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Banca mondiale: il Libano tra le prime 3 crisi più gravi a livello globale

Banca mondiale: il Libano tra le prime 3 crisi più gravi a livello globale

K metro 0 – Beirut – Carenza di medicinali e di carburante, con persone in fila davanti alle stazioni di servizio per fare il pieno delle loro auto. Tagli all’erogazione di energia elettrica che durano più di dodici ore al giorno. Metà della popolazione in miseria (il 25% in povertà estrema) Un debito pubblico al

K metro 0 – Beirut – Carenza di medicinali e di carburante, con persone in fila davanti alle stazioni di servizio per fare il pieno delle loro auto. Tagli all’erogazione di energia elettrica che durano più di dodici ore al giorno. Metà della popolazione in miseria (il 25% in povertà estrema) Un debito pubblico al 170%. Un’inflazione al 90%.

E’ passato poco più di un anno dal suo primo default, il 9 marzo del 2020, quando il Libano non riuscì a pagare l’eurobond da 1,2 miliardi di dollari in scadenza. Persino negli anni della guerra civile (1976-1991) e durante il conflitto fra Israele e Hezbollah (giugno-luglio 2006) aveva sempre onorato i suoi debiti.

Ma poi, il cambio fisso con il dollaro (1,5 sterline libanesi) durato per 22 anni, era venuto meno, e in pochi mesi la sterlina libanese aveva perso il 40% rispetto al biglietto verde.

Oggi il Libano è ripiombato in piena crisi: forse una delle peggiori che il mondo abbia visto in più di 150 anni, secondo il rapporto di Banca mondiale appena pubblicato.

Dalla fine del 2019, il paese ha dovuto affrontare gravi problemi: la sua più grande crisi economica e finanziaria in tempo di pace, la diffusione del coronavirus e una devastante esplosione nel porto di Beirut lo scorso anno (211 morti, più di 6.000 feriti, interi quartieri della capitale distrutti)

La crisi è peggiorata negli ultimi mesi nel mezzo di una paralizzante lotta di potere tra il presidente e il primo ministro designato che ha ritardato la formazione di un nuovo governo. Il gabinetto del premier uscente Hassan Diab si è dimesso giorni dopo l’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020. E da allora il paese è rimasto senza un governo pienamente funzionante.

Di fronte a queste sfide colossali, la continua inazione politica e l’assenza di un governo nel pieno delle funzioni non hanno fato che aggravare le condizioni socio-economiche già disastrose del paese, minando la fragile pace sociale senza un chiaro punto di svolta all’orizzonte.

“È probabile che la crisi economica e finanziaria del Libano si collochi tra le prime 10, se non forse tra le prime 3 crisi più gravi a livello globale dalla metà del diciannovesimo secolo”, rileva il rapporto di Banca mondiale.

Il prodotto interno lordo del paese dovrebbe contrarsi del 9,5% nel 2021, dopo essere diminuito del 20,3% nel 2020 e del 6,7% l’anno prima. In termini monetari è crollato da quasi 55 miliardi di dollari nel 2018 a circa 33 miliardi di dollari nel 2020, mentre il PIL pro capite è diminuito di circa il 40% in termini di dollari.

“Una contrazione così brutale è solitamente associata a conflitti o guerre”, rileva Banca mondiale.

Il rapporto è stato pubblicato due giorni prima che il vicepresidente della Banca mondiale per il Medio Oriente e il Nord Africa, Ferid Belhaj, e Merza Hussain Hasan, il suo direttore esecutivo, arrivassero a Beirut per incontrare i dirigenti libanesi e spronarli a prendere di petto la crisi.

Per decenni, il Libano è stato dominato dalle stesse élite politiche, composte per lo più da ex signori della guerra e comandanti delle milizie armate. Negli ultimi decenni, la corruzione dilagante ha portato il piccolo paese del Medio Oriente vicino alla bancarotta.

Nel marzo 2020, quando il governo, per la prima volta nella sua storia, non rimborsò il suo debito, poiché la valuta locale aveva perso oltre l’85% del suo valore, la crisi già in atto da tempo aveva distrutto decine di migliaia di posti di lavoro mentre molti libanesi lasciavano il paese in cerca di opportunità all’estero.

“Solo un governo orientato alle riforme, che intraprenda un percorso credibile verso la ripresa economica e finanziaria” può invertire l’ulteriore sprofondamento del Libano, ha affermato il direttore della Banca mondiale regionale, Saroj Kumar.

Ma in mezzo alla crisi in corso, c’è anche chi ci guadagna. Come nel caso del settore immobiliare: “I problemi di alcuni sono una benedizione per altri”, recita un vecchio detto libanese. Le banche sono riuscite a instaurare un controllo non ufficiale sui capitali. Così i correntisti hanno investito nel mattone.

Da quando è venuto meno il cambio fisso fra il dollaro e la sterlina libanese, sul mercato i dollari hanno cominciato a scarseggiare e si è creato un mercato nero valutario che ha spinto le banche a congelare i conti correnti. Chi aveva conti consistenti bloccati ha così investito nell’immobiliare, grazie a una moneta fantasma, i “lollars”, i dollari bloccati in banca, che subiscono una svalutazione sul mercato, ma non nel circuito bancario.

(AP)

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