirut – L’ex primo ministro Saad Hariri ha annunciato che sospenderà il suo coinvolgimento nelle attività politiche e non correrà alle prossime elezioni parlamentari. La sua famiglia ha dominato il panorama politico sunnita del Libano per più di tre decenni dalla fine della guerra civile del paese nel 1990. Nel sistema libanese, dove i seggi parlamentari sono assegnati sulla base di una quota settaria, la stragrande maggioranza dei legislatori sunniti fa parte del partito Future M.

“Sono convinto che non c’è nessuna opportunità per il Libano a causa dell’influenza iraniana, della nostra indecisione con la comunità internazionale, delle divisioni interne e settarie, ho così deciso di sospendere il lavoro nella vita politica e anche il Movimento Futuro. Non correrò alle elezioni, né lo farà il Movimento Futuro”, ha così comunicato Hariri in un discorso televisivo oggi.

Le elezioni parlamentari sono previste per il 15 maggio 2022. I libanesi si recheranno alle urne per la prima volta dopo la rivolta popolare nazionale di fine 2019 e dall’esplosione del porto di Beirut nell’agosto 2020 che ha ucciso più di 200 persone e raso al suolo diversi quartieri della capitale. Il Libano è anche alle prese con una continua e preoccupante crisi economica che ha fatto scivolare più di tre quarti della popolazione nella povertà in poco più di due anni.

Hariri ha di conseguenza rimarcato l’obiettivo di prevenire un’altra guerra civile libanese in mezzo a tensioni crescenti e di migliorare il benessere dei libanesi; ha aggiunto che i compromessi che ha stretto con gli avversari politici per prevenire la guerra hanno indebolito la sua capacità di migliorare l’economia. “Questi accordi potrebbero essere la ragione della mia incapacità di rendere la vita migliore ai libanesi, la storia lo giudicherà”, ha dichiarato, citando la perdita di ricchezza personale e di alleati locali e regionali.

Hariri era stato nominato per la terza volta primo ministro con le elezioni di fine di ottobre 2020, tuttavia, si è dimesso il luglio seguente dopo lo stallo politico e le continue dispute con il presidente Michel Aoun. Saad Hariri è stato il leader del partito a maggioranza sunnita Future Movement per più di 15 anni, dopo l’assassinio di suo padre, il magnate d’affari ed ex primo ministro Rafic Hariri nel febbraio 2005. L’alto funzionario del Movimento del Futuro ed ex parlamentare Mustafa Allouch ha riferito ad Al Jazeera che un fattore significativo dietro la decisione di Hariri è la crescente influenza e potere politico di Hezbollah, sostenuto dall’Iran in Libano, e che i funzionari del Movimento del Futuro sono ora divisi sull’opportunità di candidarsi alle elezioni parlamentari da soli o no. “Mi candiderò solo se in accordo con Hariri e come parte di un movimento a livello nazionale che si oppone a Hezbollah”, ha a quel punto replicato Allouch. Negli ultimi anni, secondo gli esperti, la maggior parte degli alleati locali di Saad Hariri lo ha visto come troppo diplomatico con Hezbollah e i loro alleati nel governo, che non hanno così ricambiato i suoi compromessi e indebolito invece Hariri e il potere politico del Movimento per il Futuro nel tempo. “Per molti versi, Hariri ha perso terreno interno e non è in grado di vincere le elezioni in Libano a causa delle sue alleanze frammentate e del debole sostegno di qualsiasi gruppo interno”, ha chiarito ad Al Jazeera Imad Salamey, professore associato di affari mediorientali presso l’Università americana libanese.

Hariri era strettamente alleato con i paesi del Golfo, soprattutto con l’Arabia Saudita. Di fatto, i legami del Libano con il Regno, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain e il Kuwait si sono deteriorati negli ultimi mesi. Questi Stati citano il coinvolgimento di Hezbollah, sostenuto dall’Iran, nei conflitti regionali, soprattutto in Yemen contro una coalizione guidata dall’Arabia Saudita, come una ragione fondamentale. In realtà il Libano ha troppi dittatori per essere una democrazia; si vanta di essere una democrazia, ma non ha una solida tradizione democratica. L’ex primo ministro Salim Al-Hoss, un accademico e intellettuale diventato politico nelle ore più buie del paese, ha descritto il Libano come un paese con molte libertà ma pochissima democrazia. Una descrizione che ben rappresenta la realtà. La vita politica in Libano è distorta, mutilata e deformata; non ha partiti politici, ha culti. Non si può avere una democrazia se i partiti politici che sono la base della vita pubblica non sono essi stessi democratici. In Libano, i partiti politici sono una forma glorificata di feudalesimo. Invece di signori feudali abbiamo avuto signori della guerra che sono diventati “politici” una volta finita la guerra civile” ha concluso.

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