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Gaio Plinio Secondo [a modo suo, presenzia] la Conferenza di Glasgow

Gaio Plinio Secondo [a modo suo, presenzia] la Conferenza di Glasgow

K metro 0 – Glasgow – In questi giorni, alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in Scozia (Glasgow, per l’esattezza) seppur non invitato, si è presentato anche Gaio Plinio Secondo, (naturalista, tra le tante attività assolte, di epoca romana) e senza avere una poltrona a disposizione ha provato ad alitare nelle menti degli

K metro 0GlasgowIn questi giorni, alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in Scozia (Glasgow, per l’esattezza) seppur non invitato, si è presentato anche Gaio Plinio Secondo, (naturalista, tra le tante attività assolte, di epoca romana) e senza avere una poltrona a disposizione ha provato ad alitare nelle menti degli invitati, ricordando ad essi [posteri] quanto scritto circa duemila anni fa: “…alberi e boschi erano considerati il dono più grande fatto all’uomo. Da questi in origine egli traeva il proprio alimento, le loro fronde rendevano più morbide le caverne e dalle loro cortecce si facevano le vesti “ (Storia naturale, libro XII,1). Qualcuno, tra i presenti, per reminiscenza liceale, ha prontamente raccolto, avanzando la proposta ai rappresentanti degli Stati – accorsi al capezzale dell’Ambiente – di un imponente sostegno alla protezione della copertura forestale del globo. Cosa avvenuta, per l’appunto. L’occasione, tuttavia, si impone per fermare la nostra attenzione su foreste o boschi, che dir si voglia, di casa nostra (i termini sembrano, ormai, equivalenti, il primo di origine germanica, il secondo di origine greca, raccontano gli studiosi). Poiché esso – tema forestale – è strettamente intrecciato con il correlato tema inerente alla montagna italiana ed al suo spopolamento. Al punto tale che appaiono le facce di un medesimo problema ambientale, economico e, quindi, politico. L’esodo della popolazione montana, infatti, verso città e metropoli, o almeno verso il fondo valle, ha concorso all’abbandono ed al degrado degli originari ecosistemi forestali ed agricoli, con conseguenti ripercussioni anche sugli stessi beni ambientali, quali l’acqua ed il suolo (oltre che al bene/atmosfera cui la decisione di Glasgow mira, in via principale). Vedi per tutte le frequenti siccità e le altrettante diffuse alluvioni e dissesti idrogeologici, scaturigini in parte di siffatto abbandono, che unito all’avvenuto cambiamento climatico, per eccesso di emissioni climalteranti, costituiscono un circolo vizioso, sconosciuto anche al pur visionario Gaio Plinio Secondo. La questione della sostenibilità ambientale, nelle forme declinate in Scozia, dovrebbe, di riflesso, suggerire concomitanti ed ulteriori politiche, in Italia e per l’Italia, volte a mettere in gioco organiche strategie di convivenza collettiva, dirette all’attrattività della vita nei comuni piccoli (posti in prevalenza in altimetria montana) e dei relativi territori. Per i quali la necessità di suscitare il conveniente rientro (e/o trasferimento), presso il borgo natio, passa attraverso il ripristino dei servizi/funzioni pubbliche fondamentali, quali scuola, sanità e mobilità. Quest’ultima soprattutto collettiva, mediante il supporto a linee ferroviarie e trasporti pubblici. La tematica, in particolare della mobilità con mezzi alternativi al sistema della mobilità individuale, garantita dall’auto, dovrebbe occupare spazi più che adeguati nelle riflessioni. Atteso che indirizzare investimenti verso tali obiettivi consentirebbe, al tempo stesso, di scongiurare danni ambientali e di conservare il paesaggio forestale ed agricolo, che peraltro tanto ha caratterizzato, nell’immaginario mondiale, la bellezza del paese.

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