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Sotto inchiesta l’Istituto Ospedaliero di Marsiglia per esperimenti clinici illegali sulla tubercolosi

Sotto inchiesta l’Istituto Ospedaliero di Marsiglia per esperimenti clinici illegali sulla tubercolosi

K metro 0 – Marsiglia – Il team del professor Didier Raoult, direttore dell’Institut hospitalo-universitaire (IHU) Méditerranée Infection di Marsiglia, è sospettato di aver condotto esperimenti clinici illegali contro la tubercolosi, che avrebbero causato gravi complicazioni in diversi pazienti. La fonte principale è il sito francese d’informazione Mediapart, che ne ha parlato venerdì 22 ottobre.

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K metro 0 – Marsiglia – Il team del professor Didier Raoult, direttore dell’Institut hospitalo-universitaire (IHU) Méditerranée Infection di Marsiglia, è sospettato di aver condotto esperimenti clinici illegali contro la tubercolosi, che avrebbero causato gravi complicazioni in diversi pazienti.

La fonte principale è il sito francese d’informazione Mediapart, che ne ha parlato venerdì 22 ottobre. E così, subito dopo la pubblicazione della notizia, l’Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali (ANSM) – che non ha mai dato il suo accordo e ha pure espresso riserve su questo protocollo di ricerca nel 2019 – ha denunciato la questione alla procura di Marsiglia. I fatti sono poi stati confermati mercoledì dall’Assistenza ospedaliera pubblica di Marsiglia (AP-HM); e l’indagine giudiziaria sulla valutazione degli studi clinici non dichiarati da Didier Raoult è scattata giovedì 28 ottobre.

L’infettivologo – diventato noto al grande pubblico nell’ultimo anno e mezzo sostenendo l’uso di idrossiclorochina come trattamento per il Covid-19 – ha dichiarato su Twitter che non c’era “nessuna ricerca in corso sul trattamento della tubercolosi all’interno del suo dipartimento“.

A rivelare “un esperimento selvaggio contro la tubercolosi all’interno dell’istituto” a Mediapart, iniziato dal suo direttore, Didier Raoult e dal suo vice, Michel Drancourt” sarebbero stati, fra l’altro, gli stessi membri dell’IHU. Una sorta di “talpa”, dunque.

Mediapart ha così avuto accesso a scambi di e-mail e rapporti di ricovero che rivelano, secondo il sito web investigativo, che “almeno dal 2017 e fino a marzo 2021 l’IHU ha prescritto, nonostante i rifiuti dell’Agenzia nazionale per la sicurezza dei farmaci e dei prodotti sanitari (ANSM), una combinazione di quattro farmaci, la cui efficacia nel trattamento della tubercolosi non è mai stata dimostrata, né valutata, e che potrebbe anche essere tossica”.

Di questi quattro farmaci, infatti, due, la minociclina e la sulfadiazina, non sono iscritti nella lista degli antibiotici raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per trattare la TBC. “Non applicare le raccomandazioni internazionali rappresenta una grande perdita di possibilità di guarigione per i pazienti”, ha commentato a Mediapart il professor Vincent Jarlier, ex direttore del centro di riferimento nazionale per la tubercolosi all’ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi.

Ogni anno, la tubercolosi uccide 1,4 milioni di persone nel mondo. In Francia, dove la vaccinazione BCG è obbligatoria per gli scolari, 75 casi di tubercolosi cosiddetta “multi-resistente” sono stati riportati nel 2019, secondo Santé publique France. La combinazione dei quattro antibiotici raccomandati dall’OMS permette al momento di “curare il 95% dei pazienti limitando gli effetti indesiderati”, ha chiarito Vincent Jarlier.

Il trattamento dura di solito sei mesi, ma nel caso della tubercolosi multiresistente, ” è pesante e lungo: da nove a 24 mesi, e richiede di verificare quali antibiotici possono essere attivi”, spiega Vincent Jarlier a Mediapart. Questo sarebbe il motivo per cui il professor Didier Raoult ha voluto “trovare un trattamento efficace in vecchi antibiotici, cercando di ridurre drasticamente il tempo necessario per trattare i pazienti”, analizza una delle fonti all’interno dell’IHU per il sito investigativo francese. Ma per fare questo, “Didier Raoult usa i pazienti, che sono precari e spesso stranieri, come cavie. Questo è disumano”, aggiunge.

In Francia, categorie di popolazione particolarmente colpite dalla tubercolosi, come i senzatetto, ad esempio, e non solo, secondo Santé publique France, non hanno condizioni di vita favorevoli alla gestione di un trattamento a lungo termine. Da qui l’attenzione delle ricerche attuali, condotte in particolare all’Istituto Pasteur, per ridurre il tempo di trattamento.

Secondo Médiapart, in particolare, “diversi pazienti, tra cui un minore di 17 anni, hanno registrato gravi complicazioni mediche causate da questo trattamento somministrato al di fuori del protocollo autorizzato“. Due sono finiti “in chirurgia d’urgenza per complicazioni renali”, ha detto a Mediapart una delle fonti dell’IHU.

Il procuratore di Marsiglia, Dominique Laurens, ha dichiarato giovedì scorso che il rapporto dell’ANSM e i documenti di accompagnamento “sono in corso di valutazione da parte della procura di Marsiglia per definire le azioni da intraprendere”. Il procuratore deciderà poi se aprire un’indagine preliminare. Secondo il Codice della Salute Pubblica, qualsiasi medico che commette un reato prescrivendo un trattamento in una sperimentazione non autorizzata con rischi di complicazioni è punito con un anno di reclusione e una multa di 15.000 euro. È anche passibile di sanzioni da parte del Conseil de l’ordre, che possono arrivare fino alla radiazione.

Contattati da Médiapart, il direttore dell’IHU, Didier Raoult, il suo vice, Michel Drancourt, il capo dell’unità malattie infettive, Philippe Brouqui, e lo specialista in malattie infettive Philippe Parola, non hanno voluto rispondere. Didier Raoult, che è andato in pensione alla fine di agosto ma è ancora direttore dell’IHU in attesa di un successore, ha reagito appunto su Twitter lunedì 25 ottobre. “Per quanto riguarda il trattamento della tubercolosi, la divisione delle malattie infettive e tropicali comunicherà presto tutti i dati. Le ultime ‘rivelazioni’ sono una tempesta in un bicchiere d’acqua”, ha twittato.

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