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Libano: stremato dalla mancanza di combustibile, carichi di petrolio dall’Iran e dall’Iraq

Libano: stremato dalla mancanza di combustibile, carichi di petrolio dall’Iran e dall’Iraq

K metro 0 – Beirut – Arrivano i nostri! L’assedio è rotto. Non quello degli indiani, come nei film western, ma quello degli Stati Uniti, ovvero le sanzioni imposte da Washington alle importazioni dall’Iran. E dall’Iran è arrivato, in Libano, attraverso la Siria, un primo carico di 1 milione di galloni di gasolio. Le autocisterne

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K metro 0 – Beirut – Arrivano i nostri! L’assedio è rotto. Non quello degli indiani, come nei film western, ma quello degli Stati Uniti, ovvero le sanzioni imposte da Washington alle importazioni dall’Iran.

E dall’Iran è arrivato, in Libano, attraverso la Siria, un primo carico di 1 milione di galloni di gasolio. Le autocisterne hanno varcato il confine col Libano tra la piana siriana di Qusayr, controllata dai miliziani sciiti, e la città di Hermel, anch’essa in mano agli Hezbollah.

Il convoglio di camion cisterna è arrivato in Libano, giovedì, a Baalbek – una cittadina della valle della Bekaa, a 86 km (su strada) a nord est di Beirut – accolto dalla folla che sventolava le bandiere di Hezbollah.

E’ un carico più che altro simbolico, a dispetto degli Stati Uniti, per portare aiuto a un paese da tempo ormai quasi paralizzato dalla carenza di carburante.

I sostenitori di Hezbollah hanno festeggiato il passaggio delle autocisterne, lungo le strade del nord est, distribuendo dolci, cantando inni eroici e sparando in aria razzi a mo’ di fuochi d’artificio.

Hezbollah si è presentato così come un salvatore della patria, sottolineando la gravità della crisi libanese e l’incapacità del governo di affrontarla.

Il carburante arrivato ieri è solo la prima parte di oltre 13 milioni di galloni previsti nei prossimi giorni.

Classificata come un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, Hezbollah è già soggetta alle sanzioni americane. E sebbene faccia parte del governo libanese, sembra agire in modo indipendente.

L’ambasciata americana a Beirut ha rifiutato di commentare ieri. Ma quando Hezbollah aveva annunciato, il mese scorso, che stava arrivando carburante dall’Iran, l’ambasciatrice americana a Beirut, Dorothea Shea, ha minimizzato qualsiasi minaccia di misure punitive.

Nessuno farà fuoco e fiamme, ha detto, “se qualcuno è in grado di portare carburante negli ospedali che ne hanno bisogno”.

Il carburante è arrivato mentre il Libano sta attraversando una delle peggiori crisi economiche del mondo dalla metà del 1800.

La carenza di carburante ha causato ampie interruzioni dell’elettricità e ha lasciato molti libanesi in lunghe file per fare il pieno alle loro auto.

L’arrivo del convoglio scortato da Hezbollah ha evidenziato la quasi assenza dello stato libanese.

I camion sono arrivati in Libano senza controlli doganali o di sicurezza passando in territorio aperto, non attraverso un valico di frontiera ufficiale.

Il primo ministro Najib Mikati, che ha appena formato un nuovo governo e ha promesso di alleviare i mali del paese, giovedì non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sulla spedizione di carburante.

La crisi del carburante ha scatenato una competizione tra Hezbollah e i suoi alleati e gli Stati Uniti su chi sarà in grado di agire più rapidamente per alleviare le sofferenze della popolazione. Una competizione che Hezbollah ha vinto, almeno per il momento.

Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha affermato che il carburante era stato pagato da uomini d’affari libanesi anonimi e che la maggior parte sarebbe stata donata a ospedali pubblici, case di cura, orfanotrofi, alla Croce Rossa libanese e a organizzazioni coinvolte nella distribuzione dell’acqua.

Il carburante a tariffa ridotta sarà venduto anche a ospedali privati, fabbriche di medicinali, panetterie, supermercati e fornitori di elettricità privati. Nasrallah ha anche detto, martedì, che altre tre navi iraniane, una che trasportava benzina e due che trasportavano diesel, erano in rotta verso la Siria.

Intervenire dove lo stato aveva fallito è stato un grosso exploit politico per Hezbollah, la cui immagine di difensore della nazione era stata offuscata dalla sua partecipazione alla guerra civile siriana e dalla sua opposizione a un movimento di protesta di base che cercava di porre fine alla corruzione del governo.

Hezbollah ha incolpato gli Stati Uniti per la crisi economica del Libano. In effetti, le sanzioni di Washington si concentrano soprattutto su Hezbollah e sui suoi alleati, non sullo Stato libanese, la cui disfunzione e corruzione sono alla radice della crisi.

Gli Stati Uniti sono il maggior donatore di aiuti umanitari al Libano e l’amministrazione Biden ha annunciato il mese scorso un nuovo pacchetto di aiuti da 100 milioni di dollari per fornire cibo, assistenza sanitaria, sicurezza, acqua e servizi igienico-sanitari.

Dopo l’annuncio di Nasrallah, l’ambasciatrice americana, ha dichiarato che stava lavorando per concludere un altro accordo per aiutare a risolvere la crisi energetica del Libano. Ha proposto che il gas naturale dall’Egitto venga inviato in Giordania e trasferito in Libano attraverso un gasdotto attraverso la Siria.

Intanto, un primo carico di combustibile proveniente dall’Iraq e trasformato negli Emirati Arabi Uniti è giunto giovedì a Beirut per alimentare le centrali elettriche libanesi. Questo rientra in un accordo di scambio concluso nelle settimane scorse: combustibile iracheno in cambio dell’invio di medici libanesi negli ospedali iracheni, carenti di medici specializzati.

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