L’Australia contesta l’allarme dell’ONU sul pericolo di estinzione della Grande Barriera Corallina

L’Australia contesta l’allarme dell’ONU sul pericolo di estinzione della Grande Barriera Corallina

K metro 0 – Canberra – A rischio centinaia di tipi di corallo e di specie diverse di pesci e 4000 varietà di molluschi. La Grande Barriera corallina, estesa per 2.300 chilometri al largo della costa nord-orientale dell’Oceania, è minacciata dal cambiamento climatico, che provoca il surriscaldamento del mare e l’aumento della sua acidità per

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K metro 0 – Canberra – A rischio centinaia di tipi di corallo e di specie diverse di pesci e 4000 varietà di molluschi. La Grande Barriera corallina, estesa per 2.300 chilometri al largo della costa nord-orientale dell’Oceania, è minacciata dal cambiamento climatico, che provoca il surriscaldamento del mare e l’aumento della sua acidità per la maggior quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.

Ma il governo australiano non si impegna abbastanza per migliorare la qualità dell’acqua e ridurre le emissioni inquinanti.

Questo è il severo giudizio dell’ONU che ha proposto di includere la Grande Barriera Corallina nell’elenco aggiornato dei siti del patrimonio dell’umanità “in pericolo”.

Ma il governo di Canberra, colto di sorpresa da questa iniziativa, considerata politicamente pretestuosa, ha reagito furiosamente puntando il dito contro la Cina che presiede i Comitato del patrimonio mondiale dell’Unesco che si riunirà a metà luglio a Fuzhou sullo stretto di Formosa.

Il rischio che la Grande Barriera venga declassata a causa del drammatico declino dei coralli e sia esclusa dai siti patrimonio dell’umanità potrebbe avere forti conseguenze negative per questa attrazione mondiale che valeva circa 4,8 miliardi di dollari all’anno in entrate turistiche, prima della pandemia e sostiene migliaia di posti di lavoro.

La decisione del Comitato dell’Unesco, secondo la ministra dell’ambiente australiana, Sussan Ley “è stata presa a tavolino, senza le dovute verifiche. Non hanno nemmeno usato i dati più recenti, quelli dell’Australian Institute of Marine Science che mostrano un lavoro davvero significativo nel recupero di questo ambiente marino”.

Nel 2015, un gruppo di delegati dell’UNESCO furono invitati a viaggiare lungo un tratto incontaminato della barriera corallina, a dimostrazione dell’impegno del governo per la tutela dell’ambiente. Ma da allora, secondo gli scienziati, il più grande ecosistema vivente del mondo ha subito tre importanti eventi di sbiancamento dei coralli a causa di gravi ondate di calore marino.

Sussan Ley e la ministra degli Esteri australiana, Marise Payne, hanno chiamato la direttrice dell’UNESCO, Audrey Azouley, durante la notte, per chiedere una verifica reale della situazione direttamente nell’acqua.

“Siamo stati presi alla sprovvista da un’improvvisa decisione tardiva”, ha detto Sussan Ley, che ha aggirato i normali processi di consultazione del comitato delle Nazioni Unite.

E’ convinzione diffusa a Canberra che si sia trattato di un colpo di mano di Pechino, che ha scelto la barriera corallina australiana tra decine di altri siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità, considerati a rischio, che non erano stati indicati nella stessa bozza di raccomandazioni.

Questa è stata una decisione sbagliata. Chiaramente, c’era la politica dietro“, ha detto la Ley, senza ulteriori precisazioni. Ma una fonte governativa ha detto alla Reuters che Canberra crede che la Cina abbia assunto questa iniziativa in seguito all’inasprimento delle relazioni tra i due paesi.

Fra Australia e Cina è in corso un duro scontro commerciale e diplomatico che ha spinto Pechino a imporre sanzioni commerciali sulle principali esportazioni australiane e ha raggiunto il suo picco quando la Cina ha pubblicato un “chaiers de doléances” in 14 punti contro il governo australiano all’inizio di quest’anno.

Tuttavia, secondo molti esperti ambientali, tra cui Richard Leck, responsabile per gli oceani del WWF, la decisione dell’UNESCO ha messo in evidenza l’insufficienza di azioni, da parte dell’Australia, per ridurre le emissioni inquinanti.

La stessa opinione ha espresso Imogen Zethoven, esperto della Australian Marine Conservation Society.

Anche gli operatori turistici locali hanno affermato di essere stati colti alla sprovvista dalla bozza di raccomandazione dell’UNESCO.

“La barriera corallina ha avuto i suoi problemi con i pesci acanthaster, dalla cute ricoperta di spine velenose e con i cicloni, ma è sana e si ricostruisce da sola”, ha detto Scott Garden un tour operator di Cairns, porta di ingresso della Grande Barriera Corallina.

L’Associazione degli operatori turistici del parco marino, un gruppo senza scopo di lucro che rappresenta gli operatori del turismo della barriera corallina, ha affermato di essere rimasta sorpresa anche nell’apprendere la raccomandazione di elencare la barriera corallina come “in pericolo”.

L’amministratore delegato dell’Associazione degli operatori turistici del parco marino, Gareth Phillips, che è anche un biologo marino, ha affermato che la Grande Barriera Corallina sembra “davvero in buone condizioni”.

L’annuncio dell’UNESCO è arrivato mentre il nuovo vice premier australiano, Barnaby Joyce, manifestava la sua opposizione a misure contro il cambiamento climatico perché fanno aumentare i prezzi e mettono a rischio un’economia fortemente dipendente dalle esportazioni di carbone.

Secondo Terry Hughes, direttore del centro studi sulla barriera corallina del Consiglio nazionale delle ricerche, il rifiuto dell’Australia ad impegnarsi per un obiettivo di zero emissioni di carbonio nette entro il 2050 fa di questo paese “un’assoluta anomalia”.

(FRANCE 24, REUTERS, AP)

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