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Usa e Australia: in tilt i siti internet di banche e compagnie aeree

Usa e Australia: in tilt i siti internet di banche e compagnie aeree

K metro 0 – Canberra – Ci risiamo. Dopo soli dieci giorni siamo alle prese con un nuovo down mondiale dei servizi internet. Questa volta le illustri vittime sono banche, compagnie aeree e società di trading online australiane e statunitensi. Oggi, le compagnie aeree Delta Airlines, Southwest Airlines, United Airlines, la Virgin Australia, il servizio

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K metro 0 – Canberra – Ci risiamo. Dopo soli dieci giorni siamo alle prese con un nuovo down mondiale dei servizi internet. Questa volta le illustri vittime sono banche, compagnie aeree e società di trading online australiane e statunitensi.

Oggi, le compagnie aeree Delta Airlines, Southwest Airlines, United Airlines, la Virgin Australia, il servizio postale australiano dell’Australia Post, le principali banche australiane come la Commonwealth Bank of Australia e la borsa di Hong Kong hanno infatti denunciato blocchi e malfunzionamenti ai loro siti internet. I loro utenti non riuscivano ad accedere né sui siti né tramite app.

Secondo i media, i disservizi sono cominciati alle ore 2.10 PM di Sydney e, mentre negli USA sono durati solo alcuni minuti, in Australia il break down si è prolungato per un’ora. Il problema sembrerebbe essere giunto dalla società Akamai, fornitrice di servizi internet con sede negli USA, che dal canto suo ha twittato che era al corrente del problema e che avrebbe ripristinato il servizio in breve tempo.

La stampa statunitense ed australiana riportano che il “ko digitale” sia stato ora risolto.

Dunque un problema con dei provider esterni, come quello accaduto dieci giorni fa con Fastly, altra società fornitrice di servizi digitali, che aveva causato un importante blocco di alcune ore su moltissimi siti web a livello globale. Le vittime in quel caso andavano da Le Monde al New York Times, dal Guardian al Financial Times, da Paypal ad Amazon, da Spotify alla Cnn e tanti altri. Perfino la Casa Bianca non è stata risparmiata.
Fastly, società di Cdn (Content Delivery Networks), dal canto suo, sta ancora indagando sull’accaduto, ma afferma che il ko dei servizi è stato causato da un problema tecnico ai loro sistemi cloud. Una configurazione in particolare sembrerebbe esserne stata la causa e aver innescato interruzioni nei loro punti di presenza a livello mondiale; configurazione poi prontamente individuata e disabilitata.

Facciamo il punto della situazione.

Le reti di distribuzione dei contenuti (Cdn) sono fondamentali per la gestione e la struttura di Internet. Società come Fastly ed Akamai gestiscono reti globali di server per migliorare le prestazioni dei servizi web e velocizzare il tempo di risposta alla richiesta (click) di un utente verso un sito. Dunque si tratta di società fondamentali che condizionano ogni aspetto della nostra vita, in un mondo sempre più digitale e tecnologico.

Ora queste società parlano di errori tecnici e sembra essere smentito un attacco hacker, ma sarà proprio così? Si tratta solo di coincidenze o troppe coincidenze e così ravvicinate possono diventare una prova che questi blocchi siano tutto tranne che dei semplici malfunzionamenti?

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Lucia Salucci
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