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La lotta alla criminalità informatica nell’era post pandemica passa dai Balcani e arriva a Taiwan coinvolgendo tutto il mondo

La lotta alla criminalità informatica nell’era post pandemica passa dai Balcani e arriva a Taiwan coinvolgendo tutto il mondo

K metro 0 – Roma – Nel 2019-20, la pandemia di COVID-19 o Virus di Wuhan ha “devastato” quasi la globalità della Terra. Durante tutta la pandemia, in quasi tutto il mondo, le agenzie governative e molte società private hanno seguito da vicino le politiche anti pandemiche per prevenire i focolai di infezione. Gran parte,

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K metro 0 – Roma – Nel 2019-20, la pandemia di COVID-19 o Virus di Wuhan ha “devastato” quasi la globalità della Terra. Durante tutta la pandemia, in quasi tutto il mondo, le agenzie governative e molte società private hanno seguito da vicino le politiche anti pandemiche per prevenire i focolai di infezione. Gran parte, di chi poteva, ha iniziato a lavorare da casa e le scuole hanno adottato l’apprendimento a distanza (la famosa DAD italiana), i consumatori si sono rivolti in massa all’e-commerce e sono fiorite le piattaforme di servizi di ordinazione e consegna di cibo online. La pandemia ha portato a questi cambiamenti nelle nostre vite e, mentre è sicuro che nel prossimo futuro si parlerà sempre meno del “Virus di Wuhan”, la diffusione della tecnologia informatica non vedrà nessun calo in quanto è cambiato radicalmente il modo in cui lavoriamo, viviamo, impariamo e ci rilassiamo, dando vita a uno stile di vita completamente nuovo.

Tuttavia, la nostra accresciuta dipendenza dalla tecnologia informatica ha anche reso molto più facile per i criminali sfruttare le vulnerabilità della sicurezza delle reti per commettere i cosiddetti “crimini informatici”. Per quanto precede, la sicurezza informatica sarà una delle questioni più importanti nell’era post pandemica in quanto è essenziale al mantenimento della sicurezza pubblica in tutto il mondo.

Poiché il crimine informatico trascende i confini, le vittime, gli autori e le scene del crimine possono trovarsi in paesi diversi. In tale quadro, il crimine informatico più comune è la “frode informatica”, che utilizza Internet e altre tecnologie di telecomunicazione e pertanto la cooperazione transnazionale è necessaria per assicurare alla giustizia chi opera nelle organizzazioni criminali internazionali.

Esempio di quanto appena affermato è quanto avvenuto nei vicini Balcani e precisamente in Montenegro. In particolare, lo scorso anno, la polizia della Repubblica di Cina (Taiwan) ha utilizzato l’analisi dei big data per identificare numerosi propri cittadini sospettati di aver sviluppato una frode in Montenegro.

Seppur i due stati distino migliaia di chilometri e a dimostrazione che questo tipo di crimine non ha confini, le agenzie governative di Taiwan hanno contattato il governo del Montenegro e hanno proposto una assistenza legale reciproca. Nella fattispecie tale attività ha consentito all’ufficio del procuratore di stato montenegrino di investigare su questo specifico reato e, attraverso sforzi congiunti, le forze di polizia taiwanesi e montenegrine hanno scoperto tre operazioni di frode telefonica e arrestato 92 sospetti accusati di farsi riconoscere quali funzionari pubblici cinesi sia del governo sia della polizia. A indagini in corso, si è valutati che i sospetti abbiano truffato più di 2.000 persone in Cina, causando perdite finanziarie fino a circa 23 milioni di dollari. Questo caso evidenzia le caratteristiche della criminalità transnazionale che agisce “in rete” in quanto i sospetti erano cittadini che vivevano sull’isola di Taiwan, mentre le vittime erano cittadini della Cina Popolare. Il presunto reato è avvenuto in Montenegro ed è stato perpetrato con tecnologie specifiche della frode informatica via internet.

Altro esempio di come la cooperazione transnazionale e la condivisione dell’intelligence possono efficacemente arginare la criminalità è quello legato allo sfruttamento a scopo sessuale di immagini di bambini e giovani. Tale imperdonabile crimine, la pedo-pornografia, è logicamente condannato a livello internazionale e, per fortuna, vede in tutti i paesi di del mondo gli assetti delle polizie impegnati con ogni possibile sforzo per prevenire il reato e consegnare i responsabili alla giustizia.

Sempre a Taiwan , nel 2019, la polizia ha ricevuto informazioni dalla rete privata virtuale CyberTipline dell’US National Center for Missing and Exploited Children, indicando che un cittadino sudafricano, residente sull’isola, era sospettato di aver caricato grandi quantità di materiale pedopornografico su Internet. Seguendo le indicazioni ricevute, la polizia di Taiwan ha rapidamente individuato il sospetto e ha perquisito la sua residenza, sequestrando il materiale pornografico. Le immagini illecite erano state archiviate su server situati negli Stati Uniti ma le attività criminali pedopornografiche erano state commesse a Taiwan. Poiché le vittime in questo caso erano minorenni, è evidente che se la polizia di Taiwan non avesse ricevuto le indicazioni, il sospetto sudafricano avrebbe probabilmente continuato nelle sue attività criminali approfittando della giovane età delle vittime.

La criminalità informatica, dati questi esempi, implica indagini internazionali e transfrontaliere. Tuttavia, le giurisdizioni e le definizioni degli specifici crimini variano al variare delle legislazioni in tutto il mondo. I gruppi criminali lo sanno fin troppo bene e sfruttano le “barriere informative” che ne derivano, trasferendosi da paese “più restrittivo” a paese meno “controllato” per ridurre le probabilità di essere scoperti.

A similitudine della pandemia da “Virus di Wuhan”, il crimine informatico può colpire persone in qualsiasi paese. Pertanto, proprio in similitudine a come tutto il mondo ha agito, in comunità di intenti, per combattere la pandemia, il contrasto al crimine informatico richiede la cooperazione internazionale di tutte le forze di polizia che dovrebbero agire aiutandosi e condividendo le informazioni reciprocamente. Solo così sarà possibile prevenire più crimini e risolvere sempre più casi in modo efficace e, conseguentemente, consentire alle popolazioni di tutto il mondo di godere di una vita “più sicura”.

Il cybercrime è un urgente rischio per la sicurezza globale, che costa trilioni di dollari ogni anno. Per affrontare quella che è una pandemia criminale parallela, le forze dell’ordine e il settore privato devono intraprendere un’azione forte e collettiva”, ha affermato il segretario generale dell’INTERPOL Jürgen Stock.

“Sfruttando l’innovazione, INTERPOL affronta le lacune che i nostri membri devono affrontare nella lotta alla criminalità informatica in tutto il mondo. Le capacità informatiche dell’INTERPOL saranno sempre prontamente disponibili per supportare le forze dell’ordine nazionali ei nostri partner regionali come Europol: questo è il cuore della missione dell’INTERPOL”, ha aggiunto Stock.

La pandemia ha, quindi, messo in evidenza che le malattie trascendono i confini nazionali e possono colpire chiunque, indipendentemente dal colore della pelle, dall’etnia, dalla lingua o dal genere. È evidente, a chi non ragiona ideologicamente, che la sfiducia, i disaccordi e la mancanza di trasparenza tra le nazioni hanno accelerato la diffusione del virus. Solo nel caso in cui i partner internazionali si forniscono assistenza reciproca e condividono informazioni, competenze e vaccini, il mondo può superare la pandemia più velocemente e con successo.

Per quanto riguarda la cooperazione tra le polizie, i Global Policing Goals sono stati approvati dai paesi membri dell’INTERPOL nel 2017, con lo scopo dichiarato di creare un mondo più sicuro e sostenibile. È palese che dati questi obiettivi bisognerà lavorare insieme per combattere il crimine informatico, proprio come sono state unite le forze per combattere la pandemia. Nessuna agenzia di polizia o Paese dovrebbe essere escluso. Per combattere la criminalità informatica e rafforzare efficacemente la sicurezza informatica globale, il mondo deve cooperare.

Tornando a Taiwan, rimane il fatto che l’isola è stata costretta, a seguito di una politica di isolamento internazionale messa in atto dalla Cina Popolare, a ritirarsi dall’INTERPOL nel 1984, ma nel 2016 il governo taiwanese ha cominciato una campagna per la partecipazione all’organizzazione di polizia almeno quale “osservatore”. Nello specifico, nel 2019, più di 10 governi hanno scritto al direttore generale dell’INTERPOL chiedendo la partecipazione di Taiwan e tra questi vi erano Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Australia e Giappone .

L’89° congresso dell’INTERPOL è programmato a Istanbul dal 23 al 25 novembre prossimo, e il governo di Taiwan continuerà nei prossini giorni a fare richiesta di partecipazione ai dipartimenti amministrativi, legislativi e di polizia della Turchia nella speranza che venga invitato.

A conclusione e su questo particolare problema, ricordo che lo scorso mese il Sottosegretario di Stato USA Blinken ha confermato, in aperta contrapposizione a Pechino, il sostegno specifico del governo degli Stati Uniti e il Foreign Office britannico ha anche pubblicamente chiesto la partecipazione di Taiwan come osservatore.

Nonostante l’ostinata opposizione del Comitato Centrale del Partito comunista cinese è evidente che la partecipazione in forma pragmatica almeno come osservatore della democratica Taiwan può aiutare a rendere il mondo un posto più sicuro per tutti.

Con pochissime speranze, atteso anche che il paese prescelto quale ospitante è la Turchia, vedremo cosa si decide e se la paura delle ritorsioni di Pechino avrà ancora una volta ragione della logica e della democrazia.

Generale Giuseppe Morabito

Membro del Direttorio del NATO Defence College Foundation

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