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Libano: Si dimette il ministro dell’Informazione per attenuare la crisi diplomatica con i Paesi del Golfo

Libano: Si dimette il ministro dell’Informazione per attenuare la crisi diplomatica con i Paesi del Golfo

K metro 0 – Beirut – Si dimette il ministro dell’Informazione libanese George Kordahi dopo una crisi diplomatica con i Paesi del Golfo. Ha parlato prima di diventare ministro nel nuovo governo libanese guidato da Najib Mikati, criticando, in un’intervista registrata il 5 agosto quando non era ancora ministro, l’intervento militare a guida saudita nello Yemen.

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Lebanon's Information Minister George Kordahi speaks during a press conference at the presidential palaceK metro 0 – Beirut – Si dimette il ministro dell’Informazione libanese George Kordahi dopo una crisi diplomatica con i Paesi del Golfo. Ha parlato prima di diventare ministro nel nuovo governo libanese guidato da Najib Mikati, criticando, in un’intervista registrata il 5 agosto quando non era ancora ministro, l’intervento militare a guida saudita nello Yemen.

L’intervista, poi diffusa dalla TV libanese, quando George Kordahi è entrato nel governo Mikati, formato a settembre, aveva creato un serio incidente diplomatico con i Paesi del Golfo, che ha paralizzato il governo per settimane. E oggi finalmente sono arrivate le sue dimissioni, richieste già da tempo da Mikati e a lungo rimandate. La decisione di Kordhai è precipitata in coincidenza, non a caso, con la visita nel Golfo del presidente francese Emmanuel Macron.

Macron aveva iniziato il suo tour di due giorni ad Abu Dhabi, ma doveva anche visitare il Qatar, che anche Michel Aoun ha visitato di recente, e l’Arabia Saudita.

Kordahi ha dichiarato che spera che le sue dimissioni, combinate con la visita di Macron nel Golfo, possano aiutare a sbloccare lo stallo politico. “Non voglio aggrapparmi alla mia posizione di ministro. Se può essere utile voglio dare una chance al mio paese”. Le sue dimissioni, ha aggiunto, “sono una richiesta saudita, e ora, con la visita di Emmanuel Macron, è arrivato il momento”.

Il presidente francese già da tempo guida gli sforzi internazionali per aiutare il Libano a uscire dalla sua peggiore crisi economica di sempre.

Secondo le indiscrezioni di un altro funzionario libanese, che ha voluto mantenere l’anonimato, le dimissioni, che Kordahi aveva inizialmente escluso, sono diventate inevitabili all’inizio di questa settimana quando ha incontrato il primo ministro Najib Mikati. “Macron ha detto a Mikati prima di visitare il Golfo: ‘Se vuoi che parli del Libano quando sono lì, devi darmi qualcosa’”. detto il funzionario. “Non ha detto cosa, ma Mikati ha capito”: Kordahi se ne deve andare…

In una sua dichiarazione, il 4 novembre, Mikati aveva esortato Kordahi a dare priorità all’interesse nazionale del Libano, formalizzando le sue dimissioni da ministro dell’Informazione.

“Il paese non può essere governato dal linguaggio della sfida e dell’arroganza”, ha dichiarato Mikati di ritorno dal summit sul clima di Glasgow, alludendo alla lite con i Paesi del Golfo provocata da Kordhai. “Si sbaglia chi crede di poter guidare i libanesi verso scelte che li allontanino dalla loro storia e appartenenza araba e che minano i buoni rapporti con i Paesi del Golfo arabo, in particolare con l’Arabia Saudita”.

Dopo l’intervista critica di Kordahi, Riad aveva vietato tutte le importazioni del Libano e richiamato in patria il suo ambasciatore a Beirut, provocando una reazione di Hezbollah, il gruppo paramilitare sciita sostenuto dall’Iran, che ha accusato l’Arabia Saudita di aver prefabbricato la crisi in corso con il Libano.

Secondo il numero due di Hezbollah, Naïm Kassem, Riad “non aveva il diritto di interferire negli affari libanesi”. Ma il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan, ha risposto che il problema “va ben oltre i semplici commenti di un ministro”, come Kordhai, e ha denunciato l’egemonia di Hezbollah sul Libano.

La crisi diplomatica che si aperta è stata un duro colpo per il Libano, il cui governo, formato solo a settembre dopo uno stallo di 13 mesi, avrebbe dovuto intraprendere importanti riforme per salvare il paese da una devastante crisi economica.

(AFP)

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