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La Danimarca vuole rispedire in Africa i richiedenti asilo

La Danimarca vuole rispedire in Africa i richiedenti asilo

K metro 0 – Copenhagen – Basta rifugiati in territorio danese. Il Folketing, il parlamento unicamerale di Copenhagen ha approvato a larga maggioranza (con 70 voti contro 24) una legge a favore della creazione di un centro di accoglienza per rifugiati in un paese terzo: probabilmente in Africa. Qualsiasi richiesta di asilo verrà respinta, anche

K metro 0 – Copenhagen – Basta rifugiati in territorio danese. Il Folketing, il parlamento unicamerale di Copenhagen ha approvato a larga maggioranza (con 70 voti contro 24) una legge a favore della creazione di un centro di accoglienza per rifugiati in un paese terzo: probabilmente in Africa.

Qualsiasi richiesta di asilo verrà respinta, anche se di perseguitati politici. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Unione europea e diverse organizzazioni internazionali hanno criticato questa iniziativa, perché pregiudicherebbe la cooperazione internazionale e non garantirebbe la protezione dei diritti umani.

La nuova legge proposta dal governo socialdemocratico di minoranza ha ottenuto il sostegno anche dell’opposizione di centrodestra.

Tutti d’accordo, dunque. Un “embrassons nous” che vede unite quasi tutte le forze politiche. “La Danimarca vuole sbarazzarsi dei rifugiati. E il suo piano è quello di scoraggiare le persone a chiedere asilo”, ha detto Michala C. Bendixen, portavoce dell’organizzazione di assistenza legale Refugees Welcome.

La commissione esecutiva dell’UE ha espresso preoccupazione per il voto e le sue implicazioni, affermando che qualsiasi iniziativa per “esternalizzare” le richieste di asilo non è compatibile con le leggi del blocco dei 27 paesi dell’Unione. E la Danimarca è un membro dell’UE.

L’iniziativa del parlamento danese non rientrava nelle proposte della Commissione per la riforma del sistema di asilo dell’UE, travolto dall’arrivo in Europa di oltre 1 milione di profughi nel 2015, provenienti per lo più dalla Siria.

Ma già da qualche anno i socialdemocratici danesi stavano covando l’idea di creare un centro profughi all’estero.

I socialdemocratici sostengono che il loro approccio impedirebbe alle persone di tentare il pericoloso viaggio attraverso il Mar Mediterraneo per raggiungere l’Europa, indebolendo così i trafficanti di esseri umani che sfruttano i richiedenti asilo disperati. Dal 2014, più di 20.000 migranti e rifugiati sono morti mentre cercavano di attraversare il mare.

Stanno dicendo che il loro modello porrà fine a tutto questo. Ma se guardiamo altre esperienze recenti con paesi come il Ruanda, c’è da dubitarne fortemente” obietta Martin Lemberg-Pedersen, professore associato presso il Centre of Advanced Migration Studies di Copenhagen. Un accordo di questo tipo era stato concluso fra Israele e Ruanda dal 2013 al 2017, e in base ad esso sono stati inviati 4.000 migranti da Israele in Ruanda.

“La maggior parte [di loro] in realtà ha finito per riemigrare, ricadendo nelle reti dei trafficanti di esseri umani ed è arrivata nei paesi europei”.

Ad aprile, il governo danese ha dichiarato di aver firmato un memorandum d’intesa con il Ruanda, che non è giuridicamente vincolante, ma definisce il quadro per i futuri negoziati e la cooperazione tra i due paesi.

Il quotidiano danese “Jyllands-Posten” ha riferito che la Danimarca ha instaurato un dialogo anche con Tunisia, Etiopia ed Egitto.

Ma il professor Lemberg-Pedersen ha affermato che attualmente la Danimarca non ha alcun accordo in atto – nemmeno a livello negoziale – con nessun paese, incluso il Ruanda, il che significa che la legislazione danese “non ha sostanza reale, né fornisce alcuna garanzia sul rispetto dei diritti umani e sull’adozione di misure di protezione che il governo sta [solo] presumendo che siano attuabili”.

La posizione sull’immigrazione del governo socialdemocratico ricorda quella assunta dai nazionalisti di destra quando la migrazione di massa verso l’Europa aveva raggiunto il picco nel 2015. La Danimarca ha recentemente fatto notizia per aver dichiarato parti della Siria “sicure” e revocato i permessi di soggiorno di alcuni rifugiati siriani.

Nel 2016, i socialdemocratici hanno sostenuto una legge che consentiva alle autorità danesi di sequestrare gioielli e altri beni ai rifugiati come contropartita per gli alloggi e altri servizi ricevuti. Ed hanno anche votato per spedire i richiedenti asilo respinti e gli stranieri condannati per reati su una minuscola isola che un tempo ospitava strutture per la ricerca di malattie contagiose degli animali. Un piano, però, che alla fine fu abbandonato.

Lemberg-Pedersen ha osservato che le ultime elezioni si erano effettivamente concentrate sul cambiamento climatico, piuttosto che sull’immigrazione: “Quindi, i consensi che i socialdemocratici hanno ottenuto, non derivavano da un ampio sostegno popolare alla loro proposta di legge sull’immigrazione”.

“Questa proposta è più radicale di tutte quelle presentate dalla destra danese nell’ultimo decennio. Possiamo perciò dire che, in un certo senso, il governo socialdemocratico ha superato la destra con questa iniziativa”.

(FRANCIA 24, AP)

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