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Buyfood Toscana 2021, il successo del modello toscano spiegato dalla vice presidente della Regione Toscana

Buyfood Toscana 2021, il successo del modello toscano spiegato dalla vice presidente della Regione Toscana

K metro 0 – Firenze – Grande successo ha riscosso la terza edizione di BuyFood Toscana 2021, vetrina internazionale dei prodotti agroalimentari certificati promossa da Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze, organizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, grazie alla collaborazione del Comune di Siena, patrocinio della Camera di Commercio Arezzo-Siena e supporto

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K metro 0 – Firenze – Grande successo ha riscosso la terza edizione di BuyFood Toscana 2021, vetrina internazionale dei prodotti agroalimentari certificati promossa da Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze, organizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, grazie alla collaborazione del Comune di Siena, patrocinio della Camera di Commercio Arezzo-Siena e supporto di Assocamerestero. La manifestazione dedicata ai prodotti Dop, Igp, Prodotto di Montagna, Agriqualità e Pat della Toscana, veri e propri ambasciatori del gusto territoriale in Italia e all’estero, svoltasi a Siena dal 18 al 19 ottobre scorsi, ha fatto incontrare 63 produttori toscani, selezionati tramite bando regionale, con 46 buyers stranieri provenienti da 19 paesi nel mondo.

Un evento “andato oltre le nostre aspettative, considerato il periodo che stiamo vivendo – ha dichiarato a Kmetro0 la vice presidente della Regione Toscana Stefania Saccardi. “Ma non potevamo restare fermi con un food certificato toscano che segna un +83% di crescita dell’export nel quinquennio, con Olio Toscano IGP e Prosciutto Toscano IGP a trainare l’export, Germania e Regno Unito fra i principali mercati europei e Usa, Canada e Giappone fra i principali mercati extra-Ue. Gli incontri sono andati molto bene e contiamo di trasformare quelli che ora sono dei contatti nel maggior numero possibile in contratti”.

Ma il modello toscano di promozione di Dop e Igp regionali è replicabile anche in altre parti d’Italia, e vi siete serviti di fondi europei per attuarlo?

Il nostro è un modello che vede al centro dell’organizzazione un partenariato pubblico, Regione e Sistema camerale (locale ed internazionale), che ha acquisito ormai una grande esperienza nell’incoming di buyers e giornalisti. Contiamo su incontri fatti direttamente nei luoghi della produzione dove si può godere dell’unione straordinaria di territorio, prodotti e produttori. Si tratta di uno sforzo organizzativo importante, ma fruttuoso, che permette alle imprese toscane, specialmente le medio-piccole, di affacciarsi sui mercati internazionali. Il processo è lungo, ma lo seguiamo con specifici follow-up a uno, tre, sei e dodici mesi, per i necessari ritorni, così da organizzare le edizioni successive. Non credo che ci siano limiti alla diffusione di questo format che non è necessariamente legato all’impiego di fondi europei”.

Com’è possibile preservare i valori del made in Italy e made in Tuscany con le nuove politiche messe in atto per l’agricoltura dall’Europa e dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (fra l’altro, proprio in questi giorni Bruxelles ha bocciato l’obbligo dell’etichettatura, che porta il rischio di ingredienti di bassa qualità e danni per i nostri consumatori e imprese, ndr)?

“Il nostro agroalimentare ha davanti a sé due sfide cruciali: il cambiamento climatico e la sostenibilità (ambientale, sociale ed economica). Sul primo dobbiamo velocemente agire sulla tecnologia e i mezzi per aumentare la resilienza del sistema. Sulla sostenibilità, dobbiamo decidere insieme le regole, la ‘grammatica’, coinvolgendo i produttori, i consumatori, le istituzioni, i ricercatori. E’ chiaro che col Nutriscore, che vorrebbe discernere i cibi che fanno bene da quelli che fanno male, si parte male. Il veleno lo fa la dose, non la sostanza in sé. La Toscana col suo modo di fare agricoltura e trasformazione alimentare, innovativa e identitaria, può rappresentare quel laboratorio en plein air, capace di sintetizzare la risposta ai nuovi bisogni della popolazione, sia quella attuale che delle future generazioni. Sulla prossima PAC 23-27, che dovrebbe tradurre il “Green Deal” che l’Unione europea ha introdotto per i prossimi decenni, siamo pronti. Lo stesso Commissario europeo all’agricoltura, venuto più volte in Toscana per rendersi conto da vicino della nostra realtà, ha dichiarato che poche regioni in Europa coma la Toscana, interpretano meglio il concetto di ‘Farm to Fork'”.

In sostanza, le sole Dop e IGP della Toscana valgono 73 milioni di euro di export. “La nostra regione, per la ricchezza del suo territorio, per un tessuto ricco di storia e cultura, è quella che ha più Igp e marchi distintivi– ha commentato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani a Buyfood. “Cercheremo di assecondare una dimensione che è quella del Valore Toscana, che ogni regione deve creare, perché poi fornisce al cittadino/consumatore il senso della vera autenticità”.

Giani ha voluto anche commentare il risultato delle ultime elezioni amministrative. “Vi è stato un chiaro orientamento verso le forze politiche progressiste, di conseguenza per me è stata una soddisfazione vedere Gualtieri a Roma, che ho chiamato, e la soddisfazione di tutti i vari Comuni che sono andati al centrosinistra, e anche in una situazione come Trieste, persa in partenza, siamo arrivati a dividerci solo per pochissimi punti percentuali. Penso alla coerenza che abbiamo visto nella campagna di Enrico Letta, in particolare sulle questioni della tutela della salute, della vaccinazione, sullo sviluppo e sul futuro. E’ questo quello che il centro sinistra è riuscita ad esprimere”.

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