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Montenegro: Proteste e tensioni per l’incoronazione del nuovo capo della chiesa ortodossa serba

Montenegro: Proteste e tensioni per l’incoronazione del nuovo capo della chiesa ortodossa serba

K metro 0 – Cetinje – “Questa non è la Serbia”, “Viva il Montenegro” hanno gridato i manifestanti che protestavano, sabato, contro la nomina del nuovo metropolita ortodosso, Joanikije, bloccando le strade di accesso a Cetinje, antica capitale reale del Montenegro. Le proteste sono proseguite domenica e la polizia ha disperso centinaia di manifestanti che

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K metro 0 – Cetinje – “Questa non è la Serbia”, “Viva il Montenegro” hanno gridato i manifestanti che protestavano, sabato, contro la nomina del nuovo metropolita ortodosso, Joanikije, bloccando le strade di accesso a Cetinje, antica capitale reale del Montenegro.

Le proteste sono proseguite domenica e la polizia ha disperso centinaia di manifestanti che si erano radunati nella storica città per bloccare l’insediamento del nuovo capo della Chiesa ortodossa serba nella piccola nazione balcanica.

La polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti riuniti nella piazza principale, a circa 100 metri da un monastero del XV secolo dove domenica prossima sarà incoronato Joanikije.

L’evento pianificato ha rinfocolato le tensioni etniche nel paese, che si è staccato dalla Serbia nel 2006.

A un primo bilancio di domenica sera, verso le 21, sono state 60 le persone ferite (30 manifestanti e 30 poliziotti) che hanno dovuto ricorrere alle cure dei medici, e otto gli arresti. Fra questi ultimi c’è anche un consigliere del presidente montenegrino Milo Djukanevic, ritenuto uno degli ispiratori delle proteste.

La Chiesa ortodossa serba (SPC) è la confessione predominante in Montenegro. E i suoi critici l’accusano di servire gli interessi di Belgrado.

Il governo che ha assunto il potere alla fine del 2020 è accusato dall’opposizione di essere troppo vicino alla chiesa ortodossa serba, che è la sesta giurisdizione per importanza dopo quelle di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e Mosca, per tradizione tutte autocefale (cioè indipendenti dalla chiesa madre).

Quasi un terzo dei 620.000 abitanti del Montenegro, tuttavia, si identifica come serba e alcuni addirittura rifiutano di riconoscere l’indipendenza del Montenegro.

Sabato i manifestanti contrari al nuovo metropolita hanno eretto barricate per bloccare le strade di accesso a Cetinje e la strada principale che la collega alla capitale Podgorica.

Molti hanno trascorso la notte intorno ai fuochi accesi per riscaldarsi. Sperano di impedire ai capi della chiesa ortodossa serba, compreso il suo patriarca Porfirije, di entrare nello storico monastero di Cetiny in cui ha sede, ma che da molti montenegrini è visto come un simbolo di identità nazionale.

Ma domenica Joanikije e Porfirije sono arrivati davanti al monastero in elicottero, circondati dagli agenti come documento le immagini diffuse dal quotidiano “Vijesti”, il principale giornale montenegrino fondato nel 1997, su posizioni vicine a quelle dell’ex presidente.

Non chiediamo niente a nessuno, ma veniamo respinti dalla Chiesa serba occupante. Siamo qui a difendere la nostra dignità”, ha detto Saska Brajovic, 50 anni, un manifestante che ha passato la notte su una barricata.

Le proteste sono sostenute dal Partito democratico dei Socialisti (DPS) del presidente Milo Djukanovic, che ha guidato l’indipendenza dalla Serbia e l’avvicinamento alla Nato. Djukanovic era ansioso di frenare l’influenza della chiesa ortodossa serba in Montenegro e di costruire una chiesa ortodossa indipendente.

Ma nelle elezioni dell’agosto 2020 il governo del “monarca del Montenegro”, come lo aveva definito il settimanale britannico “The Economist”, ha perso, per la prima volta dopo trent’anni, la maggioranza contro un blocco di opposizione guidato dagli alleati della chiesa ortodossa serba.

Si è aperta così una fase di coabitazione istituzionale fra presidenza e governo di diverso orientamento.

Il primo ministro Zdravko Krivokapic, vicino alla chiesa ortodossa serba, ha accusato Djukanovic di aver deliberatamente fomentato le recenti tensioni.

Sta di fatto che, negli ultimi tempi, Djukanovic ha intensificato gli attacchi alla dirigenza della Serbia e in particolare al suo presidente Alexandar Vicic, definendo la chiesa ortodossa serba uno strumento di occupazione nelle mani di Belgrado. E questo ha esacerbato le tensioni con la Serbia.

Il metropolita Joanikije è stato designato per il suo nuovo incarico a maggio, dopo la morte, per Covid, del suo predecessore, il metropolita Amfilohije, che dirigeva la chiesa in Montenegro dal 1990.

(AFP)

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