Traffico di stupefacenti e criminalità organizzata nei Balcani

Traffico di stupefacenti e criminalità organizzata nei Balcani

K metro 0 – Balcani – Le associazioni mafiose presenti nei Balcani occidentali hanno creato reti di affari criminali in ogni parte del mondo, lasciando le società in balia dei conflitti e rendendo la criminalità dell’Europa orientale un fenomeno dall’identità particolare. Dialogano tra loro, a prescindere da appartenenze nazionali o etniche e sono estremamente organizzate.

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K metro 0 – Balcani – Le associazioni mafiose presenti nei Balcani occidentali hanno creato reti di affari criminali in ogni parte del mondo, lasciando le società in balia dei conflitti e rendendo la criminalità dell’Europa orientale un fenomeno dall’identità particolare. Dialogano tra loro, a prescindere da appartenenze nazionali o etniche e sono estremamente organizzate.

Il periodo di transizione, dovuto al crollo dei regimi comunisti, ha generato nei Balcani una proliferazione di Stati in cui il limite tra istituzioni e criminalità risulta, ancor oggi, fin troppo vago. All’inizio le mafie jugoslave erano frange deviate e controllate dai servizi segreti, dedite per lo più al contrabbando di armi, e solo in un secondo momento si sono convertite al traffico di droga. Terminata la guerra, il crimine organizzato ha trovato terreno fertile per i propri affari, entrando sempre più nel mondo della politica. Molti studiosi hanno parlato infatti di Stati-mafia, con riferimento particolare alla Serbia e al Montenegro, poiché le organizzazioni criminali locali hanno avuto un ruolo di primo piano nelle vicende politiche che han segnato la storia recente di questi Paesi, riuscendo ad infiltrarsi ai vertici del potere. Sviluppando solidi legami con le autorità politiche ed economiche e con le forze di polizia, i gruppi criminali sono riusciti così a dar vita ad un sistema di scambi di reciproci favori, la cosiddetta criminalità ibrida, intendendo con questo termine gruppi criminali con obiettivi non solo di guadagno, ma anche politici o ideologici.

Nel corso degli anni quest’area è diventata uno snodo per i traffici provenienti da ogni parte del mondo, sostituendo le tradizionali rotte mafiose transnazionali. Ad oggi il business dei gruppi criminali balcanici, in particolare quelli serbi, albanesi e montenegrini, consiste nel traffico di droga come cocaina, cannabis e droghe sintetiche. I gruppi serbo-montenegrini e albanesi si inseriscono, in effetti, in un sistema transnazionale, che comprende anche i narcos sudamericani, in cui sono utilizzati importanti punti di passaggio come i porti di Durazzo in Albania, di Bar in Montenegro e di Gioia Tauro in Italia.

Secondo il World Drug Report 2020, infatti, la più grande rotta del traffico di eroina al mondo continua ad essere quella balcanica, lungo la quale gli oppiacei provenienti dall’Afghanistan sono poi contrabbandati in Turchia, e da lì, attraverso la rotta balcanica raggiungono i principali mercati di consumo dell’Europa occidentale e centrale. Senza contare che il 58% di eroina e morfina sequestrati nel mondo nel 2018 viene confiscato lungo la “rotta balcanica”. I Balcani occidentali, dove il consumo di sostanze pesanti è ridotto, sono il principale luogo di transito di tutte le droghe, anche quelle che provengono dal Sud America. Alla criminalità organizzata serbo-montenegrina, la più attiva nei Balcani, sono attribuite, dal 2012 ad oggi, 175 omicidi di cui solo 18 sono stati risolti legalmente mentre in 102 casi gli autori sono sconosciuti.

Nel tempo la criminalità organizzata balcanica è stata definita transnazionale poiché ha iniziato ad estendere il proprio raggio d’azione oltre i confini dei Balcani occidentali collaborando con altri gruppi criminali di diverse etnie e nazionalità. Massiccia è la presenza di gruppi criminali in Spagna, Germania, Svezia ma anche in Italia e Francia. In Spagna i gruppi balcanici sono entrati in contatto con i cartelli della droga latinoamericani di cui utilizzano i porti spagnoli come base per lo smercio delle sostanze stupefacenti in tutta Europa.

I gruppi criminali balcanici, per lo più serbo-montenegrini e albanesi, sono molto presenti a Barcellona, Valencia, Albir e lungo la Costa del Sol. A Barcellona il 22 agosto 2020 è stato arrestato Ljubomir Krivokapic, membro di spicco del clan Škaljari, ricercato perché considerato esecutore materiale di diversi omicidi ai danni del clan rivale di Kavač. È da diverso tempo che la guerra tra i due clan di origine montenegrina, Škaljari e Kavač, prosegue anche fuori dai confini montenegrini interessando molti paesi europei. La guerra tra i due clan ha portato alla luce nuove tecniche, mai utilizzate prima dai gruppi balcanici, come il reclutamento di killer stranieri, compresi alcuni mercenari che hanno combattuto in Iraq, per compiere omicidi efferati. Alcuni di questi assassini sono stati reclutati anche tramite la Legione straniera francese.

Un’altra novità introdotta da questi gruppi criminali consiste nell’uso di maschere in silicone durante gli agguati, che riproducono il volto umano e possono trarre in inganno gli agenti di polizia, ritrovate in più occasioni dalla polizia montenegrina. Anche nella Costa del Sol è in corso una guerra per il controllo del mercato della droga tra diverse mafie dei Balcani. Malaga è considerata così l’epicentro di questa guerra che ha fatto registrare un aumento significativo dei reati: furti nelle abitazioni, estorsioni, prostituzione, intimidazioni, autobombe, sparatorie, omicidi e persino aggressioni contro forze dell’ordine e turisti, Anche in Germania la presenza di organizzazioni criminali provenienti da altri paesi dei Balcani, come, ad esempio, Montenegro e Macedonia, è in evidente aumento. Secondo l’ultimo rapporto dell’agenzia di intelligence “esterna” della Repubblica Federale Tedesca, la Bundesnachrichtendienst, i criminali balcanici operano nel traffico di stupefacenti, specialmente cocaina, ma anche nel racket della prostituzione, del traffico di armi e di esseri umani. L’elemento che caratterizza e accomuna anche all’estero tutte le organizzazioni criminali provenienti dai Balcani occidentali è la propensione alla violenza. Le bande serbe, montenegrine e albanesi fanno molto spesso ricorso a sparatorie, sequestri e attentati, incuranti del fatto che la violenza possa attrarre l’attenzione degli inquirenti. Inoltre, ciò che rende le mafie balcaniche competitive nel mercato mondiale della droga è la sua organizzazione che comprende network, conoscenze, tecnologie, flessibilità.

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Admir Ceman
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