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Polonia: Duda mette il veto su una legge pericolosa per la libertà d’informazione

Polonia: Duda mette il veto su una legge pericolosa per la libertà d’informazione

K metro 0 – Varsavia – “Wolne Media”: media liberi. Dopo tre giorni di proteste in 126 città polacche, all’insegna di questo slogan, scandito da migliaia di cittadini, contro i tentativi della maggioranza del governo di ridurre il pluralismo dell’informazione, il presidente della repubblica, Andrzej Duda, ha infine preso la sua decisione. No alla “legge

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K metro 0 – Varsavia – “Wolne Media”: media liberi. Dopo tre giorni di proteste in 126 città polacche, all’insegna di questo slogan, scandito da migliaia di cittadini, contro i tentativi della maggioranza del governo di ridurre il pluralismo dell’informazione, il presidente della repubblica, Andrzej Duda, ha infine preso la sua decisione.

No alla “legge TVN”, l’emittente televisiva della società americana Discovery, considerata tra le più critiche verso il governo. E proprio per questo assurta a simbolo del pluralismo dell’informazione polacca.

Il disegno di legge licenziato in agosto dal Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, era stato approvato a metà dicembre con 229 voti a favore, 212 contrari, 11 astenuti. Ma il presidente Duda ha deciso di porre il veto a una riforma dei media che avrebbe costretto la società statunitense Discovery a rinunciare alla sua quota di controllo nell’emittente TVN.

Per molti è stata una vittoria per la libertà di parola e l’indipendenza dei media in un paese in cui le norme democratiche sono messe in discussione dal governo nazionalista. Una decisione ben accolta anche da Washington, che aveva cercato di difendere il più grande investimento degli Stati Uniti in Polonia.

Il presidente Andrzej Duda ha osservato che il disegno di legge era impopolare tra molti polacchi e avrebbe inferto un duro colpo alla reputazione della Polonia come luogo per fare affari. “I contratti devono essere rispettati”, ha detto Duda in una conferenza stampa a Varsavia, dove ha annunciato il suo veto. “Per noi polacchi è una questione d’onore”.

Il disegno di legge avrebbe impedito a qualsiasi entità non europea di possedere una partecipazione superiore al 49% in emittenti televisive o radiofoniche in Polonia, costringendo Discovery Inc., il proprietario statunitense di TVN, la più grande rete televisiva privata polacca, a vendere la maggioranza o addirittura la totalità delle sue partecipazioni polacche.

Ma si dà il caso che Discovery sia l’unico proprietario di media non europeo in Polonia. E questo ha spinto i critici della riforma dell’informazione promulgata dal governo polacco a parlare di una legge per mettere a tacere proprio un’emittente spesso critica nei confronti delle autorità (il telegiornale serale TVN24, trasmesso sul suo canale principale, è visto da milioni di persone…).

Il governo guidato dal Pis, il partito conservatore Diritto e Giustizia, con cui Duda peraltro è allineato, sostiene che il provvedimento sui media rispondeva alla volontà di evitare possibili ingerenze esterne ostili alla Polonia. Era importante, insomma, per la sicurezza e la sovranità nazionale garantire che nessuna azienda al di fuori dell’Europa possa controllare società che aiutano a formare l’opinione pubblica.

L’opposizione alla “legge TVN” non è venuta solo dal fronte interno. Donald Tusk, il leader del partito di opposizione centrista Piattaforma civica ha affermato che la decisione di Duda ha mostrato l’importanza della pressione degli Stati Uniti e di quella delle manifestazioni di protesta nelle città polacche.

Già venerdì l’incaricato d’affari dell’ambasciata americana a Varsavia, Bix Aliu, aveva sottolineato che “gli Stati Uniti sono estremamente delusi. Ci aspettiamo che il presidente Duda agisca i conformità con le dichiarazioni precedenti per proteggere la libertà di parola e gli affari”.

E anche Teresa Ribeiro, responsabile per la libertà di stampa dell’Osce (l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) aveva scritto a Duda esortandolo a considerare le implicazioni che la legge avrebbe avuto sulla libertà di informazione.

Discovery, dal canto suo, aveva minacciato di citare in giudizio la Polonia in un tribunale arbitrale internazionale. La rete era stata inizialmente acquistata da un’altra società statunitense, Scripps Networks Interactive, per 2 miliardi di dolalri e successivamente venduta a Discovery.

Rappresenta il più grande investimento americano in Polonia e la società ora stima il valore di TVN in 3 miliardi di dollari.

Duda ha spiegato che il disegno di legge avrebbe violato le disposizioni di un accordo fra USA e Polonia firmato negli anni ’90 e la Polonia avrebbe potuto pagare sanzioni per molti miliardi di dollari se avesse approvato la nuova legge sui media.

Anche se d’accordo, in linea di principio, sul fatto che le nazioni dovrebbero limitare la proprietà straniera nelle società di media, come avviene in molti altri paesi democratici, tra cui Stati Uniti, Francia e Germania, Duda ha però fatto presente che nel caso di TVN, la legge avrebbe danneggiato un’azienda che già operava legalmente in Polonia.

Discovery ha accolto con favore la decisione di Duda di porre il veto a una legge che minaccerebbe i valori democratici fondamentali di una stampa libera e dello stato di diritto. Anche se Jaroslaw Kacziński, presidente del Pis, ha voluto rimarcare che la legge era rivolta contro Russia e Cona, ma non contro gli Sati Uniti.

Ora la legge tornerà alla camera bassa del parlamento di Varsavia, per una nuova lettura. Ma secondo Duda, anche se limitare ai capitali stranieri la possibilità di possedere quote di partecipazione in società di media polacche è un’idea sensata, servono comunque leggi per il futuro, in modo che “coloro che vogliono investire in futuro sapranno a che condizioni farlo”.

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