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Il Messico chiede l’annullamento di due aste d’arte in programma a Parigi

Il Messico chiede l’annullamento di due aste d’arte in programma a Parigi

K metro 0 – Parigi – E’ un nuovo episodio del conflitto in corso da tempo tra Messico e Francia sulle opere precolombiane messe all’asta a Parigi. I precedenti non mancano, come già è accaduto nel 2019, quando Sotheby ha venduto all’incanto una collezione di 44 pezzi delle culture Maya, Olmeca, Azteca, Zapoteca e Teotihuacan.

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K metro 0 – Parigi – E’ un nuovo episodio del conflitto in corso da tempo tra Messico e Francia sulle opere precolombiane messe all’asta a Parigi. I precedenti non mancano, come già è accaduto nel 2019, quando Sotheby ha venduto all’incanto una collezione di 44 pezzi delle culture Maya, Olmeca, Azteca, Zapoteca e Teotihuacan. E com’è accaduto molte volte ancor prima.

Ed è quanto sta accadendo anche in questi giorni alla vigilia di due aste d’arte pre-ispanica previste a Parigi in novembre.

Per protestare contro la “commercializzazione del patrimonio culturale nazionale”, giovedì 28 ottobre, l’ambasciata del Messico in Francia ha chiesto “l’annullamento” di entrambe le aste.

La prima (“Archaeology, Oriental & Pre-Columbian Art”) in programma il 2 novembre è organizzata da Artcurial (una casa d’aste del gruppo Pinault, che ha sede nell’Hôtel Marcel Dassualt, un hôtel particulier di Parigi).

La seconda (“Pre-Columbian Art & Taino Masterworks from the Fiore Arts Collection”) in calendario l’11 novembre, è organizzata invece da Christie’s (ad Avenue Matignon, tra gli Champs Elysées e Faubourg Saint-Honoré, il più prestigioso distretto di Parigi).

Artcurial metterà in vendita più di 40 pezzi delle culture Mixteca, Azteca, Tlatilco e Colima, stimati tra i 200 e i 10.000 euro. Nel suo catalogo, Christie’s offrirà oggetti che hanno più di 1.000 anni, come un ciondolo olmeco stimato in almeno 150.000 euro o una maschera di Teotihuacan, creata 1.500 anni fa e valutata tra i 20.000 e i 40.000 euro.

In una nota presentata al ministero degli Esteri francese il 22 ottobre, Città del Messico aveva già espresso la sua preoccupazione per il commercio del “patrimonio culturale nazionale durante queste vendite”. “Queste culture non sono morte, i loro eredi sono ancora vivi”, aveva già dichiarato, nel 2019, la ministra della cultura messicana, Alejandra Frausto.

“La commercializzazione – è scritto nella nota – priva questi oggetti inestimabili della loro essenza culturale, storica e simbolica e li trasforma in merce”. E inoltre “incoraggia il crimine transnazionale” e il “saccheggio”.

L’ambasciata del Messico ha chiesto alla Francia diverificare che gli operatori delle vendite” di antichità precolombiane, comprese le case d’asta, “rispettino tutti gli obblighi legali nazionali e internazionali”. A luglio, il Messico e la Francia avevano firmato una dichiarazione d’intenti per rafforzare la loro cooperazione nella lotta contro il traffico di beni culturali.

Giovedì scorso, l’UNESCO ha fatto sapere di aver “ricevuto una lettera dal Messico che esprime la sua preoccupazione”. “Stiamo esaminando le informazioni che ci hanno fornito sull’illegalità della vendita di quasi 78 oggetti messi in vendita da Christie’s”, ha precisato l’Unesco.

Da diversi anni, il Messico sta cercando di recuperare il patrimonio storico nelle mani di collezionisti privati di tutto il mondo, con particolari difficoltà per quanto riguarda il rimpatrio dei pezzi situati in Francia, a causa di una “legislazione ostile”.

A febbraio, una trentina di oggetti delle culture azteca e maya in particolare sono stati venduti all’asta per poco più di 2,5 milioni di euro a Parigi, in una vendita organizzata da Christie’s e contestata dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH).

Lunedì, un frammento di una stele Maya dell’ottavo secolo, sfuggito all’asta per un pelo, è stato restituito da una collezionista francese al Guatemala, suo paese d’origine, ma una richiesta simile dal Messico è stata rifiutata perché le opere non erano elencate nel suo patrimonio nazionale.

Oltre al Messico, anche altri 10 paesi latinoamericani hanno protestato contro un’asta di arte precolombiana in Germania. Il 22 settembre, Cile, Venezuela, Cuba, Panama, Costa Rica, Guatemala, Perù, Colombia, Ecuador ed El Salvador, hanno organizzato una conferenza stampa congiunta presso l’ambasciata del Messico a Berlino, per denunciare la vendita di 300 oggetti d’arte appartenenti al patrimonio dei popoli precolombiani organizzata dalla casa d’aste Gerhard Hirsch.

“Questa non è la prima volta che si cerca di organizzare queste aste in Germania o in altre parti d’Europa”, ha spiegato Florencia Vilanova, ambasciatrice del Salvador, in nome degli undici paesi latinoamericani. “Purtroppo temiamo che non sarà nemmeno l’ultima”.

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