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L’UE minaccia sanzioni alla Russia. Funzioneranno? L’opinione di due esperti

L’UE minaccia sanzioni alla Russia. Funzioneranno? L’opinione di due esperti

K metro 0 – Bruxelles – Se Mosca decide di invadere l’Ucraina, subirà pesanti conseguenze economiche, ha avvertito il Consiglio europeo, il summit dei leader dei 27 paesi membri dell’Ue riunito a Bruxelles giovedì scorso. “Il Consiglio europeo evidenzia l’urgente necessita che la Russia allenti le tensioni causate dall’incremento di forze militari lungo il confine

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K metro 0 – Bruxelles – Se Mosca decide di invadere l’Ucraina, subirà pesanti conseguenze economiche, ha avvertito il Consiglio europeo, il summit dei leader dei 27 paesi membri dell’Ue riunito a Bruxelles giovedì scorso.

“Il Consiglio europeo evidenzia l’urgente necessita che la Russia allenti le tensioni causate dall’incremento di forze militari lungo il confine con l’Ucraina e da una retorica aggressiva”, leggiamo nelle conclusioni dell’eurosummit.

Ma la Russia ha già resistito alle sanzioni e sembra capace di sopportare le sofferenze economiche inflitte dall’Occidente, specialmente quando la Cina è pronta a dare una mano.

La Russia è stata già pesantemente sanzionata. Dopo l’annessione della Crimea, nel 2014, l’Occidente ha imposto restrizioni finanziarie e commerciali e il divieto di assistenza alle compagnie petrolifere e del gas russe. Ma non è riuscito a contenere le ambizioni di Vladimir Putin in Ucraina.

Come mai?

“Le sanzioni imposte alla Russia, negli anni, si sono dimostrate di scarso effetto”, ha affermato Anastasiya Shapochkina, docente di geopolitica a Sciences Po, l’autorevole Istituto di studi politici di Parigi.

“La Russia supererà le nuove sanzioni come ha già fatto dopo il 2014, quando l’Occidente ha imposto restrizioni sui visti e il congelamento dei beni ai funzionari russi a causa della crisi ucraina”. Ormai, sostiene Shapochkina, “la Russia si è fatta coraggio, perché parla il linguaggio delle mitragliatrici, non quello delle sanzioni economiche”.

L’interdipendenza fra le economie dell’UE e quella della Russia rende difficile, secondo alcuni esperti, infliggere danni economici a questo paese senza farsi male.

“L’UE si darebbe la zappa sui piedi imponendo sanzioni contro Mosca. Aziende come Total, Engie, Areva, Danone hanno investito molto in Russia per decenni e ne risentirebbero pesantemente se le relazioni con questo paese venissero interrotte”, sostiene Shapochkina.

Il tallone d’Achille di Putin potrebbe essere la situazione interna della Russia. Il basso potere d’acquisto, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e l’inflazione non spingono certamente i suoi cittadini a sostenere azioni militari all’estero. “Solo il 16% dell’opinione pubblica russa approva un’invasione dell’Ucraina”, ha osservato Shapochkina.

La Russia si sta avvicinando al 30° anniversario della dissoluzione dell’Unione Sovietica, avvenuta il 26 dicembre 1991. I guai economici di oggi sembrano lievi rispetto ai disordini degli anni ’90, quando la Russia sbandò violentemente dal comunismo al capitalismo e molti cittadini caddero in povertà.

Secondo Vladimir Fédorovski, un ex diplomatico sovietico di origine ucraina, “i russi hanno un’enorme capacità di resilienza”. Ma questo non impedisce loro di assumere atteggiamenti bellicosi, mentre è meno probabile che l’Occidente accetti una guerra”.

Fédorovski divide l’opinione pubblica russa in tre categorie. “La prima, associata al neo-stalinismo, ritiene che la Russia dovrebbe essere autosufficiente e che le sanzioni sono positive poiché la costringono a cavarsela da sola”.

La seconda categoria, quella che Fédorovski chiama “tradizionale”, ritiene invece che occorra rinnovare il contatto con l’Occidente e mantenere il dialogo.

L’ultima, quella dei russi filo-occidentali è “ampiamente screditata perché è associata alla presidenza di Boris Eltsin (1991-1999), quando gli interessi e i beni dell’ex Unione Sovietica furono svenduti all’Occidente”, ha spiegato Fédorovski.

Quello è ampiamente considerato il peggior periodo della storia russa, un sentimento che Putin ha abbracciato quando fa spesso riferimento al crollo dell’Unione Sovietica come “la più grande catastrofe geopolitica del secolo”.

Una vecchia barzelletta che circolava negli ambienti di Mosca è emblematica dei problemi che la Russia deve affrontare. A metà degli anni ’90, l’allora primo ministro britannico, John Major, chiese al suo omologo russo, Eltsin, di descrivere lo stato dell’economia russa in una parola. Eltsin rispose: “Buono”. Per saperne di più, Major chiese allora a Eltsin di descriverlo in due parole. “Non buono”, fu la risposta.

La battuta illustra l’attuale situazione del paese: mentre la banca centrale russa ha il controllo dell’inflazione e il quadro macroeconomico è stabile, la crescita è ostacolata dalla corruzione interna e dall’isolamento di Mosca dal resto del mondo.

“Il più grande errore dell’Occidente dalla caduta del comunismo”, sostiene Fédorovski, è stato quello di “non riuscire a integrare la Russia nel sistema internazionale e di non tener conto dei suoi obiettivi. Quando l’Occidente si è affermato vittorioso nella guerra fredda, questo ha contribuito ad alimentare il cinismo del popolo russo nei confronti dell’Occidente. E in seguito, Putin ha usato il petrolio per promuovere la rinascita del Paese”.

L’espansione a est della NATO rimane una minaccia esistenziale per Putin, ha spiegato Fédorovski. “I russi pensano che il conflitto con l’Ucraina sia stato attizzato dall’Occidente per distruggere il loro paese. E dopo che l’Occidente ha contribuito a rafforzare l’esercito ucraino, Kiev potrebbe scatenare oggi una guerra lampo contro il Donbass la regione dell’Ucraina orientale controllata dalle forze separatiste filo-russe e sperare che Putin non reagisca. Ma ovviamente sarà costretto ad agire se gli ucraini attaccano”.

La mancanza di crescita economica in Russia, combinata con il suo isolamento dall’Occidente, potrebbe avere due conseguenze: una nuova fase di tensioni tra Mosca e l’Occidente, che potrebbe manifestarsi in una dimostrazione di forza sul campo, e il precipitare di un’alleanza fra la Russia e Cina. Tra il popolo russo prevale la sensazione che i paesi circostanti dell’ex Unione Sovietica appartengano ancora alla Russia. C’è un gran subbuglio in molti paesi della periferia russa: Bielorussia, Ucraina, Georgia, Kirghizistan, Moldavia, Azerbaigian e Armenia. Come vuole un vecchio detto sovietico: “Tutti i paesi ex-sovietici sono infelici a modo loro”… e la Russia non fa eccezione alla regola.

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