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Libano, esplosione porto: Corte chiede l’arresto dell’ex ministro Fenianos

Libano, esplosione porto: Corte chiede l’arresto dell’ex ministro Fenianos

K metro 0 – Beirut – C’è un giudice a Beirut! Invocato dai parenti delle vittime e dai sopravvissuti all’esplosione del porto della città (4 agosto 2020) è finalmente entrato in scena. E’ Tarek Bitar, il giudice istruttore della Corte di giustizia, incaricato delle indagini sul catastrofico incidente che ha devastato ampie parti di Beirut.

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K metro 0 – Beirut – C’è un giudice a Beirut! Invocato dai parenti delle vittime e dai sopravvissuti all’esplosione del porto della città (4 agosto 2020) è finalmente entrato in scena.

E’ Tarek Bitar, il giudice istruttore della Corte di giustizia, incaricato delle indagini sul catastrofico incidente che ha devastato ampie parti di Beirut.

Secondo l’agenzia nazionale di stampa libanese (NNA), Bitar ha emesso un mandato di arresto in contumacia, giovedì, nei confronti dell’ex ministro Lavori Pubblici, Yossef Fenianos, accusato di “presunta negligenza e cattiva condotta”.

Il mandato di cattura è stato emesso dopo che Fenianos non si è presentato per l’interrogatorio.

Fenianos (57 anni) alla guida del ministero dei Lavori Pubblici dal 2016 al 2020 è uccel di bosco. Finora, non si sa dove si trovi.

Insieme a lui, Tarek Bitar ha accusato altri tre ex alti funzionari del governo di omicidio intenzionale e negligenza che ha portato alla morte di oltre 200 persone nell’esplosione e ha provocato 6.000 feriti.

A più di un anno dall’incidente, non ci sono ancora risposte su cosa abbia innescato l’esplosione e nessuno è stato ritenuto responsabile.

Centinaia di tonnellate di nitrato di ammonio (un materiale altamente esplosivo utilizzato nei fertilizzanti), erano state stoccate in modo improprio nel porto per anni.

Le organizzazioni per i diritti umani e i media locali hanno rivelato che la maggior parte dei funzionari statali sapeva della presenza di nitrato di ammonio nel porto, ma non ha fatto nulla per rimuoverlo o conservarlo correttamente. Questo trova conferma anche in un ampio rapporto pubblicato il mese scorso da Human Rights Watch.

L’indagine giudiziaria ha incontrato grossi ostacoli, tra cui la rimozione del predecessore di Bitar, con l’accusa di aver violato la costituzione convocando funzionari del governo.

Mercoledì, più di 140 organizzazioni locali e internazionali e i sopravvissuti all’esplosione hanno ripetuto un appello lanciato in precedenza sollecitando un’indagine sull’esplosione sostenuta dalle Nazioni Unite.

Nell’appello, hanno affermato che i funzionari del governo si sono sottratti agli interrogatori e le autorità hanno rifiutato di revocare l’immunità per consentire il perseguimento dei parlamentari o degli alti funzionari del governo e della sicurezza.

“I leader politici hanno tentato di mettere in dubbio l’imparzialità del giudice Bitar, accusandolo di essere politicizzato”, hanno dichiarato le organizzazioni, che hanno criticato le forze di sicurezza libanesi per aver interrotto con la forza le proteste delle famiglie delle vittime dell’esplosione in almeno due occasioni.

“I fallimenti dell’indagine per l’accertamento delle responsabilità illustrano drammaticamente la più diffusa cultura dell’impunità per i funzionari che ha contrassegnato a lungo il Libano”.

Gli avvocati di Fenianos hanno replicato giovedì che non spetta più al giudice Bitar indagare dopo che il parlamento ha aperto una revisione delle accuse mosse contro legislatori e funzionari governativi.

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