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Francia e Regno Unito ai ferri corti sulle licenze di pesca post-Brexit

Francia e Regno Unito ai ferri corti sulle licenze di pesca post-Brexit

K metro 0 – Parigi – La Francia, afferma che a molti suoi pescherecci, esattamente 104, mancano ancora le licenze per operare nelle acque britanniche e nelle Isole del Canale: Licenze che avrebbero dovuto essere già concesse, in base a un accordo sulla Brexit firmato dalla Gran Bretagna con l’Unione Europea a dicembre 2020. Ma

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K metro 0 – Parigi – La Francia, afferma che a molti suoi pescherecci, esattamente 104, mancano ancora le licenze per operare nelle acque britanniche e nelle Isole del Canale: Licenze che avrebbero dovuto essere già concesse, in base a un accordo sulla Brexit firmato dalla Gran Bretagna con l’Unione Europea a dicembre 2020.

Ma Londra, ancora non ha fatto alcun annuncio sulla concessione di ulteriori licenze, almeno come sperava Parigi, entro le ore 22,00 di venerdì e la Francia minaccia di avviare un’azione legale al livello europeo.

“Il problema con il governo britannico è che non fa quello che dice”, aveva detto giovedì il presidente francese Emmanuel Macron in una conferenza stampa, poche settimane dopo aver accusato il primo ministro britannico Boris Johnson di avere un approccio “non serio” per affrontare la migrazione. Tuttavia, il governo britannico ha affermato di non riconoscere il venerdì come scadenza per risolvere la questione.

“Non abbiamo mai fissato una scadenza”, ha detto ai giornalisti giovedì il portavoce di Johnson.

Se la Francia dovesse sporgere denuncia alla Commissione Europea, questo potrebbe portare all’avvio di una procedura formale di infrazione contro l’Inghilterra.

La Gran Bretagna precedentemente ha negato di aver fatto scelte discriminanti verso i pescherecci francesi, affermando che molte delle navi non sono in grado di fornire i documenti necessari per ottenere una licenza. “Si tratta di un processo tecnico basato su prove documentali, piuttosto che su scadenze”, ha affermato un portavoce del governo britannico, citato dalla AFP. “La nostra posizione rimane che le navi devono fornire prove sufficienti dell’attività di pesca storica per ricevere una licenza”.

Dal canto suo Clement Beaune, ministro francese per l’Europa, ha offerto la possibilità al Regno Unito di concedere qualche dozzina di licenze in più come gesto di buona volontà, il che significherebbe che i colloqui potrebbero continuare, mentre la Commissione europea spera ancora in una prossima svolta. Se si attengono ai loro metodi, chiederemo alla Commissione europea di avviare un “azione legale”, ha detto Beaune alla radio Franceinfo venerdì.

Venerdì il segretario all’Ambiente britannico George Eustice ha avuto colloqui con il commissario europeo per l’Ambiente Virginijus Sinkevicius. “Le intense discussioni tecniche negli ultimi giorni sono state costruttive, tuttavia non sono ancora arrivate alla conclusione”, ha affermato il portavoce del Regno Unito, riporta ancora l’AFP.

In base all’accordo sulla Brexit, i pescatori europei possono continuare a lavorare nelle acque britanniche purché dimostrino di aver pescato in quel territorio.

Il problema è anche che secondo la Francia, le piccole imbarcazioni prive di dati GPS vengono penalizzate, mentre la Gran Bretagna si rifiuta spesso di rilasciare licenze alle nuove imbarcazioni che hanno sostituito le vecchie imbarcazioni della flotta da pesca francese.

La Gran Bretagna nega le affermazioni francesi e la Commissione europea ha affermato che i funzionari stavano studiando i giornali di bordo della flotta francese scritti tra il 2012 e il 2016 – prima che le barche fossero dotate di monitor digitali – per stabilire le prove che gli equipaggi hanno un operato storico documentato nelle acque britanniche.

L’UE infine afferma che il 95 percento delle licenze che la Gran Bretagna ha promesso alle barche dell’UE dopo la Brexit è stato concesso e che le restanti in dubbio, riguardano specificamente le acque al largo dell’Isola del Canale di Jersey.

L’eventuale passo finale, se le due parti non saranno in grado di risolvere le loro divergenze, potrebbe vedere l’UE imporre sanzioni finanziarie o addirittura tariffe sui beni britannici, se si riterrà che la Gran Bretagna stia rinnegando i suoi impegni nell’ambito dell’accordo commerciale post-Brexit del dicembre 2020.

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