L’OCSE: da 130 paesi ok sull’aliquota minima dell’imposta sulle società al 15%

L’OCSE: da 130 paesi ok sull’aliquota minima dell’imposta sulle società al 15%

K metro 0 – Parigi – Oggi, 130 paesi che rappresentano oltre il 90% del PIL mondiale, hanno concordato una riforma fiscale globale garantendo che le multinazionali paghino la loro giusta quota ovunque operino, ha comunicato l’OCSE, ma alcuni Stati non hanno voluto firmare. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in una dichiarazione

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K metro 0 – Parigi – Oggi, 130 paesi che rappresentano oltre il 90% del PIL mondiale, hanno concordato una riforma fiscale globale garantendo che le multinazionali paghino la loro giusta quota ovunque operino, ha comunicato l’OCSE, ma alcuni Stati non hanno voluto firmare.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in una dichiarazione ha affermato, che le grandi società multinazionali, tra cui i colossi statunitensi Google, Amazon, Facebook e Apple, saranno tassate con un’aliquota di almeno il 15% una volta attuato l’accordo.

“Il quadro aggiorna gli elementi chiave dell’attuale sistema fiscale internazionale, che non è più adatto agli obbiettivi di un’economia globalizzata e digitalizzata del 21° secolo”, ha affermato l’OCSE.

L’accordo formale segue all’approvazione da parte del gruppo G7 di nazioni ricche avvenuto il mese scorso in una riunione in Gran Bretagna. I negoziati si spostano ora a una riunione del gruppo G20 delle economie sviluppate ed emergenti il 9 e 10 luglio a Venezia.

“Dopo anni di intenso lavoro e negoziati, questo pacchetto storico garantirà che le grandi multinazionali paghino ovunque la loro giusta quota di tasse“, ha affermato il segretario generale dell’OCSE Mathias Cormann. “Questo pacchetto non elimina la concorrenza fiscale, come in effetti, non dovrebbe fare, ma ne fissa dei limiti concordati a livello multilaterale. Accoglie anche i vari interessi al tavolo dei negoziati, compresi quelli delle piccole economie e delle giurisdizioni in via di sviluppo. È nell’interesse di tutti raggiungere un accordo finale tra tutti i membri del quadro inclusivo, come previsto entro la fine dell’anno”, ha affermato Cormann.

Biden ha salutato un “passo importante nel far progredire l’economia globale per essere più equa per i lavoratori e le famiglie della classe media negli Stati Uniti e in tutto il mondo”.

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellet lo ha definito “storico”.

La Germania, un altro sostenitore della riforma fiscale, ha salutato il fatto che è stato compiuto un “passo colossale verso la giustizia fiscale” e la Francia ha affermato che è stato “l’accordo fiscale più importante dell’ultimo secolo”.

Il ministro delle finanze britannico Rishi Sunak, il cui paese detiene attualmente la presidenza del G7, ha affermato che “il fatto che 130 paesi in tutto il mondo, inclusi tutti i G20, siano ora a bordo, segna un ulteriore passo avanti nella nostra missione di riformare la tassazione globale”.

Il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire ha dichiarato in una conferenza stampa: “Accolgo con favore questo enorme passo. È il più importante accordo fiscale internazionale raggiunto in un secolo”.

Il pacchetto a due pilastri – risultato di negoziati coordinati dall’OCSE per gran parte dell’ultimo decennio – mira a garantire che le grandi imprese multinazionali, paghino le tasse dove operano e realizzano profitti, aggiungendo nel contempo la certezza e la stabilità tanto necessarie al sistema fiscale internazionale.

Il primo pilastro garantirà una distribuzione più equa dei profitti e dei diritti di tassazione tra i paesi rispetto alle più grandi multinazionali, comprese le società digitali. Riassegnerebbe alcuni diritti di tassazione sulle multinazionali dai loro paesi d’origine ai mercati in cui svolgono attività commerciali e realizzano profitti, indipendentemente dal fatto che le imprese abbiano una presenza fisica sul luogo.

Il secondo pilastro cerca di porre fine alla concorrenza sull’imposta sul reddito delle società, attraverso l’introduzione di un’aliquota minima globale dell’imposta sulle società che i paesi possono utilizzare per proteggere le proprie basi imponibili.

Nell’ambito del primo pilastro, i diritti di tassazione su oltre 100 miliardi di dollari di profitto dovrebbero essere riassegnati alle giurisdizioni di mercato ogni anno. Si stima che l’imposta globale minima sul reddito delle società nell’ambito del secondo pilastro, con un’aliquota minima di almeno il 15%, generi circa 150 miliardi di dollari di entrate fiscali globali aggiuntive all’anno. Ulteriori benefici deriveranno anche dalla stabilizzazione del sistema fiscale internazionale e dalla maggiore certezza fiscale per i contribuenti e le amministrazioni fiscali.

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