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Landini, Sciopero: “il governo sul fisco ha chiuso partita”

Landini, Sciopero: “il governo sul fisco ha chiuso partita”

K metro 0 – Roma – “Il governo sul fisco ci ha detto che la partita è chiusa e la maggioranza non ha aperto una trattativa con le organizzazioni sindacali”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, parlando con i giornalisti a Bari, prima della manifestazione convocata da Cgil e Uil Puglia contro la

K metro 0 – Roma – “Il governo sul fisco ci ha detto che la partita è chiusa e la maggioranza non ha aperto una trattativa con le organizzazioni sindacali”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, parlando con i giornalisti a Bari, prima della manifestazione convocata da Cgil e Uil Puglia contro la manovra finanziaria in vista dello sciopero generale di giovedì, rispondendo – informa l’Adnkronos – a una domanda su possibili aperture del governo di cui ha parlato il ministro Andrea Orlando e le conseguenti trattative. “Questo è sotto gli occhi di tutti”, ha aggiunto. “La ragione per cui abbiamo proclamato lo sciopero è proprio perché si è chiusa la partita e la maggioranza si è presentata con noi con una proposta che non ha modificato e per noi quella non è la base di una riforma fiscale degna di questo nome, perché, per fare la riforma fiscale, bisogna aumentare le detrazioni, le decontribuzioni per i lavoratori, non una tantum ma strutturali, bisogna combattere l’evasione fiscale, bisogna che la rendita finanziaria sia tassata adeguatamente – ha sottolineato Landini – E, quando un provvedimento da 100 euro all’anno di miglioramento fiscale per chi prende fino a 20.000 euro, e da 6-7 800 euro a chi ha redditi di 3-4 volte superiori, significa che questa è una riforma ingiusta, non accettabile”.

“Dall’altra parte è necessario che si allarghi la base imponibile dell’Irpef e soprattutto il tema oggi è creare lavoro, perché finché i giovani e le persone sono precari, sono poveri pur lavorando, non avranno una pensione degna di questo nome e questo non fa altro che aumentare la sofferenza e la divisione sociale. Su questi elementi – ha aggiunto – noi abbiamo bisogno che ci sia un cambiamento, non formale, ma sostanziale”.

“Altri tavoli di trattativa non sono ancora cominciati – ha quindi detto il segretario della Cgil – il metodo non può essere che la maggioranza si presenta con le proposte già decise, ma deve informare di quello che intende fare. Questo è un modo per ammazzare la rappresentanza sociale, non per coinvolgere il mondo del lavoro nelle scelte che devono essere realizzate”.

“Noi vogliamo che le politiche economiche del governo tutelino le persone più bisognose. Stiamo chiedendo che la riforma fiscale tuteli i salari e le pensioni più basse. Questo non sta avvenendo. Stiamo chiedendo che tutti gli 8 miliardi di euro vadano al lavoro e ai dipendenti”, ha affermato ancora concludendo: “Stiamo chiedendo di superare la precarietà nel lavoro, quindi di cancellare forme di lavoro precario assurde e di prevedere un nuovo contratto unico di ingresso al lavoro che sia fondato sulla formazione e sulla stabilità nel lavoro. Stiamo chiedendo che ci sia una vera riforma delle pensioni e stiamo chiedendo di rilanciare gli investimenti a partire dal Mezzogiorno, per creare lavoro e per essere in grado di avere un’idea di gestione dei processi di riorganizzazione che stanno invece determinando chiusure e licenziamenti”.

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